Piano Mattei in Africa: coinvolta la Fondazione Med-Or di Leonardo S.p.A.

La notizia è ufficiale, la Fondazione Med-Or, del gruppo Leonardo S.p.A., presieduta da Marco Minniti, si trasformerà in strumento a disposizione del Governo Meloni e dei principali gruppi economici e finanziari statali per raggiungere gli Obiettivi del cosiddetto Piano Mattei per l’Africa che al centro mette tra l’altro la questione energetica. Di seguito alcuni approfondimenti:
Che fine ha fatto il Piano Mattei per l’Africa: soldi, progetti, segreti | L’Espresso
I progetti energetici nel Piano Mattei per l’Africa | QualEnergia.it
Piano Mattei, Med-Or e MUR insieme per progetti di formazione e ricerca per l’Africa
Cosa c’è nel documento del Piano Mattei – I settori di intervento – Info cooperazione

La Presidenza del Consiglio ha diramato un comunicato ufficiale per darne, in pompa magna, notizia: «Si è svolta a Palazzo Chigi, in Sala Verde, la riunione di insediamento del Comitato Strategico del nuovo Progetto MedOr del Governo Meloni, che vede la trasformazione della Fondazione di Leonardo a ‘Fondazione per l’Italia’ con l’obiettivo di fare squadra nell’interesse della Nazione. La Fondazione MedOr ha rafforzato la propria missione attraverso il coinvolgimento diretto delle più importanti aziende partecipate dallo Stato italiano (Cdp, Enel, Eni, Fs, Fincantieri, Poste Italiane, Snam, e Terna) al fine di svolgere un ruolo sempre più proattivo a sostegno del soft power dell’Italia. […] Il Comitato giocherà un ruolo prezioso anche a supporto del Piano Mattei. La stessa Fondazione MedOr era già stata inserita nella Cabina di Regia del Piano proprio per contribuire con le sue analisi al processo decisionale del nuovo approccio dell’Italia verso il continente africano. Nel dettaglio, fra le altre finalità, la Fondazione si pone come obiettivo quello di unire le competenze e le capacità dell’industria con il mondo accademico e innescare sinergie pubblico-private per promuovere e sostenere – d’intesa con la Farnesina- la realizzazione di partenariati geo-economici e socio-culturali con gli Stati del Mediterraneo allargato, dell’Africa Sub-sahariana, del Medio ed Estremo Oriente, del Sud America; promuovere iniziative e progetti in settori ad elevata capacità di interconnessione geografica e operativa, con particolare riferimento alla logistica, anche integrata, ai servizi di trasporto, ad ogni altra attività di valorizzazione di reti fisiche, tecnologiche e digitali…continua a leggere Progetto MedOr, a Palazzo Chigi la riunione di insediamento del Comitato Strategico | www.governo.it

Da fonti del Ministero della difesa italiana conosciamo le missioni militari nel continente africano, che vanno dalla Libia, dove comunque la “nostra” immagine resta offuscata e con ruoli marginali giocandosi il controllo del paese milizie filoturche e filorusse, a Egitto e Tunisia anche se le principali presenze e investimenti riguardano la parte centrale del continente ad esempio Niger, Burkina Faso, e la vasta area del Corno d’Africa fino a Gibuti con tanto di base militare. Ma esistono anche altre missioni in ambito UE come Mozambico e Guinea.

La domanda dirimente riguarda il ruolo svolto dal nostro Paese in questi Stati africani, la presenza di truppe, spesso in accordo con la NATO, in aree ritenute strategiche per le risorse del sottosuolo, per la posizione geografica nevralgica ai fini del controllo di corridoi commerciali o per erigere una diga rispetto alla influenza russa e soprattutto cinese. Anni fa la bussola europea pensava a un esercito europeo in sinergia con le forze NATO, ma anche in perfetta autonomia per intervenire ovunque venissero minacciati gli interessi nevralgici del vecchio continente.

Il Piano Mattei va inquadrato in questa ottica e non come disinteressato italiano a un continente povero e martoriato da guerre e carestie, il coinvolgimento nel Piano di una Fondazione legata a una multinazionale produttrice di armi e l’ampliamento della stessa, Med- Or, alle aziende statali nazionali dovrebbe indurre a qualche riflessione critica partendo da quanti fanno parte dell’International board di Med-Or.

E sempre sul Piano Mattei sarebbe utile leggersi i comunicati ufficiali della Presidenza del Consiglio che fin dal marzo scorso scriveva: «Volutamente abbiamo previsto una composizione della Cabina di regia molto ampia e articolata, che a differenza di quello che accade per altre cabine di regia non comprende solamente le Amministrazioni centrali, i Ministeri, la Conferenza delle regioni e delle Province, ma abbiamo previsto una Cabina di regia che comprendesse anche le diverse agenzie e le società dello Stato, i rappresentanti delle imprese a partecipazione pubblica, dell’Università, della ricerca, del Terzo settore che si occupano particolarmente di cooperazione e sviluppo. È una composizione che nasce da una scelta che è chiaramente politica e cioè coinvolgere in questa grande sfida, che è il piano Mattei, tutto il sistema Italia, mettere in rete le esperienze migliori che già esistono in molti casi su questa materia, i progetti più efficaci e le risorse adeguate delle quali disponiamo.Prima riunione della Cabina di regia per il Piano Mattei: intervento di apertura del Presidente Meloni | www.governo.it

Guardando direttamente ai siti governativi, comprendiamo le finalità reali del Piano Mattei ossia gestire e dirigere i fenomeni migratori interni, proporsi come testa di ponte della UE per sviluppare progetti di cooperazione con i paesi africani, specie quelli in posizione strategica e con risorse energetiche e metalli rari in una logica di scambio che potrebbe assicurare alla UE lo sfruttamento delle risorse locali in cambio di piani di aiuto in vari campi: istruzione e formazione, sanità, acqua e igiene, agricoltura, energia, infrastrutture. La novità di queste ore è data dal ruolo strategico assegnato a Med-Or che da Fondazione di Leonardo diventa strumento delle industrie statali italiane.

E non sfugge alla nostra attenzione un articolo recentemente pubblicato sul sito di Med-Or dedicato a Trump e all’approccio della sua Presidenza verso il continente africano giusto a descrivere la veloce virata del nostro paese a sostegno della Amministrazione repubblicana le cui politiche vengono attenzionate da centri studi e Fondazioni particolarmente interessate agli sviluppi geopolitici ed economici: «Ogni presidente americano deve fare i conti con la tecnocrazia americana, un confronto che spesso porta a modifiche nelle politiche inizialmente proposte. Le prime dichiarazioni e le nomine di Trump indicano che gli Stati Uniti potrebbero diventare un alleato più esigente in Africa. In questo contesto, la presidenza Trump non rappresenta necessariamente un elemento di rottura per le strategie italiane ed europee nel continente, anche se governi e tecnocrazie europee dovranno svolgere un ruolo più autonomo e proattivo per rafforzare la propria influenza. Sta a noi cogliere le opportunità derivanti da questa nuova impostazione.Trump e l’Africa | Med-Or.

Siamo certi che i rapporti tra il complesso industrial-militare italiano e quello statunitense saranno sempre più stretti come anche il ruolo giocato da Fondazioni e centri di potere, che poi questo venga scambiato come un piano di aiuti disinteressato a un continente in difficoltà ci parrebbe, a ragion di logica, un paradosso se pensiamo alla devastazione operata dalle guerre in quella area del Globo. E che sia proprio una Fondazione costruita da una industria di armi la testa di ponte del Piano Mattei a noi, almeno a noi, non fa certo dormire sonni tranquilli.

Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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