Rapporto produttività Draghi UE: trampolino di lancio per industria armi ed economia di guerra

Riportiamo con preoccupazione le parole del rapporto sulla produttività di Mario Draghi (parte seconda): «Il settore della difesa dell’UE è fondamentale per garantire l’autonomia strategica dell’Europa nell’affrontare le crescenti minacce alla sicurezza esterna, nonché per promuovere l’innovazione attraverso le ricadute sull’intera economia. Tuttavia, la base industriale della difesa dell’UE deve affrontare sfide in termini di capacità, know-how e avanguardia tecnologica. Di conseguenza, l’UE non riesce a tenere il passo con i suoi concorrenti globali. In futuro, i segmenti industriali nuovi ed emergenti richiederanno investimenti massicci e nuove capacità tecnologiche, mentre le priorità strategiche dell’UE in materia di difesa potrebbero continuare a divergere da quelle degli Stati Uniti, richiedendo un’azione politica immediata a livello europeo. Le nuove minacce geopolitiche hanno riportato l’attenzione sulle capacità di difesa dell’UE […]. Il settore della difesa è anche un motore fondamentale dell’innovazione per l’intera economia. Storicamente, il settore della difesa è stato all’origine di diverse innovazioni che ora sono state integrate nel mondo civile».

Anni fa evidenziavamo come il documento strategico della UE denominato “bussola europea” segnava una svolta strategica per le politiche comunitarie, la necessità del vecchio continente di dotarsi di un esercito autonomo in  grado di agire indipendentemente dalla NATO per garantire l’approvvigionamento di materie critiche indispensabili per la svolta green dell’economia, un esercito attrezzato e con armi moderne disposto a intervenire in ogni area del globo a tutela dei propri interessi economici  e strategici.

Quel documento è stato letteralmente sottovalutato anche dai movimenti pacifisti e contro la guerra, che non volevano cogliere il salto di qualità che la UE stava per compiere.

Nei mesi, anni successivi, la UE si è schierata acriticamente a favore della guerra in Ucraina, assumendo le stesse politiche degli USA e della NATO, pur sapendo che questo conflitto avrebbe determinato la crisi economica e sociale del vecchio continente, come poi accaduto con l’economia tedesca in fase recessiva, una crescita strozzata dal rincaro dei prodotti energetici acquistati dagli USA a costi decisamente superiori di quelli fono a pochi anni or sono acquistati dalla Russia.

Il rapporto di Draghi sulla produttività dedica ampio spazio al rilancio dell’industria militare europea, questo documento, redatto da burocrati comunitari ed esponenti di punta dell’economia e della finanza, sta per essere recepito dalla UE come linea guida per i prossimi anni, allora leggerlo e sviscerarlo è una necessità per comprendere gli scenari futuri.

La UE vuole accrescere la spesa militare, il 2% della spesa per ogni paese membro non è solo un obiettivo NATO fin dall’anno 2014, ma anche una necessità per il vecchio continente sapendo che oggi la UE spende in armi più di quanto faccia la Cina, seconda solo agli USA.

La spesa per la difesa dell’UE oggi è pari a un terzo di quella degli Stati Uniti, che nel 2023 ammontava a 916 miliardi di dollari, mentre quella della UE si ferma a 313 miliardi di dollari (espressi a prezzi correnti), più di quella cinese, pari a 296 miliardi di dollari. La considerazione di Draghi è che la spesa militare in Cina sia invece sottostimata senza considerare la presenza di una vasta industria nazionale legata alla produzione di armi e tecnologie militari. Gli USA spendono in armi il 37% della spesa globale. Cosa vuol fare Draghi? Accrescere la spesa militare oltre il 2% del PIL affinché ogni paese raggiunga questo obiettivo che determinerebbe oltre 60 miliardi di euro in più di spesa comunitaria per la difesa. Nell’estate 2024 la Commissione europea ha stimato che nell’UE sono urgenti e necessari investimenti aggiuntivi per la difesa che da qui a 10 anni dovrebbero raggiungere almeno 500 miliardi di euro, per raggiungere questo obiettivo si produrrà un forte indebitamento pubblico rivedendo in toto le politiche di austerità fino ad oggi adottate.

Finanziamenti essenzialmente pubblici, ma anche privati, ricorrendo alla Banca europea per gli investimenti, sovvenzioni a pioggia, ma indirizzati solo a progetti innovativi (e si presuppone che alcune produzioni tradizionali di armi non saranno beneficiari di aiuti economici). Viene stimato che gli investimenti nel militare siano vantaggiosi e producano il doppio degli utili di quelli destinati al settore civile, l’impronta industriale dell’UE nel settore della difesa dovrà indirizzarsi non a piccoli mercati nazionali, servono invece industrie di grandi dimensioni e su scala europea con ampi investimenti tecnologici che deriveranno essenzialmente da fondi pubblici magari sottratti al welfare.

