Martedì 12 maggio “va in onda” la puntata numero 2 del progetto del Comune di Fiumicino “Legalmente marciando”, di cui l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università aveva già parlato poco tempo fa (clicca qui). Questa volta è finalizzato ad intitolare una piazza alla persona in onore della quale si organizza l’evento.
Analizzando attentamente il contenuto del progetto dedicato ad Andrea Porcelli, il quattordicenne morto improvvisamente nel 2008 a causa di una malattia congenita mentre giocava a calcio con la locale squadra di Fiumicino-Maccarese di cui era capitano, troviamo un esempio diremmo quasi didattico e didascalico di militarizzazione. Promosso dalla giunta del Comune di Fiumicino e avente come target principale due delle maggiori scuole del territorio, il Baffi e il Leonardo da Vinci di Maccarese, il progetto prevede una marcia attraverso la città con l’installazione di targhe o panchine dedicate al ragazzo ma soprattutto la presenza della Chiesa, delle Forze armate e delle Forze dell’ordine.
Veniamo dunque al punto cruciale del progetto nella sua parte che si dichiara “educativa”:
«Andrea Porcelli non è solo un progetto commemorativo ma un percorso educativo permanente, rivolto soprattutto ai giovani. Attraverso la memoria di Andrea si vuole trasmettere un messaggio chiaro: lo sport è legalità; il rispetto delle regole è rispetto della vita; il vero successo è crescere come persone, prima ancora che come atleti. Intitolare una piazza ad Andrea Porcelli significa trasformare il dolore in responsabilità, il ricordo in impegno, l’assenza in presenza viva. Andrea aveva solo 14 anni, ma in quei pochi anni ha lasciato un segno profondo.
Era un capitano non solo in campo, ma nei valori che incarnava ogni giorno. Oggi quel nome inciso su una targa, su una panchina, su un torneo e su una marcia, diventa un faro per le nuove generazioni. Perché Andrea non è soltanto una memoria da custodire, ma un esempio da seguire. Come simbolo permanente di questo progetto si è pensato di installare 5 panchine sul territorio di Fregene donate in collaborazione con alcune attività commerciali del Territorio».
Quindi, esattamente come nella “Race for cure“, la gara podistica dedicata alla lotta contro i tumori al seno all’interno della quale, da alcuni anni, si è costituita una squadra tutta al femminile su iniziativa dell’esercito italiano, oppure “WoW-Wheels on Waves”, promossa dalla Marina Militare insieme al Ministero della Difesa e la Federazione italiana vela, con persone disabili su carrozzina a bordo del catamarano di “Spirito di Stella”, lo sport viene del tutto assorbito da questo concetto “omnibus” della legalità, della difesa e quindi dell’ordine in tutte le sue forme, mettendo in risalto la versione addestrativa più che formativa della pratica sportiva.
Lo sport quindi è innanzitutto il “rispetto delle regole” mentre la generosità, lo spirito di squadra, il benessere psicofisico, l’inclusione – sempre che questa ci sia e sopravviva, come avviene soprattutto nel calcio, ad un agonismo esasperato –, sono solo alcuni dei tanti fattori che arricchiscono lo sport a passare in questo caso in seconda linea. Negli anni si sono avvicendati all’interno dei “marciatori” istituzionali, accanto al parroco ed altre rappresentanze istituzionali, la Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Locale e rappresentanze del Ministero della Difesa.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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