Unieuro e Polizia di Stato con “Cuori connessi”: marketing aziendale e militarizzazione

Questa volta il Ministero dell’Istruzione e del “merito” ha battuto sé stesso aprendo le porte, con il progetto “Cuori connessi”, non solo alle forze dell’ordine, in questo caso la Polizia di Stato ormai monopolista della specifica competenza formativa sul cyberbullismo, ma anche platealmente a un privato come Unieuro S.p.A., leader del settore “consumer” nella commercializzazione tramite negozi, tradizionali e online, di elettrodomestici e apparati digitali.

In un momento di definanziamento al settore scuola e ricerca mai conosciuto prima, si è scelto di affidarsi ad un marchio ben conosciuto, anche dai giovani, per finanziare, in collaborazione con la Polizia di Stato, un progetto faraonico che secondo il sito web ufficiale, ha già coinvolto oltre 30.000 studenti e studentesse in tutte le maggiori città d’Italia e offerto strumenti sedicenti didattici quali un docufilm prodotto ad hoc, diversi supporti audiovisivi su YouTube, libri e tanto altro ancora. 

Il fatto che una società privata abbia tutto l’interesse a vendere proprio quegli apparati digitali che possono veicolare, appunto, fenomeni di cyberbullismo, non ha destato alcun sospetto ai piani alti del Ministero, né tantomeno che questo interesse passasse attraverso un’evidente operazione utile anche al proprio “bilancio sociale” d’impresa, nel nostro caso attraverso una sorta di cyberbull-washing.

Andando a vedere uno dei sussidi audiovisivi proposti, l’esperto che a più riprese interviene didatticamente è rigorosamente in divisa. Il clima generale con cui viene presentato il cyberbullismo, inoltre, attraverso la musica di sottofondo, il montaggio e le varie tecniche di linguaggio filmico e grafico,  rispecchia sempre quella logica ben collaudata, di cui parlammo anche a proposito del progetto, anch’esso in joint-venture con la Polizia, “Bulli-Stop”:  riconoscimento del pericolo, del “male”, come difendersi, come denunciare, eventualmente anche con l’ausilio, appunto, delle forze dell’ordine sempre pronte a difendere e proteggere il cittadino, in questo caso quello più debole.

Non una parola sulla virtualizzazione delle relazioni umane, sul tempo abnorme passato davanti ai vari device, tra cellulari e PlayStation a scapito degli incontri faccia a faccia o di un’attività sportiva magari in gruppo. In sintesi, non c’è una messa in discussione di tutta una realtà virtuale/sociale funzionale solo al potere delle piattaforme, che passa anche attraverso l’abdicazione della nostra libertà, della consegna a queste di tutto il nostro privato, individuale e relazionale.

Tornando al mix di marketing e contenuti pseudopedagogici veicolati dalla Polizia, non si può non notare, accanto al logo Unieuro, subito sotto al marchio, lo slogan “Batte. Forte. Sempre” che peraltro ci riconduce logicamente proprio al nome del progetto “Cuori connessi“. Non potendo chiedere, per ovvie ragioni, direttamente a Unieuro, abbiamo chiesto aiuto all’intelligenza artificiale per chiarire questa trilogia, in cui ogni vocabolo è seguito, non a caso, da un punto che rievoca, stilisticamente, appunto il battito cardiaco: “Batte. Forte. Sempre.”, è un’espressione che trasmette dinamismo, passione e continuità.

Batte” richiama il battito del cuore, simbolo di energia e vitalità, evocando un senso di vicinanza al cliente. “Forte” enfatizza la forza del marchio, la sua affidabilità e leadership nel settore dell’elettronica. “Sempre” sottolinea la costanza e la presenza continua di Unieuro nel mercato e nel servizio ai clienti.

Unieuro SpA ha interesse a vendere apparati digitali e tra le varie strategie di marketing c’è il progetto,   “Cuori connessi”,  pubblicità progresso detraibile fiscalmente che tranquillizza i genitori, rinforza il marchio aziendale migliorandone l’immagine e forse tranquillizza anche i ragazzi e le ragazze nell’usare come e forse anche più di prima ma questa volta “protetti” il proprio cellulare.

La Polizia di Stato, dal canto suo, dentro le scuole, ma anche con le infinite serie TV,  continua nella sua opera di “seduzione”, per farsi ben volere da ampi strati e fasce d’età della popolazione, tentando di derubricare a isolati fatti di mala-polizia di “poche mele marce” a partire dalla banda della Uno bianca, fino ai numerosi fatti più recenti. Tutto ciò in un momento storico in cui sarà chiamata a difendere gli interessi del capitale finanziario quando questi saranno messi in pericolo o semplicemente in discussione,  da movimenti di piazza composti dalle migliaia di persone sfrattate, lavoratori/trici impoveriti/e,  disoccupati/e anche a causa delle tecnologie digitali e persone inferocite dalla mancanza di interventi a tutela di un ambiente stravolto dal cambiamento climatico o dallo spreco di risorse in operi inutili.

Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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