Vediamo insieme gli obiettivi strategici del rapporto sulla produttività:

  • Affidare a un’Autorità europea per l’industria della difesa centralizzata la funzione di programmazione e di approvvigionamento congiunto della difesa dell’UE;
  • Istituire un Commissario per l’industria della difesa;
  • Migliorare l’accesso ai finanziamenti per l’industria europea della difesa, anche eliminando le restrizioni all’accesso agli strumenti finanziari finanziati dall’UE;
  • Fornire finanziamenti a livello europeo per lo sviluppo delle capacità industriali di difesa dell’UE;
  • Aumentare sostanzialmente l’aggregazione della domanda di beni per la difesa tra gruppi di Stati membri, perseguire l’ulteriore standardizzazione e armonizzazione delle attrezzature per la difesa.

Il settore della difesa e la produzione di tecnologie duali diventano motori fondamentali dell’innovazione per l’intera economia e questa volta, rispetto al passato, le innovazioni tecnologiche saranno pensate essenzialmente a scopi militari salvo poi trasferirle in ambio civile.

Facciamo solo un esempio ossia l’utilizzo della fibra di carbonio per i componenti strutturali, degli infrarossi per la sorveglianza, del lidar nelle automobili, di Internet, del posizionamento GPS, delle immagini satellitari, della cintura di sicurezza a tre punti (derivata dalle imbracature progettate per i piloti di jet militari).

La scommessa di Draghi è quella di costruire sinergie e alleanze tra le grandi aziende produttrici di armi insieme a settori pubblici e privati dediti alla ricerca di processi tecnologicamente innovativi.

Si pensa di seguire il classico modello del neokeynesimo di guerra statunitense, la crescita iniziale della Silicon Valley, tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, è stata ampiamente sostenuta dagli investimenti della Difesa, le innovazioni tecnologiche civili da anni sono subordinate a quelle militare come si evince nel settore spaziale e digitale.

Un ruolo strategico sarà giocato dalla BEI, la Banca europea per gli investimenti, dalla quale si attende un piano di aiuti economici per il potenziamento delle industrie di armi avvalendosi all’occorrenza anche di strumenti finanziari.

Nella tarda primavera 2024, il Gruppo BEI ha eliminato il precedente requisito secondo cui i progetti a duplice uso ammissibili al finanziamento nel settore della sicurezza e della difesa dovevano ricavare più del 50% delle entrate previste dall’uso civile. Il Gruppo BEI ha inoltre aggiornato le regole per il finanziamento delle PMI nel settore della sicurezza e della difesa, aprendo linee di credito per i progetti a duplice uso delle imprese più piccole e delle start-up innovative la cui attività è in parte legata alla difesa. Non sono state apportate modifiche all’elenco di ammissibilità, attività escluse e settori esclusi del Gruppo BEI per le attività di difesa fondamentali.

Quali sono allora gli obiettivi immediati da perseguire secondo il Rapporto sulla produttività?

  • Ampio sostegno politico da parte dei paesi Ue per il consolidamento strutturale degli asset tecnologici e industriali;
  • Disponibilità degli Stati ad abbandonare strategie nazionali per favorire le loro aziende di armi per costruire alleanze e sinergie con le aziende avanzate e strategiche in campo militare;
  • Un esercito europeo è la conditio sine qua non per garantire alla Ue il controllo di alcuni mercati e acquisire la sicurezza degli approvvigionamenti delle materie energetiche e critiche;
  • Evitare inutili doppioni di aziende produttrici di armi ma costruire invece sinergie e un mercato controllato a livello comunitario;
  • Mettere in rete le ricerche e le innovazioni tecnologiche investendo soprattutto nel dual use;
  • Innovare, fare ricerca con i soldi pubblici e specializzare i siti industriali situati in diversi Stati della Ue, creare “poli di competenza” e per usare termini fin troppo abusati “creare scala e sinergie insieme”;
  • Centralizzare i processi decisionali a livello comunitario, rilanciare la domanda  di prodotti militari ad alta tecnologia dentro e fuori la Ue per incrementare la produzione di armi e di tecnologie duali.

Per raggiungere questi obiettivi la UE dovrà:

  • Accrescere le spese militari;
  • Costruire un esercito europeo e una produzione di armi centralizzata;
  • Investire soldi pubblici nella ricerca di nuove tecnologie a fini di guerra;
  • Alimentare la cultura della guerra in ambito scolastico e sociale;
  • Fornire finanziamenti a livello europeo per lo sviluppo delle capacità industriali di difesa dell’UE, investire soldi pubblici essenzialmente e sostituire le politiche di austerità con progetti di investimento in campo militare;
  • Proiettare l’esercito europeo fuori dal vecchio continente per assicurarsi autonomo approvvigionamento di materie prime e critiche;
  • Dotarsi di una politica autonoma a livello comunitario a partire dall’incremento della spesa destinata alla produzione di armi e di tecnologie, avere insomma ina forza d’intervento atta a entrare on ogni scenario di guerra;
  • Accrescere gli investimenti nelle tecnologie spaziali e tutti i settori militari che richiedono competenze digitali e scientificamente avanzate, nella speranza che questa sorta di neokeynesismo di guerra, ampiamente adottato dagli Usa, possa far uscire la Ue dalla crisi.

Scenari di guerra quindi all’orizzonte, l’Europa dei popoli si sta trasformando nell’Europa dei capitali e della finanza, dei fondi pubblici destinati alla guerra e agli investimenti tecnologici indispensabili per costruire un esercito comunitario e una produzione di sistemi d’arma avanzati, il tutto in aggiunta a nuove avventure coloniali all’orizzonte.

Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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