Militari e pubblica sicurezza: il dilemma di una società sempre più militarizzata

La questione non è di poco conto, affidare ai militari compiti di pubblica sicurezza potrebbe prestarsi ad ulteriori passaggi come attribuire i medesimi poteri a vigilantes privati.

Secondo la proposta di legge, presentata in Parlamento da esponenti del centro destra, i militari continueranno a non svolgere ruoli e funzioni di polizia giudiziaria, ma al contempo avrebbero la possibilità di identificare e perquisire i cittadini anche senza la presenza di agenti di Polizia e Carabinieri. L’obiettivo è già stato esplicitato da mesi: urge aumentare il numero dei militari presenti per le strade italiane a presidiare obiettivi e il centro cittadino, proposta che trova l’aperta contrarietà di settori delle Forze Armate propense invece a non distogliere i soldati dal loro compito prioritario ossia la preparazione alla guerra.

Per comprendere meglio la questione urge fare riferimento al decreto 1660 ancora in discussione al Senato e la continua richiesta di sorvegliare i recinti urbani o di introdurre nel Codice penale dei nuovi reati. In questi scenari la presenza dei militari e delle forze dell’ordine viene vista come espressione della presenza dello Stato, ignorando che ben altre potrebbero essere le espressioni e le modalità con cui palesare vicinanza alla cittadinanza (palestre e scuole aperte e gratuite, spazi biblioteca con iniziative, mense a basso costo per le classi sociali meno abbienti, condizioni lavorative migliori con retribuzioni dignitose, recupero e manutenzione dei quartieri urbani).

Se non hai nulla da temere non puoi che chiedere maggiore presenza delle forze dell’ordine e dei militari, è la costante risposta offerta a reti unificate a chiunque abbia palesato dubbi sulle scelte securitarie. Proviamo quindi a rovesciare il ragionamento: se si ritiene fondamentale la militarizzazione della società per la sua stessa sopravvivenza perché non prevedere ispezioni mensili della Guardia di Finanza nelle aziende a tutela della giustizia fiscale e della corretta retribuzione? In realtà il ragionamento è a senso unico ossia la militarizzazione va presentata come soluzione al dilagante conflitto sociale, questa logica securitaria e repressiva va applicata tuttavia alle classi meno abbienti, ai migranti ma non agli altri.

Il ricorso a continui e reiterati provvedimenti emergenziali vuole far passare l’idea che siano essenziali per la convivenza civile e a tutela della popolazione, per questo si alimenta la paura e l’insorgere di nuovi pericoli che giustifichino un intervento straordinario fino a vietare l’accesso agli spazi urbani a soggetti ritenuti minacciosi, con l’esplicito obbligo di spostarsi altrove (magari nelle periferie dove hanno spostato per anni i ceti popolari).

In qualunque modo si voglia affrontare l’ipotesi di estendere il potere di polizia giudiziaria alle forze armate, la questione rappresenta un segnale preoccupante per lo stato di diritto e non mancano, tra gli entusiastici paladini della militarizzazione, argomentazioni giuridicamente poco fondate ma assai influenzate invece da vecchi retaggi culturali di natura autoritaria e da una idea della città tanto chiusa quanto autoritaria.

E questo super potere dato alle Forze armate, inviso per altro, lo ripetiamo, anche a settori militari per ragioni magari opposte alle nostre, ricorda le ultimissime dichiarazioni del Ministro Crosetto al vertice di Bruxelles: l’obiettivo per i paesi UE è quello di raggiungere, per le spese militari, il 3% del PIL e non il 2%, una cifra ormai superata. Gli USA hanno manifestato il loro disappunto verso una spesa giudicata troppo bassa in campo militare e il Governo, anche chi rivendicava decisioni assunte in autonomia e a tutela degli interessi nazionali, esegue pedissequamente gli ordini di Trump.

Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

Rispondi