L’ennesimo Protocollo d’intesa è stato sottoscritto dal Ministero dell’istruzione e del merito con l’Associazione Nazionale Bersaglieri. Il titolo da solo è assai emblematico: “Promozione della conoscenza dei valori e degli ideali della storia patria per sviluppo delle competenze sociali e civiche in materia di cittadinanza” (clicca qui per il testo).
Di conseguenza, sempre nel nome della storia patria, ci dobbiamo attendere bersaglieri in servizio o in pensione nelle aule scolastiche ad impartire lezioni di storia e di educazione civica seguendo per altro le Linee guida ministeriali.
Non passa settimana in cui non venga siglato qualche protocollo con associazioni di reduci o di appartenenti alle forze armate.
Se in Svezia distribuiscono un manuale di sopravvivenza in caso di attacco militare, in Italia invece si sceglie una strada diversa, quella di estendere presenza, influenza, potere, autorità del militare all’interno della società italiana.
Con il dovuto rispetto, e tenendo conto del contesto storico, la diffusa e costante presenza dei militari ci riporta indietro nel tempo quando non c’era evento pubblico nel quale non partecipassero le camicie nere, mentre nell’Italia post unitaria le cerimonie vedevano presenti reduci garibaldini e mazziniani. Non neghiamo l’importanza della testimonianza orale e diretta, ma continuiamo a chiederci la ragione per la quale la scuola italiana debba dedicare sempre maggiore spazio all’esaltazione della patria come valore fondante della comunità in un momento in cui l’esaltazione dei sovranismi/nazionalismi sta esacerbando il clima politico mondiale.
La patria viene storicamente invocata nei momenti di crisi o quando un paese si prepara alla guerra, a riconvertire la economia stessa a fini bellici, proprio in questi contesti la presenza poi di militari nelle scuole, in veste di educatori, prepara i giovani alla normalità del conflitto bellico, alla sua ineluttabilità.
L’offerta formativa andrebbe arricchita in ben altro modo a partire dal personale insegnante e dai percorsi di loro competenza, dalla apertura delle scuole, dei laboratori e delle palestre ben oltre l’orario scolastico con personale adeguatamente formato o per mezzo di associazioni legate alla società civile.
Per promuovere la conoscenza del Risorgimento esistono musei e fondazioni civili (e non solo il Museo dei bersaglieri) assai più attrezzate e con personale competente, ci sono gli archivi e le biblioteche, il supporto di audio video. Non sentiamo quindi alcuna necessità di questo ennesimo Protocollo militarista alla lettura del quale, per vero senso civico, rinviamo Protocollo USR Lombardia – LAV.
Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
