Mobilitazione per ddl 1660, meglio noto come “Pacchetto sicurezza” del Governo Meloni

È di particolare importanza l’appello alla mobilitazione lanciato dall’Osservatorio Repressione, dal Sicobas e da innumerevoli realtà sociali, sindacali e di movimento contro le norme liberticide volute da alcuni parlamentari del centrodestra, il cui intento è rafforzare, in senso securitario e repressivo, quanto previsto nel Pacchetto sicurezza governativo approvato a fine 2023. La discussione riprenderà a settembre in Parlamento.

Veniamo da anni nei quali la logica securitaria è prevalsa ad ogni costo, una logica che ha portato alla costruzione di nemici di turno contro i quali scatenare revisioni dei codici penali individuando all’occorrenza nuovi reati da punire con anni di carcere. Va detto, e senza remora alcuna, che la sinistra italiana non ha mai fatto i conti con la legislazione emergenziale degli anni Settanta e Ottanta, pensata come misura eccezionale e temporanea nel contrasto alla lotta armata, salvo poi scoprire che queste norme sono rimaste al loro posto, rafforzate negli anni successivi da ulteriori provvedimenti come i pacchetti sicurezza approvati dai vari governi, senza distinzione alcuna, via via succedutisi.

La legge Reale e Cossiga rappresentavano un’aberrazione giuridica, ma nulla faceva presagire che una volta terminata la stagione della lotta armata queste norme rimanessero al loro posto anche dopo la fine di ogni “emergenza” per essere poi ulteriormente rafforzate dai vari Pacchetti sicurezza e dalla estensione del 41 bis a reati associativi di natura politica.

Come accade da anni, l’estate 2024 vede in continua crescita suicidi e atti di autolesionismo nelle carceri, mentre quei principi sanciti dalla riforma sul finire degli anni Settanta oggi sono del tutto dimenticati, seppelliti nel “buon nome” della certezza della pena. La condizione di vita nelle carceri e anche nelle strutture che accolgono i migranti in attesa di rimpatrio è stata ripetutamente sanzionata dalle associazioni umanitarie eppure, anno dopo anno, non ci sono stati cambiamenti di sorta e anzi molti reati punibili con misure alternative alla pena sono state rivisti nell’ottica di prevedere pene severissime.

Si voglia o no, ma le logiche securitarie e punitive sono nate proprio dal lungo inverno delle legislazioni emergenziali divenute poi norme ordinarie. Nelle carceri parlare di pena rieducativa e di riabilitazione è ormai impossibile per lo stravolgimento del codice penale e l’affermarsi di condizioni disumane negli istituti penitenziari ma anche nei CPR. Da tempo le associazioni di volontariato hanno sempre contestato il depotenziamento delle strutture sanitarie, il sovraffollamento, la carenza di operatori sociali e di percorsi rieducativi all’interno delle istituzioni carcerarie.

Da settimane ormai il Governo Meloni si va preparando all’ennesima svolta autoritaria per cui non sono casuali i fogli di via per numerosi attivisti, le inchieste contro i movimenti per la Palestina a Napoli o i processi intentati contro gli occupanti di case e i facchini della logistica imputando loro reati associativi che prevedono, in caso di condanna, anni di carcere.

Il prossimo obiettivo del Governo è molto ambizioso: punire con anni di carcere reati sociali e di piazza proprio quando si andranno a costruire il Ponte sullo Stretto o qualche base militare sul territorio italiano considerate opere di sicurezza nazionale, costruite con procedure di urgenza e debitamente secretate. Una tempistica straordinaria se pensiamo che proprio in questi giorni il Governo sta accelerando tanto sulla costruzione del Ponte sullo Stretto quanto sulla nuova base del Tuscania nel territorio pisano e pontederese. La nuova e specifica aggravante dei reati contro la pubblica incolumità, aggravante pensata specificamente per colpire movimenti sociali e attivisti che protesteranno contro le grandi opere, prevede infatti pene che vanno dai 4 ai 25 anni di carcere!

