Il falso mito dell’Europa di pace: “Si vis pacem para bellum”, la massima dell’Unione Europea

In molti si sono illusi che il vecchio continente, l’Europa, dopo la fine della seconda guerra mondiale, non avrebbe conosciuto altre guerre, anzi la retorica dei popoli in pace come mito fondativo della UE si è scontrata ben presto con un’altra realtà diametralmente opposta.

Eppure, un campanello di allarme era arrivato nel 1999 con il conflitto nella ex Jugoslavia e la partecipazione di eserciti europei sotto il controllo della NATO. Di quel conflitto si è persa ogni traccia nonostante la devastazione ambientale e la morte di migliaia di esseri umani, conflitto fortemente voluto per il controllo dei corridoi energetici e per annettersi l’area di mercato dei Balcani oltre a proseguire con l’accerchiamento della Russia attraverso l’annessione nella UE e nella NATO di numerosi paesi un tempo facenti parte del blocco sovietico.

La UE ha cercato di salvaguardare la propria area di mercato e i confini portando altrove i conflitti bellici, emblematica la guerra contro la Libia di Gheddafi o quella reiterata nel Golfo, guerre sanguinose con decine di migliaia di deceduti e immani devastazioni ambientali.

Da anni ormai esiste una politica di difesa comune per l’Europa, fin dall’anno 1948 quando Regno Unito, Francia e Benelux firmarono il Trattato di Bruxelles.

Da quasi 30 anni prosegue incessante il cammino militarista del vecchio continente e il conflitto in Ucraina ha prodotto una decisiva accelerazione verso l’aumento delle spese militari e processi di militarizzazione del corpo sociale.

Allo stesso tempo stanno prendendo corpo legislazioni nazionali contro i nemici e gli oppositori interni, sono state proibite e represse manifestazioni a favore del popolo palestinese, si stanno approvando nei parlamenti nazionali legislazioni emergenziali che prevedono anni di carcere per manifestazioni di piazza, blocchi stradali, occupazione di immobili sfitti e di aree destinate ai processi di devastazione ambientale o di siti militari.

In Italia è in corso di discussione al Senato un decreto legislativo, già approvato alla Camera, che istituisce nuovi reati in funzione securitaria e repressiva.

Ma torniamo a sviscerare alcuni passaggi dirimenti per comprendere come siamo arrivati ai nostri giorni.

A fine 2018 gli Stati dell’UE hanno redatto un documento definito PSDC Compact, nell’ ottica di procedere con missioni civili alla luce del mutato ambiente di sicurezza. L’obiettivo è rafforzare la capacità dell’UE di gestire le crisi, ma per comprendere la realtà dell’azione definita come civile dovremmo invece guardare al documento definito La Bussola europea (https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2022/03/21/a-strategic-compass-for-a-stronger-eu-security-and-defence-in-the-next-decade/).

Pochi mesi or sono leggevamo che “La guerra è intorno a noi, all’orizzonte”. I venti di guerra trovano i propri cantori nei leaders europei come Josep Borrell, Alto Rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la sicurezza intervenuto al forum Nueva Economia preparando il vecchio continente a nuovi scenari “Una guerra convenzionale ad alta intensità in Europa non è più una fantasia”.

Borrel ricordava come “l’ombrello protettivo americano non sarà necessariamente presente in futuro”, da qui il progetto di un esercito europeo autonomo, capace di intervenire ovunque lo richieda la salvaguardia degli interessi economici, finanziari e militari. Gli ordini USA ai suoi vassalli europei sono chiari: organizzatevi, in accordo con la NATO, ma aumentate le spese e gli investimenti militari, acquisite una capacità di intervento militare e magari, un domani con l’avvento di Trump, sostenete direttamente l’Ucraina nella guerra contro la Russia.

Tra gli obiettivi fissati a fine secolo scorso ritroviamo il potenziamento della polizia e numerosi scenari dove le forze militari UE sono quelli dove gli interessi strategici NATO e delle multinazionali sono decisamente più forti, parliamo di aree di interesse strategico per il controllo dei corridoi di merci, energetici o aree geografiche ove si trovano ingenti quantitativi di metalli rari indispensabili per la transizione verde.

