Soldatessa Oksana e altri giochi militari: militarizzazione dell’infanzia e propaganda bellica

Grazie a un articolo di Vladimir Volcic pubblicato su Faro di Roma apprendiamo della messa in vendita in Ucraina della Soldatessa Oksana, una bambola mutilata, vestita in divisa e con una protesi al posto di una sua gamba. Una rappresentazione dedicata al gioco e all’infanzia che certamente si aggancia alla propaganda militarista e nazionalista costruita negli ultimi decenni, di cui parla ampiamente Volcic nel suo articolo. 

Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università guardiamo con sospetto alla commercializzazione di articoli giocattolo e di videogiochi (clicca qui per l’articolo sui videogiochi con Leonardo SpA) che richiamino alla guerra e al combattimento fino all’ultimo sangue. Come docenti e come educatori siamo contrari al fatto che degli adulti coltivino tale immaginario, nelle policies e nella economia reale, fino a giungere sotto diverse forme alle nuove generazioni. Preferiamo le regole e gli sport in cui vengono stabiliti dei limiti precisi, e i concorrenti non abbiano da temere la propria incolumità. In guerra, invece, occorre ricordarlo, non esistono regole. 

Giochi Preziosi e tante altre aziende per giocattoli commercializzano bambole soldato, armi giocattolo, e mezzi militari giocattolo. Suggeriscono questi prodotti per bambini e bambine dai 4 agli 8 anni. Per guardarli con attenzione bisogna affidarsi però alle vetrine dei grandi rivenditori online (vi offriamo una breve carrellata). 

Se visitiamo il sito web italiano di Giochi Preziosi vediamo una sezione dedicata alla collaborazione con Difesa Servizi SpA con la reclame Generiamo valore. La Difesa è ormai un brand! Non vi vengono i brividi? Austerità, superiorità, controllo, nemico, con questi valori si muovono nel mercato come un ente qualsiasi.

Tra agosto e settembre 2023 abbiamo promosso una campagna contro gli zainetti della Giochi Preziosi con modelli dedicati all’Esercito, alla Folgore e agli Alpini. Il lancio pubblicitario usava formule forti del mondo militare «Tutti sull’attenti!» e «Per sentirsi sempre in missione!» come si trattassero di un gioco avvincente. In quella occasione abbiamo utilizzato gli hashtag #giochipreziosigiochipericolosi (giochi preziosi, giochi pericolosi) #nogiochidiguerra (no giochi di guerra). 

Esiste una forma ibrida di fare guerra, quella che si conduce con brevetti, tecnologie, informazioni secretate, notizie false e propaganda. Noi europei non siamo immuni a questo processo, tant’è che il generale Masiello, capo di stato maggiore dell’esercito italiano lo menziona sempre nelle sue dichiarazioni pubbliche. Chi tiene le redini economiche del mondo dice che «questo tempo storico è quello delle grandi potenze, non possiamo più sognare a occhi aperti un sistema dove tutti prendano parola. Bisogna affidarsi a dei capi, sacrificare le libertà conquistate in passato». Noi non siamo d’accordo.

Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci opponiamo alla riscrittura in chiave identitaria dei programmi scolastici, non siamo “italiani e basta”. Ci opponiamo ai campi scuola tenuti da militari, e siamo decisamente contrari a quei dirigenti scolastici che aprono le scuole alle forze di polizia, saltando però il passaggio della decisione collegiale, e inseriscono arbitrariamente quello che vogliono nei programmi. 

In Italia, ci avvisa il giornalista Paolo Berizzi, non si è mai spezzata la continuità tra le generazioni che conservano il culto fascista dell’autoritarismo, della violenza e della morte, dell’ossessione razzista e xenofoba, della disciplina militaresca e la pulsione identitaria. Il fatto che in parlamento, al governo, ai vertici di istituzioni statali italiane ci siano persone che celebrano le ricorrenze e le personalità del Ventennio. 

La militarizzazione dell’infanzia è un tassello chiave del piano oscurantista che ha già scelto la corsa militare e la deterrenza. Se non fermiamo questa corsa rischiamo di crescere una generazione segnata dall’odio, dimentica di cosa sono i diritti, le libertà e le garanzie. La convivenza pacifica non si improvvisa e richiede tanta formazione, oltre alla volontà politica. Noi stiamo andando da quest’altra parte. 

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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