Nel silenzio delle opposizioni (che invocano maggiori risorse economiche a favore delle forze dell’ordine in una sorta di gara, con il centro destra, ad apparire più compiacente con l’apparato militare e poliziesco del paese senza mai contestare la ratio dei provvedimenti in corso di discussione) e dell’opinione pubblica debitamente disinformata acquisiamo ogni giorno piena consapevolezza che in un Parlamento blindato sarà possibile approvare leggi liberticide (a detta di molti le norme del disegno di legge potrebbero minare i principi fondamentali del diritto penale e del nostro stato di diritto) che faranno impallidire i decreti anti-rave, le norme contro gli occupanti di casa o contro gli organizzatori di picchetti ai cancelli delle fabbriche e dei magazzini della logistica.

Il d.d.l. sicurezza  già attribuisce maggiori poteri alla polizia con l’obiettivo assai chiaro di impedire ogni reato imputabile alle forze dell’ordine e di istituire nuovi reati. Ad esempio quelli che erano fino ad oggi illeciti amministrativi come i blocchi stradali, se commessi da più persone saranno puniti con il carcere fino a 2 anni di detenzione; le occupazioni abusive (che poi rispondono a un bisogno sociale come l’assenza di case popolari), arriveranno a 7 anni; una scritta sui muri fino a 12 mesi e, se recidivi,  la pena passa a 24 mesi; le donne in attesa di partorire andranno direttamente in carcere senza sospensione della pena (lo stesso varrà per le madri con figli piccoli).

La proposta della destra è destinata a essere tramutata in legge in un Parlamento blindato, per questo è iniziata la mobilitazione. Introdurre un nuovo comma all’articolo 339 del codice penale per punire con anni di carcere reati quali resistenza, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o a un corpo dello Stato si prefigura come un reato pensato ad arte per le manifestazioni di piazza. Se oggi le pene possono arrivare a 7 anni un domani sarebbero quasi triplicate. Sono misure contro le agibilità sociali e politiche dei movimenti sociali e sindacali. Da mesi un attivista siciliano è in carcere con accuse pesantissime per un’iniziativa simbolica e pacifica contro la fabbrica di armi Leonardo, un’aberrazione se pensiamo che la finalità dell’azione era solo quella di denunciare le complicità dell’apparato industriale e militare italiano con il genocidio palestinese.

A conclusione dell’iter parlamentare  una manifestazione contro un’opera pubblica potrà essere considerata una sorta di minaccia alla sicurezza dello stato e i colpevoli rischieranno fino a 25 anni di carcere. Perfino la semplice scrittura di un volantino nel quale si invita ad assediare un cantiere potrà essere considerato alla stregua di un atto terroristico. Ma pensiamo che anche la disobbedienza civile di tanti educatori, ricercatori, insegnanti e studenti contro le ricerche dual use o la presenza di militari nelle scuole, per piegare la didattica a fini di propaganda di guerra, presto potrebbe ritrovarsi sul banco degli imputati e ostaggio di feroci e inaudite repressioni.

Nella documentazione prodotta a supporto dell’emendamento al Pacchetto sicurezza è illuminante un passaggio riportato dall’Osservatorio Repressione : “norma è volta a intercettare comportamenti violenti posti in essere nell’ambito delle manifestazioni di protesta per l’esecuzione di opere pubbliche o di infrastrutture di interesse strategico”.

I provvedimenti adottati a Napoli poche settinane or sono, con l’obbligo di risiedere per i destinatari fuori dalla Campania, sono solo l’antipasto di una grande repressione che il Governo Meloni si accinge a costruire. Un’autentica svolta reazionaria che pone fine a quel poco che resta dello stato di diritto e della democrazia.

Chi oggi invoca il rispetto della Carta Costituzionale dovrebbe partire proprio dal contrastare questo processo che una volta terminato trasformerà l’opposizione sociale in atti di terrorismo.

Federico Giusti – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.

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