Bandi universitari con posti riservati alle Forze Armate: prassi, privilegi o militarizzazione?

Giunge all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università la segnalazione di un bando pubblicato dall’Università degli Studi di Bari il 24 settembre 2024 relativo all’indizione di un «Concorso per titoli ed esami, per la copertura di n. 1 posto afferente all’area dei Funzionari, settore amministrativo-gestionale, con rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con regime di impegno a tempo pieno, profilo Tutor specialistico per le esigenze dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Il posto è riservato prioritariamente in favore dei componenti delle FF.AA. ai sensi del D. Lgs. 15 marzo 2010, n. 66».

Sulla specifica questione barese si era già espresso il giornalista Massimiliano Scagliarini della Gazzetta del Mezzogiorno (leggi qui), il quale nemmeno troppo velatamente pare volesse far intendere che una siffatta procedura con indicazioni così stringenti nel reclutamento possa essere stata architettata per favorire qualche persona particolare, una sorta di concorso ad personam. Del resto, in generale, che un/una militare possa avere delle competenze specifiche come comunicatore o come tutor per le persone con disabilità, stando al bando, è davvero una rarità che merita di essere seguita fino in fondo dal punto di vista dell’inchiesta giornalistico.

In realtà, il caso barese non è isolato, infatti come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo potuto constatare che le procedure di indizione di concorsi con la priorità riservata ai militari sono abbastanza diffuse, infatti la medesima circostanza si è verificata presso l’Università di Salerno (leggi qui il bando), in cui su tre posti di profilo tecnico-informatico uno è riservato alle Forze Armate, oppure a Lecce presso l’Università del Salento, dove abbiamo potuto riscontrare tre diversi bandi con priorità nei confronti delle Forze Armate (leggi qui e anche qui e qui).

Si tratta di procedure che avvengono “regolarmente” ai sensi del D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66, denominato “Codice dell’ordinamento militare” mediante il quale l’uso della formula strumentale “il posto è riservato prioritariamente in favore dei componenti delle FF.AA.” permette una strategica operazione concorsuale con la quale si opera una militarizzazione de jure e de facto del settore pubblico.

È chiaro che i processi giuridici che rendono “regolari” determinate procedure sono il frutto di precise scelte politiche e la scelta di riservare posti pubblici civili, anche a tempo indeterminato, prioritariamente a militari che hanno intrapreso la scelta della ferma breve è una precisa scelta politica di governi che dal 2010 (Berlusconi IV) hanno cominciato a militarizzare il mondo dell’istruzione terziaria e secondaria, per finire con l’introduzione nel 2015 dei PCTO (Renzi) e dei protocolli tra Ministero della Difesa e Ministero dell’Istruzione per l’espletamento nelle caserme.

Si tratta della dimostrazione del teorema che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università cerca di rendere esplicito da alcuni anni attraverso le sue iniziative sui territori: la militarizzazione è un fenomeno pianificato da anni, funzionale a generare una normalizzazione della guerra nelle coscienze e nella società civile sin dai primi dell’infanzia a partire dai processi legislativi, spesso ricorrendo alla decretazione d’urgenza per scoraggiare i processi deliberativi democratici.

La scelta politica dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è di tutt’altro genere e consiste nel generare e costruire nelle scuole e nelle università percorsi di pace tra i popoli, di accoglienza per le vittime delle guerre che avvengono ormai per procura, ma anche di comprensione critica dei fenomeni storici, ormai alla mercé di una informazione a senso unico, che non riesce nemmeno a prendere posizione su un genocidio che sta avvenendo in mondovisione.

Di seguito una nota informativa su tutto ciò che bisogna sapere sui posti riservati alle Forze Armate.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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