“Taranto e il mare”. Scolaresche a bordo della portaerei: gioco di guerra, non gioco di squadra!

Sono ben 250 gli studenti e le studentesse che due giorni fa, il 12 marzo 2025, sono state/i condotti all’interno della Portaerei Cavour, l’ammiraglia della Marina Militare, ormeggiata presso la Stazione Navale Mar Grande di Taranto.

Si tratta di intere scolaresche dell’IIS Liside-Cabrini di Taranto, le quali all’interno di un progetto promosso dal Comando Interregionale Marittimo Sud, intitolato “Il mare e Taranto, un gioco di Squadra!”, hanno fatto una delle esperienze alle quali l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si oppone per ragioni essenzialmente didattiche e pedagogiche.

Tra l’altro, l’iniziativa ha trovato il supporto anche della Gazzetta del Mezzogiorno, che ne ha pubblicato la notizia con immotivato entusiasmo in un articolo di Redazione (clicca qui per leggere), proprio mentre stiamo correndo verso il riarmo con ben 800 miliardi di risorse che avremmo potuto destinare, ad esempio, all’edilizia scolastica, sempre più fatiscente.

L’opposizione a simili iniziative, ribadiamo, è di carattere pedagogico, infatti ci chiediamo e, soprattutto, chiediamo ai/alle docenti che hanno sostenuto l’iniziativa e che, dalla foto pubblicata sul giornale, vediamo sorridere al cospetto di uno strumento che produce essenzialmente morte: qual è lo scopo educativo della visita della «Centrale Operativa di Combattimento» presente all’interno della portaerei?

Ci dispiace contraddire il Comandante in 2^ dell’unità, capitano di fregata Nicola Petrecca, ma le cose non stanno proprio come ha egli stesso riportato ai ragazzi e alle ragazze: «A bordo, come in classe, la condivisione degli obiettivi è un elemento fondamentale per raggiungere i traguardi finali prefissati. Facciamo gioco di squadra».

In primo luogo, questa assimilazione della truppa a bordo alla scolaresca in classe è totalmente fuori luogo ed è pericolosa, capziosa, perché obbedisce ad una logica ideologica che cerca di normalizzare l’assetto di guerra, associandolo a quello della vita quotidiana che si vive nei luoghi della crescita e dello sviluppo intellettuale.

In secondo luogo, ma questo è notorio ed è scritto nell’esistenza stessa del corpo militare come corpo gerarchico, non è vero che nella truppa sia perseguita, come fine, la condivisione degli obiettivi finali. Questo argomento, noto come fallacia del cecchino texano, si regge sul fatto che l’affermazione occulta per i ragazzi e le ragazze il dato fondamentale della vita militare, cioè l’obbedienza, il rispetto del superiore, ma usa come esposizione un dato noto per similitudine, cioè quello della vita scolastica, dove certamente vale la solidarietà, il dialogo, la condivisione, il lavoro collettivo tra tutti e tutte.

Vale la pena ricordare, che un filosofo come Immanuel Kant nel 1795 ne La pace perpetua riteneva che gli eserciti permanenti dovessero scomparire e questo non solo perché, se ci sono, essi «minacciano incessantemente di guerra gli altri Stati con l’addestramento, onde mostrarsi sempre armati per essa», ma soprattutto perché l’essere assoldati per obbedire all’ordine di uccidere fa del soggetto uno strumento nelle mani di un altro (il superiore o lo Stato) e ciò non si accorda affatto con il diritto all’umanità e all’autonomia della volontà della persona.

Ecco, a fronte delle nostre ragioni pedagogiche, filosofiche ed essenzialmente improntate a costruire un orizzonte di pace per i nostri ragazzi e le nostre ragazze, restiamo in attesa che i colleghi e le colleghe, magari ancora piuttosto scettici/che sul processo di militarizzazione in atto, ci spieghino le motivazioni didattiche di questi progetti che, a nostro avviso, sono solo funzionali a normalizzare la guerra che ci apprestiamo a combattere. Si cerca così di indorare la pillola dell’arruolamento per i ragazzi e le ragazze, facendolo apparire una cosa bella, affascinante, divertente…mentre purtroppo la guerra è una sporca faccenda di morte, di distruzione, una tragedia che dovremmo allontanare dalle nostre scuole.

Per questi motivi chiediamo ai/alle docenti dell’I.C. “A.R. Chiarelli” plesso “G Battaglini” di Martina Franca di opporsi alla visita che le loro scolaresche faranno il 17 marzo prossimo presso la Portaerei Cavour a Taranto.

Occorre dare un segnale importante, soprattutto dalla nostra Puglia, Arca di Pace non arco di guerra, come ricorda la stessa Gazzetta del Mezzogiorno citando don Tornino Bello, un profeta inascoltato, il cui pensiero è più abusato che praticato fino in fondo. Occorre veramente invertire la corsa al riarmo e, al tempo stesso, l’interpretazione della guerra come un “male necessario” per i nostri tempi, come afferma qualche politico convinto guerrafondaio, non foss’altro che saranno poi i nostri figli e le nostre figlie a morire nei combattimenti armati, non i politici che le hanno volute e sostenute insieme a chi continua a fare sporchi affari con l’industria degli armamenti.

Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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