Ricordiamo invece le vittime della Prima guerra mondiale, di tutte le guerre, e lodiamo chi ha avuto il coraggio di disertare
Una legge quest’anno ha sancito che il 4 novembre (data dell’armistizio di Villa Giusti che chiuse la partecipazione dell’Italia alla 1 GM) si celebrerà la “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”, e chi vada sul sito del Ministero della difesa leggerà la lezioncina di storia che lì si propone, dove non c’è una riga che non contenga affermazioni pesantemente controbattibili: anzitutto quella per cui la Prima guerra mondiale segnerebbe il processo di unificazione dell’Italia risorgimentale con l’acquisizione di Trento e Trieste – acquisizione che sarebbe potuta avvenire per trattative a cui l’Austria era disposta, non avendo nessun interesse a che si aprisse un ulteriore fronte di guerra.
L’entrata in guerra dell’Italia avviene tramite una martellante propaganda interventista urlata da una minoranza nel Paese e nel parlamento, propaganda dietro cui si celavano gli interessi che settori delle classi imprenditoriali vedevano nei Balcani.
La partecipazione della popolazione alla guerra fu attuata non per “emozioni e convinzioni risorgimentali” né per “amor di patria” o per “senso di appartenenza”, ma per l’obbligo inderogabile dell’arruolamento pena l’accusa di diserzione.
Quelle righe del Ministero della difesa affermano che è “dall’esperienza della storia che nascono i valori irrinunciabili di una Nazione”, ma mai si afferma che tali valori irrinunciabili sono quelli della pace e del ripudio della guerra, dopo gli orrori delle guerre mondiali.
Invece “il significato del ricordo della Grande Guerra” sarebbe quello di “aver difeso la libertà” – certo non la libertà di chi fu obbligato al sicuro massacro dopo la permanenza nel fango delle trincee, o a subire la fucilazione dai superiori se arretrava davanti alle granate e ai lanciafiamme.
La “difesa della libertà” è funzione immancabilmente lodata nelle “nostre forze armate” e a queste quasi esclusivamente attribuita; tuttavia il ministro della difesa Crosetto, smentendo la sua preoccupazione per “la difesa libertà”, insieme ai ministri dell’interno e della giustizia, avanza un disegno di legge liberticida (il n.1660) che punisce molte forme di dissenso e di lotta sociale.
Tra l’altro si noti che agli insegnanti raramente si riconosce la funzione di “difesa della libertà”, per quanto gli strumenti culturali formati nella scuola siano fondamentali per l’esercizio della libertà di scelta dei futuri cittadini. La giornata del 4 novembre cala invece come un ostacolo alla libertà d’insegnamento perché si propone alle scolaresche per le celebrazioni e l’encomio delle forze armate e per trasmettere agli studenti la visione della storia recente a cura del Ministero della difesa, in cui i valori bellicisti sono lodati e giustificati.
Per questo hanno messo in piedi anche tante manifestazioni pubbliche, di cui adesso sono in corso il “Villaggio Difesa” a Roma e l’”Expo Training” a Milano, dove è stato denunciato che in uno stand della polizia si insegna agli studenti come usare il manganello. Le nostre scuole accettano sempre più spesso che militari illustrino i vantaggi dell’arruolamento e della carriera del soldato, e studenti e studentesse vengono mandati a fare orientamento sulle loro scelte future o PCTO (alternanza scuola lavoro) in strutture militari.
In questi casi non si racconta di quanto è dura la vita e il training dell’arruolato, dell’enormità di risorse divorate dalla spesa militare mentre il resto dell’economia declina, mentre la popolazione scivola in povertà sempre maggiori e i servizi pubblici subiscono continui tagli; o della situazione dei popoli trascinati a guerre del tutto evitabili, come quella in Ucraina, dove centinaia di migliaia di morti al fronte stanno davanti a ormai decine di migliaia di diserzioni.
Che dire poi della violenza orientata al genocidio che lo stato d’Israele sta usando contro i palestinesi senza che nessuno dei suoi alleati storici, tra cui l’Italia, abbia interrotto la collaborazione militare e l’esportazione di armi.
Questi e altri esempi a partire dalla Prima guerra mondiale insegnano che la strada da percorrere non è quella del conflitto bellico e neanche la mera deterrenza, ma è la politica, la diplomazia, la trattativa, la cooperazione, il riconoscimento delle ragioni del cosiddetto “nemico”: modalità implicite e incluse nell’art. 11 della Costituzione per cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
A questo chiediamo siano orientate l’attività dell’insegnamento e particolare l’Educazione civica.
Contro ogni retorica militarista e ogni “soluzione” belligerante Il 4 NOVEMBRE PRESIDIO IN PIAZZA COSTITUZIONE, Cagliari, dalle ore 9.30.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole delle università, Cagliari
