Lettera Osservatorio alle scuole della Sardegna per rifiutare iniziative sulla militarizzazione

Al Dirigente Scolastico
Al Collegio dei Docenti
Al Consiglio di Istituto
e p.c. Alla gentile attenzione dei Dirigenti
dell’USR e USP Sardegna

Lo scrivente Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università monitora da due anni i rapporti, sempre più stretti, che gli istituti scolastici stabiliscono con le Forze Armate, la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polizia Penitenziaria e la Polizia Locale.

In particolare ci preoccupa la richiesta pervenuta ai Dirigenti Scolastici, e per conoscenza ai dirigenti degli Ambiti Territoriali, con cui si rende noto che “l’Esercito intende effettuare presso le scuole secondarie di secondo grado una serie di conferenze volte a presentare l’opportunità di inserimento nelle forze armate. Gli incontri sono rivolti agli alunni delle classi quarte e quinte ”.

In un contesto internazionale tragicamente segnato dal conflitto russo-ucraino, dal genocidio in atto a Gaza ad opera delle forze militari di Israele, e dall’aumento della produzione di armi a tutto vantaggio della filiera industriale bellica, riteniamo incompatibile per le scuole aderire alle attività di orientamento proposte da forze armate che, tra l’altro, mirano al reclutamento di nuove leve offrendo loro uno sbocco lavorativo garantito, specialmente in quei territori dove il tasso di abbandono scolastico e la disoccupazione giovanile sono elevati e i NEET in vertiginoso aumento. Una modalità operativa che, di fatto, trasforma le scuole in un terreno di conquista per una ideologia bellicista e di controllo securitario.

L’Osservatorio ritiene che le scuole ricoprano un ruolo sociale fondamentale, così come riconosciuto dalla Costituzione che le considera luoghi di formazione e crescita per le persone, laboratori di accoglienza e di relazione di cui l’educazione alla pace è presupposto pedagogico indispensabile. Queste finalità non sono compatibili con le pratiche, gli strumenti e i linguaggi militari che invece veicolano i disvalori della guerra, della violenza e della cieca obbedienza, opposti e contrari ai valori di pace, nonviolenza, e democrazia.

La scuola è per sua vocazione luogo di incontro e dialogo fra culture, nonché di promozione del pluralismo delle idee, della conoscenza e dello sviluppo del pensiero critico, necessari per la formazione di cittadini e cittadine consapevoli. Luogo da cui allontanare ogni deriva nazionalista così come i modelli di forza, di violenza e l’irrazionale paura di un “nemico”, interno o esterno ai confini nazionali, che ne sono il necessario corredo.

“Smilitarizzare” la scuola vuol dire costruire le fondamenta per la creazione di una società di pace e di diritti per tutte/i.

Per queste ragioni chiediamo agli organi delle scuole interessate di non aderire alle proposte di orientamento provenienti dall’Esercito.

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