Di inaudita gravità è la nota emanata in data 8 gennaio 2026 dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio – Ambito territoriale di Roma, con la quale si chiede alle scuole di rilevare alunni e alunne palestinesi iscritti per l’anno scolastico in corso.
Nel documento non sono esplicitate la ratio e la finalità di questa richiesta, la cui finalità è tuttavia drammaticamente chiara: introdurre una sorta di “schedatura” all’interno delle scuole, che per loro natura e vocazione dovrebbero bandire qualsivoglia tentativo di discriminare le studentesse e gli studenti.
Non è dato sapere, al momento, se questa richiesta sia legata a pressioni o sollecitazioni del Governo e del Viminale, ma è un intervento inaccettabile e pretestuoso. Non vorremmo che fosse in atto una pericolosa equiparazione tra comunità palestinese e terrorismo o che si procedesse a una schedatura generalizzata di tutta la comunità palestinese presente sul territorio nazionale, magari (e non è un’ipotesi peregrina) su indicazione dello Stato di Israele (e non sarebbe la prima volta che i servizi segreti di Tel Aviv agiscono in spregio alla sovranità nazionale).
La nota dell’USR è non solo discriminatoria, ma socialmente pericolosa e rappresenta un precedente in aperta violazione dei principi costituzionali, in particolare dell’articolo 3.
Le scuole non sono uno strumento di controllo delle comunità migranti, ma luoghi da cui la discriminazione è bandita per favorire processi di integrazione e inclusione a tutela della crescita culturale ed umana di studenti e studentesse.
É evidente come a seguito dell’imponente ondata di partecipazione da parte di docenti, studentesse e studenti alle mobilitazioni autunnali di condanna del genocidio e a sostegno della Global Sumud Flotilla si sia diffuso nelle scuole un clima poliziesco, volto a intimidire la comunità scolastica e tutte le sue componenti e a mettere a tacere non solo le voci dissenzienti, ma perfino una libera discussione: come abbiamo più volte sottolineato, questo Governo ha come obiettivo imbavagliare il mondo della conoscenza e opera scientemente in questa direzione.
La nota qui in esame si inserisce in un contesto nel quale l’inasprimento della repressione del dissenso è all’ordine del giorno, se consideriamo che il 14 gennaio il Ministero dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha presentato un nuovo e corposo “pacchetto sicurezza”, alla cui analisi ci dedicheremo a stretto giro.
É però degno di nota che alcuni dei provvedimenti proposti siano esplicitamente volti alla criminalizzazione del mondo giovanile, e questo ci riconduce al mondo della scuola, che per sua intrinseca vocazione dovrebbe operare nella direzione dell’integrazione e non certo della ghettizzazione e censimento su base etnica, che rappresenterebbe peraltro un pericoloso precedente nonché un’inquietante riedizione di norme che nel 1938 partirono anche dalle scuole nell’intento di “identificare” un gruppo etnico, isolandolo rispetto al resto della cittadinanza e facilitandone in tal modo la persecuzione.
Rileviamo, infine, un aspetto paradossale della questione, che richiederebbe analisi ben più approfondite: mentre da una parte si negano l’esistenza e la legittimità di uno Stato di Palestina, si ammette l’esistenza di cittadini e cittadine palestinesi quando questa “identità” è funzionale al loro controllo e alla loro discriminazione.
Alla luce di queste considerazioni, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università richiede il ritiro della nota, la presenza del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in Parlamento per fornire spiegazioni, un chiarimento pubblico sulla intera vicenda per evitare, in futuro, il ripetersi di simili iniziative.
Chiediamo una sollevazione generalizzata e un atto di disobbedienza civile da pare del mondo della scuola, che in tutte le sue componenti superi le divisioni interne, le diverse appartenenze sindacali, la divisione tra docenti e non docenti, genitori, studentesse e studenti:
uniamoci e opponiamoci strenuamente a questo inconcepibile atto di violazione dei diritti costituzionali e umani e facciamo sì che le scuole ancora una volta tornino a essere baluardo della giustizia e della democrazia.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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