Si sono recentemente svolti in Emilia Romagna con la partecipazione di quattro istituti secondari superiori nell’area di Imola i cosiddetti Corsi di Cultura Aeronautica (clicca qui per la notizia).
Secondo l’aeronautica militare sono 60 anni che questi corsi vengono svolti in tutta Italia sotto la guida del centro di formazione di Guidonia sempre dell’aeronautica militare. Gli elementi emozionali intorno ai quali si giocano molto dell’obiettivo propagandistico dell’Aeronautica sono ovviamente legati al volo in sé per sé: il decollo la visione proprio del proprio istituto scolastico visto dall’alto (clicca qui per info).
Insomma, una pura evasione dalla vita quotidiana terrestre per immergersi in una dimensione che certamente offre emozioni fuori dal comune e spesso irripetibili, se non per coloro che poi decidono di entrare nel corpo armato.
Il corso infatti non è soltanto una diffusione della cultura aeronautica con elementi di meteorologia e appunto aerodinamica, ma rappresenta un vero e proprio “assaggio” selettivo comprensivo di un test di acquisizione delle competenze acquisite che nell’ambito del corso stesso dà il diritto al grande privilegio di entrare in un velivolo ed effettuare un volo come copilota oppure passeggero.
Staccare i piedi da terra diventa così un privilegio per pochi selezionati così come entrare in un corpo a prima vista affascinante come quello dell’aeronautica non è certo un gioco da ragazzi oppure, se lo è, lo è per pochi super selezionati quasi dei supereroi o super uomini o donne.
Di pedagogico e formativo non c’è nulla in questa enfasi e sbornia selettiva così come ovviamente la guerra non è nemmeno contemplata nello scenario di sfondo delle varie interviste né tantomeno negli articoli del sito web ufficiale dell’Aeronautica.
Andando ad indagare, sono stati 150 gli studenti e studentesse romagnole/i che hanno partecipato ad un’iniziativa che ha avuto anche il patrocinio della regione Emilia Romagna, a riprova del fatto che il business della guerra e la cultura della pace che necessita di una difesa armata, perché sia tale, non conosce confini politici e partitici.
Questa competizione istillata nei ragazzi e nelle ragazze e coadiuvata dallo zuccherino del volo aereo è assolutamente riprovevole, soprattutto in un momento storico in cui il nostro Paese è circondato da guerre e di tutto c’è bisogno fuorché diffondere ed appoggiare l’idea che la pace si difende con le armi, soprattutto se ciò viene fatto in ambito scolastico.
Giocare sul concetto di privilegio al volo, puntando su quegli aspetti competitivi di cui, purtroppo, è permeata già pesantemente la scuola, impostata in questo modo negli ultimi vent’anni, è deontologicamente parlando un atto criminale ed irresponsabile, perché vuol dire incentivare i ragazzi e le ragazze ad essere potenziali bersagli in caso di conflitto.
I primi tre classificati in questa terribile competizione, infatti, provenienti dall’Istituto Alberghetti e dall’Istituto Scarabelli, potranno partecipare ad uno stage estivo presso il 60° Stormo di Guidonia durante il quale avranno ancora una volta l’opportunità di volare e vestire i panni di pilota, questa volta ai comandi del Twin Astir, l’aliante che costituisce una fondamentale tappa addestrativa nell’iter di formazione dei piloti dell’Aeronautica Militare. I primi due classificati, inoltre, avranno l’opportunità di effettuare ulteriore attività di volo presso l’Aeroclub Baracca di Lugo.
Insomma, il cosiddetto iter formativo che tecnicamente in realtà non è altro che un iter addestrativo prevede sempre questo grande premio del volo aereo, ma che invece di svolgersi su un ultraleggero di un aero club locale, oppure indossando l’attrezzatura di parapendio il deltaplano si svolge a bordo di un velivolo che trasporta bombe che potranno un giorno uccidere proprio ragazzi e ragazze non molto diversi da chi guida l’aereo.
I docenti con maggiore senso di responsabilità morale, a cui ci rivolgiamo, infatti, dovrebbero sempre ricordare ai ragazzi e alle ragazze tentate dal volo aereo con le stellette che sono stati circa 2000 i morti e 12.000 i feriti delle operazioni di guerra partite proprio dall’Italia per bombardare la Serbia a fine anni novanta sotto il governo D’Alema.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
