C’è qualcosa di profondamente stridente nell’immaginare la Murgia vestita di mimetica. Da una parte c’è il territorio che da oltre vent’anni cerca di essere riconosciuto per ciò che è: un patrimonio naturale, paesaggistico, archeologico e culturale, il luogo dei pascoli, del grano, delle masserie, dei muretti a secco, delle lame e della pietra. Dall’altra c’è una Murgia che continua a essere considerata anche un grande spazio disponibile per le esigenze militari.
La prossima Apulia Exercise, prevista dal 25 al 27 settembre nell’area a sud di Monte Caccia (clicca qui per la notizia), ne è una manifestazione emblematica. Quest’anno – si sottolinea – non saranno impiegate armi da fuoco. Ma non per questo si tratta di una semplice manifestazione sportiva: gli stessi organizzatori la definiscono soprattutto un’attività addestrativa, destinata a militari in servizio e in congedo, con un percorso di 25 chilometri e prove di infiltrazione, contro-interdizione, assalto a un posto di comando, uso di droni e simulazioni di intelligence.
Perché una competizione militare deve svolgersi proprio qui nel Parco dell’Alta Murgia? Non è una domanda peregrina, è una domanda sul destino di un territorio.
Perché questa terra, prima ancora di essere un parco, un geoparco o una meta turistica, è stata per decenni un territorio sottoposto alle esigenze della macchina militare.
E la sua storia comincia molto prima delle esercitazioni di oggi. Pochi lo ricordano. Eppure, tra il 1959 e il 1963, nel cuore della Murgia barese e materana furono installate le basi dei missili americani Jupiter, armati con testate nucleari.
Nel gennaio del 1963, durante la crisi di Cuba, gli Stati Uniti decisero di smantellare le basi Jupiter. E fu allora che la domanda sulla guerra e sul disarmo uscì dai confini delle discussioni politiche e diventò una questione concreta riguardante il territorio.
Il 13 gennaio 1963 si svolse la Marcia della Pace di Altamura, promossa dal Comitato degli intellettuali baresi e lucani, con il sostegno di Tommaso Fiore, Fabrizio Canfora, organizzazioni sindacali e forze politiche della sinistra. Era una marcia contro la guerra, ma anche – e forse soprattutto – contro la trasformazione della propria terra in un ingranaggio della guerra. Pochi mesi dopo, l’ultimo Jupiter avrebbe lasciato la Murgia. Sembrava l’inizio di una storia diversa. Non lo fu. Tolti i missili, sulla Murgia arrivarono i poligoni militari.
Negli anni Settanta e Ottanta il territorio fu progressivamente sottoposto a nuove forme di servitù. La Regione Puglia, con la deliberazione n. 400 del 23 febbraio 1983, destinò a poligoni militari permanenti circa 14.000 ettari, una superficie persino superiore alle richieste avanzate dalle autorità militari. I poligoni di Parisi Vecchio, Madonna di Buoncammino, Torre di Nebbia, Sentinella e Monte Scorzone divennero parte stabile del paesaggio murgiano. Ma quella presenza non fu accettata passivamente.
Negli anni Ottanta furono soprattutto agricoltori e allevatori a mobilitarsi contro l’espropriazione dei terreni e contro un sistema che poteva sottrarre per lunghi periodi le loro terre all’attivitàagricola.
Nel dicembre 1985 una nuova Marcia della Pace percorse il tratto Gravina-Altamura.
Nel 1986 arrivò la straordinaria mobilitazione in occasione anche della lettera don Tonino Bello «Sogno di Isaia», sottoscritta da 10.000 cittadini. E il 19 dicembre 1987 una nuova, grande Marcia Gravina-Altamura, organizzata dal “Coordinamento contro la Militarizzazione e per lo Sviluppo dell’Alta Murgia”, portò in strada una partecipazione popolare di massa.
Le marce riuscirono a congelare l’esproprio. Non riuscirono però a liberare la Murgia dalle servitùmilitari.
Negli anni Duemila la mobilitazione riprese. L’8 novembre 2003 furono circa 15.000 le persone che parteciparono alla Marcia Gravina-Altamura, questa volta anche contro lo scandalo dei rifiuti tossici che aveva trasformato vaste aree della Murgia nella cosiddetta «Murgia avvelenata». Il 14maggio 2004 furono oltre 10.000.
Quella stagione di mobilitazione contribuì a consolidare una consapevolezza nuova: la Murgia non era una terra marginale da utilizzare all’occorrenza, ma un patrimonio da tutelare e valorizzare.In questo lungo percorso nacque anche il Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Una conquista importante.
Ma oggi dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda: che cosa è diventato quel progetto?
È questa la questione che non possiamo più rimuovere.
È in tale prospettiva che acquista significato la Marcia Gravina-Altamura del 24 ottobre 2026 per la pace. Non è soltanto una manifestazione contro la guerra lontana. È una domanda rivolta al nostro stesso territorio: che cosa vogliamo fare della Murgia? Vogliamo continuare a considerarla uno spazio nel quale tutto può essere collocato, poligoni, esercitazioni, infrastrutture, servitù, scorie nucleari?Oppure vogliamo finalmente considerarla un bene comune, con una vocazione precisa: la tutela della natura, l’agricoltura, la ricerca, l’educazione, il turismo lento, la cultura, la salute, il lavoro, la vita delle comunità? La differenza non è soItanto linguistica. È una scelta politica. E c’è persino qualcosa di simbolico nel fatto che la Murgia venga attraversata contemporaneamente da pattuglie militari in esercitazione e da persone che marciano per la pace.
La Murgia non vuole essere addestrata a fare la guerra.
La Murgia ha bisogno di essere conosciuta e curata, vissuta e protetta, perché possa tornare pienamente a ciò che deve essere: una terra di vita, di lavoro e di comunità.
Giuseppe Dambrosio, Comitato Promotore Marcia Gravina-Altamura 2026
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