Comazzo e Cologno Monzese: alle scuole primarie legalità con polizia, carabinieri, militari

Tra sirene spiegate, monitor di videosorveglianza e unità cinofile gli alunni e alunne della scuola primaria di Comazzo, per il progetto didattico sulla legalità, hanno fatto visita al polo della sicurezza di Peschiera Borromeo, formato dal comando della polizia locale e dalla caserma dei vigili del fuoco. Un progetto che come gli altri che abbiamo denunciato, e continueremo a denunciare, pone l’accento più sulla dimostrazione della forza che su aspetti realmente formativi.

Questa iniziativa, come tante altre, non è altro che una sensibilizzazione dei più piccoli e più piccole alle forze dell’ordine e della sicurezza pubblica, lontanissima dai progetti educativi sul come e perché vivere insieme.

A Cologno Monzese, leggiamo su un post di Facebook, i piccoli studenti e studentesse delle scuole primarie verranno portati al comando di polizia e della protezione civile. Lo stesso Comune in una recente delibera coinvolge le associazioni di volontariato per aumentare il controllo sul territorio dell’Associazione Nazionale Carabinieri (A.N.C.), l’Associazione Poliziotti Italiani (A.P.I.) e l’Associazione Nazionale Alpini (A.N.A.). Le associazioni che vorranno candidarsi per tale attività sussidiaria avranno ruolo “di mera osservazione priva di autonomia, finalizzata unicamente ad attivare gli organi di Polizia Locale, i Carabinieri, la Polizia di Stato e le altre Forze dell’Ordine”. 

Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università percepiamo una regressione politica e culturale importante in Italia. Si sta tornando al controllo capillare del territorio, in questo tempo in cui le leggi si approvano per decreto e non con corso regolare in parlamento, proprio come accaduto con il ddl sicurezza che marginalizza il dissenso. 

Vediamo crescere il numero delle occasioni in cui forze dell’ordine pubblico guadagnano spazi di familiarizzazione con l’infanzia.

Come accaduto in passato, questa deriva militaristica e securitaria non porterà maggiore benessere alle comunità, i problemi sociali e generazionali si risolvono alla radice, con grande coinvolgimento della popolazione, servendola davvero, non servendola come decidono quei vertici politici che la condannano alla precarietà e non ne ascoltano le istanze, reprimendo e manganellando.

Gli spazi per la discussione e l’incontro sono sempre meno, la scuola pubblica invece che formare al dialogo e alla convivenza regala ore di didattica a corpi organizzati per reggimento, squadre, gerarchie così verticali da perdere contezza umana. 

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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