Brindisi, “Lezione di combattimento” per le scolaresche: questo è addestramento alla guerra

Non c’è proprio nulla di entusiasmante ed esaltante nel condurre un’intera scolaresca all’interno di una caserma per una “lezione di combattimento”.

Come società civile, che crede nella risoluzione pacifica degli inevitabili conflitti interpersonali, e come comunità educante, che crede nelle pratiche pedagogiche di educazione alla convivenza e dialogo, dovremmo essere quantomeno inorriditi, se non seriamente preoccupati, per i toni e per il contenuto del comunicato di Redazione apparso su BrindisiReport il 3 dicembre 2024.

Con il titolo Lezione di combattimento e percorso ad ostacoli: brigata San Marco ospita studenti brindisini (clicca qui per la notizia) il giornale segnala l’ingresso di ben 196 ragazzi e ragazze di una scuola all’interno della caserma “Carlotto” della Brigata Marina San Marco di Brindisi.

Ciò che non si comprende, a ben vedere, leggendo l’articolo, è il progetto pedagogico che la scuola ha pensato, e che evidentemente deve aver scritto all’interno del suo PTOF, la carta d’identità dell’istituto, in relazione alla progettazione di «lezioni di combattimento militare corpo a corpo» alle quali gli studenti e le studentesse hanno assistito in caserma da parte di militari.

Ciò che non si capisce è come sia stato possibile che i/le docenti abbiano consentito che i loro alunni e le loro alunne fossero coinvolte/i in lezioni di combattimento corpo a corpo e come poi sia giustificabile la necessità dell’insegnamento della «disciplina» (ma quale?) e della «difesa personale» (ma perché?), il tutto per «sentirsi più forti e sicuri di sé», come si legge dall’articolo.

Ciò che ci chiediamo, in sostanza, è quale tipo di scuola e quale tipo di società stiamo edificando se, come docenti, lasciamo che, per consentire ai nostri alunni e alle nostre alunne di guadagnare autostima e sicurezza di sé, ci si rivolga ai militari per “lezioni di combattimento corpo a corpo” svolte, peraltro, da militari coinvolti, secondo quanto scrive Antonio Mazzeo, giornalista e docente collaboratore dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, nell’addestramento di soldati impegnati in un contesto di guerra come quello che si sta consumando in Ucraina (clicca qui).

Il triste e preoccupante paradosso di questa vicenda, che nel giornale BrindisiReport viene incredibilmente narrata con toni trionfalistici, augurandosi che possa funzionare da “modello pilota” per altre scuole, è che quegli stessi militari, della Brigata Marina San Marco, hanno probabilmente adottato gli stessi schemi addestrativi per preparare i soldati ucraini alla guerra e i nostri studenti e le nostre studentesse al gioco del percorso ad ostacoli.

Quello che l’Osservatorio denuncia da anni ormai e da cui nemmeno i giornali locali, nel loro colpevole rimbalzare notizie di redazione, sembrano prendere le distanze è un silente e complice processo di addomesticamento della guerra. La guerra “addomesticata” è una guerra portata nella domus, nelle nostre case, nelle nostre scuole, nelle nostre università, nelle nostre comunità, in sostanza nelle nostre vite attraverso un martellante e “divertente” processo di familiarizzazione e di esaltazione di valori quali “Patria” e “Onore”, che pure vengono richiamati nell’articolo, dal momento che la scolaresca si è fatta immortalare sotto la scritta che riporta la tragica endiadi, già dolorosa protagonista della nostra passata storia fascista. Del resto, l’immagine in copertina, apparsa a Brindisi sui capannoni della caserma, sta a testimoniare di un processo di normalizzazione della guerra attraverso la propaganda già abbastanza avviato.

Ci chiediamo, infine, come possano dei docenti, degli insegnanti, degli educatori ritenere che questo tipo di collaborazione con i militari, questa esternalizzazione del loro ruolo, che nella fattispecie è orientata a fruire “lezioni di combattimento”, cioè all’addestramento, possa «rafforzare il senso di comunità e cittadinanza», quando, invece, è piuttosto evidente che queste logiche di guerra servono a preparare il terreno per i futuri soldati che andranno ad alimentare le guerre di domani.

È un peccato che la Puglia abbia dimenticato l’insegnamento e le parole di un uomo che si è speso tanto per la Pace in tutto il mondo, il quale ammoniva nel lontano 1986: «Denunciamo a chiare lettere l’ingiustizia della corsa alle armi. Insorgiamo quando vengono violati i più elementari diritti umani in ogni angolo del mondo. Aiutiamo lo gente distratta a rendersi conto che lo sterminio […] di milioni di persone pesa sulla coscienza di tutti. Smilitarizziamo il linguaggio, spesso così intriso di assurde categorie belliche, che dà l’impressione di un agghiacciante bollettino di guerra. Preserviamo i nostri ragazzi […] dalle trasfusioni di violenza che essi metabolizzano paurosamente […]» (A. Bello, 2006).

Siano queste parole di don Tonino Bello, molto spesso citato indegnamente più che compreso a fondo, da monito per quei colleghi distratti e quelle colleghe distratte, che quotidianamente mettono piede nelle scuole, affinché comprendano che le logiche di guerra sono inique e deleterie per i nostri ragazzi e le nostre ragazze e si facciano veri/e portatori/trici di una cultura di pace nella loro prassi educativa.

Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Molfetta

3 pensieri riguardo “Brindisi, “Lezione di combattimento” per le scolaresche: questo è addestramento alla guerra

  1. […] Si terrà lunedì, 20 gennaio 2025 a Brindisi, presso la Biblioteca comunale in viale Commenda 1 la presentazione dell’ultimo volume pubblicato a cura dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università dal titolo Comprendere i conflitti. Educare alla Pace. Il testo raccoglie gli Atti del I Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, svoltosi a Roma il 10 maggio 2024. L’iniziativa è stata organizzata dai Cobas Scuola insieme alla Confederazione Cobas, al CESP (Centro Studi per la Scuola Pubblica), all’Osservatorio e promossa anche dal Comitato Liberi Cittadini e dall’Archivio Storico Benedetto Petrone APS al fine di sensibilizzare la cittadinanza al fenomeno della militarizzazione delle scuole anche a Brindisi, balzata agli onori della cronaca per la partecipazione delle scolaresche a “lezioni di combattimento” in caserma (leggi qui). […]

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