El Alamein: retorica militarista del sacrificio VS aggressione da parte di soldati fascisti e nazisti

Il Ministero della Difesa ha celebrato i soldati italiani caduti in guerra d’Africa, soldati che combatterono a fianco della Germania nazista e che, omettendo questo fatto storico, possono essere inseriti nel Pantheon degli eroi nazionali. Per il Ministero i soldati italiani che furono sconfitti ad El Alamein «hanno sacrificato la loro vita per la nostra libertà».

Ormai si alimenta una confusione costruita ad arte per rimuovere le fonti storiche e dare adito a letture agiografiche e di esaltazione a prescindere dell’operato delle Forze Armate, non importa il contesto in cui abbiano combattuto e sotto quale bandiera.

Mentre si tagliano fondi all’ANPI e ai percorsi didattici e di studio della Resistenza italiana, vengono esaltati quanti combatterono a fianco del nazifascismo, e ciò avviene ormai da anni in una Repubblica nata dalla Resistenza e che ha fatto dell’antifascismo il suo elemento fondante.

I soldati italiani che combatterono a El Alamein furono mandati a morire in Africa dal fascismo che pochi anni prima aveva fatto ricorso ai gas contro la popolazione civile nelle colonie in Libia ed in Etiopia dove la popolazione autoctona si era ribellata all’occupazione militare italiana.

L’esaltazione delle Forze Armate italiane si unisce ad un’opera di revisionismo, di esaltazione delle virtù eroiche dei militari italiani senza mai riconoscere i dati storici, l’uso dei gas, il colonialismo, l’occupazione militare, lo sfruttamento di quei territori.

Decontestualizzare singoli episodi permette di minimizzare od occultare delle operazioni ben più gravi quali un revisionismo che vorrebbe riscrivere la storia del passato per affermare dei disvalori nel tempo presente.

E l’ennesima celebrazione dell’eroismo dei soldati italiani alleati del nazifascismo fa parte di quella grande e sistematica opera di rimozione che oggi favorisce i processi di militarizzazione della scuola e dell’università ed esalta la ricerca duale e l’innovazione tecnologica, che dovrebbe essere rivolta solo all’ambito civile senza formule artificiose funzionali ad ampliare la ricerca di nuovi ed efferati sistemi di guerra.

Segnaliamo, infine, anche il mordace commento dello storico Carlo Greppi sulla retorica del sacrificio del Ministero della Difesa sulla sua pagina Facebook (clicca qui).

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa

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