Analisi semantica delle Linee guida dell’Educazione civica di Valditara: che cosa emerge?

Come contributo al dibattito intorno alle linee guida per l’Educazione civica emanate dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, si è cercato di compilare una tabella con l’occorrenza nel testo di un set di parole appartenenti ad una varietà di aree semantiche, per fornire un materiale grezzo su cui compiere analisi e riflessione.

Si è prodotta anche una tabella di occorrenza delle parole significative indicate da J. Freeman in Dicitionary of Undoing (2019) come termini critici che necessitano una ristrutturazione per recuperare coscienza del linguaggio contro la deriva semplicistica e/o totalitaristica. Le liste sono ordinate dal termine più ricorrente al meno ricorrente.

Ciò che emerge in maniera sconcertante dall’indagine è che, in effetti, il termine “pace”, ad esempio, non compare mai, così come sono molto rari i termini che identificano in senso più specifico la dimensione del bambino/a, della famiglia e dell’educazione.

I termini con più occorrenze nella tabella di J. Freeman potrebbero essere individuati con attenzione nel testo e confrontati con la loro revisione proposta nel testo del Dictionary.

Ecco le tabelle:

Riguardo la retorica patriottica, in generale, essendo “retorica” qui da intendersi nel suo senso deteriore, immagino si riferisca all’uso dialettico del termine Patria (=terra dei padri) volto a convincere della necessità di distinguere/difendere il proprio gruppo (in modo non del tutto chiaro ricondotto ad una entità territoriale) da ciò che gli è esterno, usando questo argomento per giustificare una ambizione alla supremazia (culturale ma presto declinata anche in senso territoriale) che si traduce immancabilmente in un annullamento dell’empatia e nella giustificazione di atti violenti di prevaricazione, ovvero guerra.

La parola “patria”, oltre ad essere ormai più che vagamente antiquata, si colloca bene in un contesto in cui vi è una tradizione mediata dai “padri” e in associazione alla loro autorità; si trova invece assai poco in contesti in cui quello che si vuol difendere è l’appartenenza al consesso umano in modo trasversale, tramite l’accoglienza e la valorizzazione delle differenze. Probabilmente è in questa storia della parola che va ricercato il motivo della sua dissonanza rispetto all’opera di demilitarizzazione dell’educazione e dell’insegnamento. Sarebbe il caso di ricordare ciò che scriveva Terzani: «Ho pietà di coloro che l’amore di sé lega alla patria; la patria è soltanto un campo di tende in un deserto di sassi».

Matteo Lorenzini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

4 pensieri riguardo “Analisi semantica delle Linee guida dell’Educazione civica di Valditara: che cosa emerge?

  1. […] L’Educazione Civica resta una disciplina fondamentale nella crescita delle cittadine e dei cittadini consapevoli e non può essere relegata ad appendice, così come non può essere interpretata come cieca e acritica obbedienza alla norma, come emerge dalle Linee guida nel ministro Valditara, secondo quanto emerge dall’analisi semantica che come Osservatorio abbiamo pubblicato qui. […]

  2. scusate io sono una docente in pensione di diritto ed economia e penso che il testo che viene imposto vada usato criticamente avendo occasione di verificare la significatività o meno di quanto espresso ed evidenziano la mancanza di attualità rispetto al contesto ….quante Papesse e Giovanna d’Arco e storia delle streghe ci hanno vietato o criticato per averne fatto vedere film e altro! Pensate che io ho sempre parlato di aborto, di eutansia di violenza sessuale, costruendo con colleghi e docenti quel percorso trasversale critico che apre l’autonomia dell’apprendimento insegnamento come dell’insegnamento apprendimento in modo da costruire un testo prodotto per ogni contesto che focalizza criticità, fraintendimenti e disconnessione da una interpretazione democratica condivisa e imposta in alternativa a quella posta dal ministero. Ho insegnato 30 anni a scuola e a contratto in Università e ho collaborato con colleghi, docenti discenti tutor utenti per i corsi ai colleghi neoassunti per aggiornamenti, un tempo autogestiti, ma i testi sono stati sempre molto liberal liberisti sul giusto e l’utile non parliamo sul bello! .Importante rilevare insieme cio’ che si ritiene criticabile e superabile. Pensate quanta presenza femminile tra gli eroi della storia e alle attuazioni delle enunciazione di uguaglianza di pari opportunità di esercizio dei diritti etc etc. abbiamo dovuto affrontare.Pensate che io ho sempre parlato di aborto di eutanasia di violenza sessuale mutilazioni sessuali e prostituzione. L’autoritarismo c’è stato sempre e spesso gestito da buon maschilismo e paternalismo considerato legittimo e ordinatorio non solo da presidi eo colleghi maschili.. Ho sempre utilizzato libri aperti letti discussi compresi e criticati eo considerati nelle parti da condividere e da mantenere nella loro impostazione.. Costruiamo percorsi che evdienzino cosa per noi conoscenza competenza e cultura democratica magari prima o poi ricominceremo a discutere ma almeno in classe con i ragazzi e con i colleghi del consiglio possiamo attuare in modo esperenziale quella creatività, come richiesta, per aprire uno scenario un nuovo paesaggio di cosa e giusto e ingiusto e perchè. A disposizione, comunque interessata apprendente per l’aggiornamento interculturale e intergenerazionale che potrebbe essere utile a me e a chi mi leggerà.

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