E non dimentichiamo le operazioni militari che vanno proliferando nel tempo in paesi assai vicini, se non confinanti con la Russia, un esempio lampante di come le operazioni di addestramento siano funzionale alla messa in prova di nuovi sistemi di arma ma anche strumento per incutere paura.

Vediamo allora alcune di queste missioni estrapolandone le schede da

https://www.eeas.europa.eu/eeas/missions-and-operations_en

  • La missione di assistenza militare dell’UE a sostegno dell’Ucraina (EUMAM Ucraina) è la risposta coordinata dell’UE per migliorare la capacità militare delle Forze armate ucraine e costruire la loro resilienza a lungo termine. L’obiettivo della missione è affrontare le esigenze di formazione urgenti e a lungo termine che rafforzeranno gli sforzi dell’Ucraina nel difendere la sua integrità territoriale e la capacità di condurre efficacemente operazioni militari a deterrenza della Russia;
  • UTM Somalia, lanciato il 7 aprile 2010, mira a contribuire al rafforzamento del governo federale e delle istituzioni di difesa e sicurezza in Somalia, seguendo un approccio a tre pilastri: formazione, tutoraggio e consulenza. Il mandato della missione è stato esteso sette volte, con mandati adattati che riflettono i cambiamenti nella situazione politica e di sicurezza sul campo. In linea con le esigenze e le priorità somale, EUTM Somalia fornisce, attraverso il suo settimo mandato , consulenza di livello strategico alle autorità somale all’interno delle istituzioni di sicurezza nell’area di Mogadiscio, nonché tutoraggio specifico, consulenza, formazione personalizzata e sviluppo delle capacità nel dominio della formazione. L’attuale mandato rimane focalizzato sul supporto alle Forze armate nazionali somale (SNAF) attraverso consulenza, tutoraggio, “formazione dei formatori” e formazione specializzata al fine di sviluppare le sue istituzioni di difesa;
  • La  missione di partenariato dell’UE in Moldavia è stata inaugurata il 31 maggio 2023 a Chisinau. L’EUPM Moldova contribuisce al consolidamento della resilienza del Paese, attraverso consulenza strategica e supporto operativo per consolidare il settore della sicurezza interna della Repubblica di Moldova. L’EUPM Moldavia è la prima missione civile PSDC dell’UE focalizzata sulla lotta alle minacce ibride, sulla sicurezza informatica, sulla lotta alla manipolazione e alle interferenze informative straniere e sulla gestione delle crisi;
  • L’iniziativa dell’Unione europea per la sicurezza e la difesa a sostegno dei paesi dell’Africa occidentale del Golfo di Guinea (EU SDI nel Golfo di Guinea) è stata istituita nel dicembre 2023 in collaborazione con Costa d’Avorio, Ghana, Togo e Benin. Si basa su un supporto su misura che combina competenze militari e civili in base alle esigenze identificate e formulate dai quattro paesi stessi.. L’iniziativa integra il sostegno in corso dell’UE alla sicurezza marittima nel Golfo di Guinea;
  • La cellula consultiva e di coordinamento regionale dell’UE per il Sahel (RACC) contribuisce alla pace e alla stabilità nella regione. È stata dispiegata nel 2019 per supportare le strutture e i paesi del G5 Sahel per migliorare la cooperazione regionale e le capacità operative nel campo della difesa e della sicurezza, nel rispetto del diritto internazionale, dei diritti umani e dell’approccio strategico dell’UE alla pace e alla sicurezza delle donne. Per rafforzare la cooperazione internazionale e la trasparenza a supporto delle strutture e delle capacità dei paesi del G5 Sahel, nonché per facilitare il coordinamento interno dell’UE in materia di sicurezza e difesa, nel quadro dell’approccio integrato al Sahel.

Solo questo anno sono state tre le missioni militari per un fabbisogno finanziario di circa 45,93 milioni di euro, la spesa militare è in continua crescita e a farne le spese sono proprio sanità, istruzione e welfare che subiscono tagli poderosi alimentando miserie e disuguaglianze crescenti.

Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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