É andata in onda su Raidue in seconda serata, per quattro puntate dal 12 Giugno, una docuserie Rai “Piloti Caccia – International Flight Training School” prodotta da Panamafilm, con la collaborazione di Aeronautica Militare, Leonardo, Difesa Servizi S.p.A. e con il contributo di CAE Defense & Security.
L’obiettivo della serie è raccontare la vita di giovani che vengono selezionati per diventare piloti all’interno dell’International Flight Training School di Decimomannu, «nata nel 2018 dalla collaborazione strategica tra l’Aeronautica Militare e Leonardo», con lo scopo di «fare del 212° Gruppo di Volo il punto di riferimento internazionale per l’addestramento dei piloti militari per quanto riguarda la fase 4 del ciclo addestrativo, ossia quella propedeutica al volo sui caccia di 4a e 5a generazione».
Nella base sarda si preparano in buona sostanza i futuri “top gun” che piloteranno jet da combattimento, e l’elenco dei paesi interessanti (Canada, Regno Unito, Germania, Austria, Svezia, Arabia Saudita, Qatar, Singapore, Giappone e Paesi Bassi) la dice lunga sul livello della corsa al riarmo in atto.
La docuserie racconta le storie di questi giovani mettendo l’accento sul sacrificio di aver abbandonato la famiglia per inseguire il loro sogno, lo studio, le esercitazioni, le prove sul campo, la prospettiva di viaggiare e conoscere molte persone e di essere utili alla difesa del proprio Paese. Il tutto ovviamente viene raccontato in termini positivi: la scuola è nuovissima, i prodotti e le attrezzature sono lucide e organizzate, le famiglie dei militari passeggiano nella base a due passi da un mare meraviglioso. Tutto quello che si vede dà un’idea di freschezza, gioventù, forza. Come si può non essere solidali con questi giovani pronti a difenderci?
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci facciamo una semplice domanda: era proprio necessario che la Rai mandasse in onda questa serie? I nostri giovani sono assediati da una narrazione costante in cui polizia, carabinieri e militari appartenenti ai vari corpi sono sempre più presenti nella scuola, anche loro in cerca di nuove leve. In questa prospettiva la Rai contribuisce alla diffusione di una narrazione che come Osservatorio abbiamo cercato di ribaltare sin dall’inizio anche con riferimento al tanto bistrattato articolo 11 della Costituzione.
Ciò che ha particolarmente colpito chi scrive, oltre alla povertà di linguaggio generale della serie, è una frase pronunciata da una dei protagonisti nel corso dell’ultima puntata: «i militari sono i primi non guerrafondai» perché poi dovrebbero andare in guerra. Come si può dire una cosa del genere e poi accingersi a pilotare un aereo armato ed armabile?
Le risposte a tutte queste domande sono ovvie. Se da una parte la scuola di addestramento è definitita una «infrastruttura come poche ne esistono al mondo nel suo genere, che risulta in grado di generare importanti ricadute territoriali, sia in termini occupazionali che economici» senza tener conto delle migliaia di documenti prodotti che dimostrano la devastazione ambientale cui è sottoposta la Sardegna, dall’altra è necessario preparare i nostri giovani al conflitto armato, renderli pronti a fare da carne da cannone per le guerre presenti e future.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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