Befana 2025 delle Forze Armate in Lamborghini: tra tradizione e militarizzazione della società

La giornata della Befana, da pochi giorni trascorsa, è stata l’ennesima occasione per eventi organizzati dalle Forze armate, interpretata in stile poliziesco dal Ministero degli Interni, con una strategia ramificata a livello locale in tutto lo stivale.

In realtà, non è la prima volta che si mette in scena la Befana per manifestazioni propagandistiche e ideologiche, anzi accadde per la prima volta il 6 gennaio 1928, quando nacque la Befana Fascista, poi ribattezzata come Befana del Duce, occasione annuale per la celebrazione della retorica mussoliniana dietro ad azioni benefiche a favore dell’infanzia.

Dopo l’avversione culturale al fascismo nei primi anni del dopoguerra, la celebrazione della Befana ha successivamente occupato spazi culturali diversi e anche contrapposti, talvolta anche di carattere meramente folcloristico. Tuttavia, negli ultimi anni, invece di presentarsi in eventi da dopolavoro, come avvenuto in passato, sono proprio le amministrazioni locali e le forze armate a mettere al centro la Befana con grande spolvero di divise.

Ora, non si tratta di avversare la Befana e la sua ricorrenza, del resto la sua origine è antica legata a riti propiziatori pagani di oltre 2500 anni or sono – e sorvoliamo sulla retorica maschilista attorno a questa figura – ma ciò che preoccupa è l’uso strumentale della Befana, la donna che porta i doni ai bambini e alle bambine, per offrire una immagine delle forze armate vicine alla infanzia, di militari che elargiscono caramelle e dolciumi, non senza la classica nozione meritocratica finalizzata poi ad assegnare il carbone per cattivi comportamenti.

Si tratta della messa in campo di linguaggi subliminali ben architettati, sebbene non originali, visto il passato fascista, ma si tratta anche dell’ennesima occasione per celebrare la vicinanza delle Forze Armate ai giovani e alle loro famiglie. Questa normalizzazione della presenza invasiva del militare in divisa in vari contesti sociali, scuole e ospedali, in cui sono presenti bambini, bambine e genitori, associata ad figura mitica, la Befana, che per definizione entra appunto nelle case, risulta alla fine ben accetta nell’immaginario collettivo, anzi “desiderata” non solo per i suoi regali, ma anche per l’aurea magica che l’accompagna.

Quest’anno, però, si è voluto esagerare, arrivando dai/lle bambini/e non con le scarpe rotte, ma addirittura in Lamborghini, con uno sfoggio di potenza o meglio di arroganza coatta che mal si concilia con il suo mezzo tradizionale di trasporto, ovvero la classica scopa di saggina, un po’ demodè, ma proprio per questo, con la sua semplicità, affascinante (leggi qui la notizia).

Questo è quanto avvenuto al Policlinico A. Gemelli di Roma dove, la Befana, scesa dal bolide e seguita da uno stuolo di poliziotti e poliziotte in divisa e con la pistola, con in mano i sacchetti con i regali marchiati Polizia di Stato, contenenti probabilmente le tradizionali calze, ha fatto poi visita al reparto più sofferente della pediatria come quello oncologico. Si associa, quindi, la divisa ad una “solidarietà pelosa“, fatta per interesse, proprio perché in divisa d’ordinanza, armata e col cappello indosso, anche lungo i corridoi dei reparti che più colpiscono l’emotività di chiunque, mettendo così abilmente in secondo piano, appunto, le divise e le pistole (leggi qui la notizia).

La “Befana del Poliziotto”, a Ravenna, invece, è stata un’iniziativa organizzata dall’Associazione nazionale Polizia di Stato, con il supporto del suo presidente Fantini e del questore Pennella. L’evento si è svolto presso l’ex zuccherificio/Museo Classis, con personale della questura e motociclisti della Polizia Stradale, che hanno dato il “benvenuto” ad oltre cento bambini/e con le loro famiglie.

Ma il capolavoro retorico è stato compiuto dal DAP (Direzione Amministrazione Penitenziaria) del Ministero di Grazia e Giustizia, che ha sulla coscienza ben 85 morti suicidi tra gli agenti di Polizia Penitenziaria in 12 anni e il record di 90 morti suicidi tra i detenuti nel solo 2024: a Monza, Desio e Vimercate, dove la Befana in divisa ha visitato, anche qui, i reparti di pediatria, limitandosi però a quelli di medicina generale. Qui la generosità militaresca non si è fermata alle calze per i piccoli degenti, ma è andata oltre per quelli più grandi, è stata donata una PlayStation5 (all’Ospedale di Desio), mentre all’Ospedale di Vimercate è stata regalata una carrozzina.

A Sassari, invece, sono andati in scena gli agenti della polizia locale, che hanno consegnato 800 calze.

Potremmo elencare decine di altri esempi di Befane accompagnate da divise armate e in tutta Italia, spesso accompagnate da clown che tradizionalmente vanno nei reparti pediatrici tutto l’anno e non soltanto il giorno della Befana, ma il filo rosso è sempre quello: normalizzare la presenza delle divise, migliorare e ingentilire la loro immagine, in direzione di un’aumento della percezione di protezione proprio in un momento storico in cui alle forze armate e di pubblica sicurezza viene chiesta un’azione repressiva direttamente proporzionale all’impoverimento della società, all’aumento della precarietà e della polarizzazione ideologica creata ad arte tra chi sta dentro il sistema e chi, in un modo o nell’altro, ne è emarginato.

Riflettere su tutto ciò è compito della società civile, dei cittadini e delle cittadine, ma anche delle associazioni, degli enti e dei corpi intermedi, funzionali a generare con estrema consapevolezza nelle comunità quell’educazione alla pace che serve affinché il nostro Paese resti una società civile e non una società militarizzata.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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