Lettera aperta dei professori e del personale delle università di Gaza a tutto il mondo

«Facciamo appello ai nostri sostenitori perché ci aiutino a resistere alla campagna di scolasticidio e a ricostruire le nostre università». Inizia così l’appello contenuto nella lettera aperta dei/delle professori/professoresse e del personale delle università di Gaza a tutto il mondo pubblicato su lalletteraturaenoi.it con commento di Michele Sisto, docente di letteratura tedesca all’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara.

Tra gli altri pericoli segnalati dai colleghi gazawi c’è quello, forse più grave, almeno sul piano culturale, di una possibile futura ricostruzione di scuole e università, già pronta nei cassetti di USA e Regno Unito, che riporterebbe indietro di 70 anni l’indipendenza culturale dei Palestinesi, ai tempi, appunto della Nakba. Per mantenere vivo il rapporto tra mondo accademico e giovani studenti/studentesse che non potendo più pagare le rette hanno aggravato una situazione già pesantemente compromessa anche sul versante finanziario, i/le docenti chiedono disperatamente aiuto suggerendo anche il ricorso alla teledidattica e alla videoconferenza.

La guerra, dunque, si prepara sui banchi di scuola e si attua anche attraverso lo scolasticidio. Già nel 2012 Nurit Peled-Elhanan, intellettuale che qualche anno prima (2009) contribuì anche alla nascita del Tribunale Russel per la Palestina e docente presso l’università ebraica di Gerusalemme, affrontò il  tema dell’ideologia e della propaganda nel sistema educativo israeliano nel suo libro La Palestina nei testi scolastici di Israele.  Era da pochi giorni iniziata la sanguinosa rappresaglia dell’IDF, uno degli eserciti meglio equipaggiati al mondo, e Mirca Garuti, dell’Associazione per non dimenticare Sabra e Shatila, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, ricordava, oltre agli stereotipi stigmatizzanti ben illustrati dal testo di Peled-Elanan, come la lingua araba, a partire dalla legge fondamentale del 2018, che dichiarava Israele come “la patria storica del popolo ebraico”, da lingua ufficiale venne automaticamente declassata a lingua “a statuo speciale”, tanto che gli arabi palestinesi residenti nel territorio israeliano hanno un passaporto scritto in ebraico e in inglese, ma paradossalmente non in arabo perché, riporta Wikipedia, “l’ebraico viene scritto da destra verso sinistra, i passaporti vengono aperti da destra e le pagine sono disposte da destra a sinistra” !.


Sempre a firma di Michele Sisto segnaliamo:

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