Martedì 1 aprile allo spettacolo delle 18.30 al Cineclub Greenwich di Cagliari, la sala era piena prima della proiezione del film documentario Innocence di Guy Davidi, che è stato preceduto da una breve presentazione a cura dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.
Il film, che arriva a Cagliari per la prima volta, uscito in Italia nel 2022 e presentato alla 79° mostra del cinema di Venezia, ha suscitato l’interesse del CESP – Centro studi scuola pubblica, e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, perché parla di educazione e dei contesti scolastici fortemente militarizzati dello stato ebraico d’Israele, dove si preparano studenti e studentesse a un pesante servizio militare obbligatorio (tre anni per i ragazzi e due per le ragazze), e pertanto fornisce un’utile riflessione sulla nostra scuola pubblica in cui sempre più frequentemente si dispone la presenza dei militari, se ne propongono i valori come cosa incontestabile e si propone ai giovani l’ingresso in un corpo militare.
Sin dalle prime sequenze del documentario Innocence viene mostrata la distopia della pratica pedagogica volta, addirittura dall’infanzia, a orientare all’esperienza militare. Lo Stato ebraico ha bisogno di molti soldati che portino avanti anzitutto la quotidiana battaglia di mantenere l’occupazione militare nelle terre palestinesi (immaginiamo adesso col genocidio in corso nella Striscia di Gaza, gli attacchi in Cisgiordania, Libano e Siria).
Il mostrare armi ai bambini e alle bambine, fargliele toccare, mostrare il funzionamento, come se maneggiare uno strumento di morte fosse la cosa più naturale del mondo, ci dà il senso di un’aberrazione pedagogica socialmente accettata, e anzi affermata nelle aule scolastiche israeliane, ma non per questo meno oscena e allarmante. Un militarismo insegnato, anzi imposto dall’età infantile, che non contempla alternative né obiezioni. Le uniche obiezioni che scaturiscono, attraverso frasi rarefatte, sono quelle di bambini e bambine dotati di una sensibilità più acuta.
E così assistiamo alla narrazione multifocale di episodi che riguardano cinque giovani, di cui sono letti brani dai diari personali, poesie di loro composizione, giovani che vorrebbero evitare l’arruolamento ma non riescono a sottrarsi. L’esperienza nel mondo militare impone loro spersonalizzazione e alienazione, vedremo con quali esiti.
Da parte dei genitori si verifica l’involontaria rinuncia alla genitorialità, laddove possono fare ben poco, anche volendo, per difendere i figli da un’educazione militarista imposta dallo stato.
Nelle aule scolastiche del nostro paese si è verificato e si verifica che studenti della scuola primaria incontrino militari e che questi mostrino strumenti del loro mestiere, tra cui armi. Ha fatto scalpore il caso, e l’immagine, di un militare in mimetica accanto a una scolaretta che impugna una pistola appoggiando il ditino sul grilletto.
Infatti l’interesse con cui ci siamo accostati a questo film, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, è causato dall’avvicinamento che qui in Italia, da vari anni, il mondo militare sta attuando nei confronti della nostra scuola pubblica, in cui le classi di studenti ricevono sempre più spesso visite, conferenze, interventi da parte di esponenti di corpi militari per problematiche di vario tipo, dalle tossicodipendenze alla violenza di genere, eccetera, e come viceversa classi di studenti vengono mandati a fare alternanza scuola-lavoro (PCTO) in strutture militari, o ricevono informazioni, come attività di Orientamento, in conferenze e collegamenti webinar, che illustrano i valori, l’attrattiva e soprattutto la convenienza delle carriere militari.
Il fenomeno non è nuovo, ha avuto inizio vari anni fa con accordi tra i ministeri della Pubblica Istruzione e della Difesa (e si moltiplica ai livelli territoriali in protocolli tra Uffici scolastici regionali e vari corpi d’arma) ma solo di recente svela la sua intrinseca motivazione: siamo trascinati al riarmo, con spese che saranno devastanti per i nostri contesti sociali, e, a quanto variamente dichiarato ed evidenziato, con un gran bisogno di nuove reclute.
Vogliono farci apparire come altamente probabile una guerra in cui saremo direttamente coinvolti. Dunque devono recuperare effettivi, e la scuola è vista come un bacino di reclutamento a cui attingere. L’intero contesto sociale va convinto, secondo questa logica, che i militari sono lì anzitutto per portare aiuto alla popolazione in caso di emergenze sanitarie e calamità naturali.
Ma in effetti non è così, e il generale Masiello, capo di stato maggiore dell’Esercito, ce lo ricorda in un recente discorso, che i militari ci sono per fare al guerra e che mancano all’esercito una cifra come 40.000 effettivi che vanno arruolati.
Quindi guardando questo film e conoscendo i contesti della nostra società comprendiamo che il documentario di Guy Davidi fornisce elementi di riflessione anche a noi, mostrando dove può andare a finire una società militarizzata.
Alla proiezione delle 18.30 è seguita quella delle 18.30; stessi orari per il secondo giorno di proiezione, il 2 aprile. Le mattine del 15 e 16 aprile saranno dedicate alle classi scolastiche per proiezioni seguite da discussione sul film.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari

