Attiva nel Collettivo «Contro ogni forma di Autonomia Differenziata», creato a Roma (2017) e diffusissimo in tutta Italia grazie all’impegno di Marina Boscaino e di numerosi giuristi, Marcella Raiola, docente di liceo di Torre del Greco, ha organizzato numerose iniziative contro la regionalizzazione fiscale, nelle piazze di Napoli e dell’hinterland partenopeo. Marcella è attivissima anche nel gruppo Pro Palestina, come ci spiega nell’articolo inviatoci e che pubblichiamo volentieri, nel quale ci segnala un episodio di censura legato alla “preparazione” del clima che porterà all’approvazione del DDL sulla sicurezza, fortemente repressivo. Il 27 gennaio è una data importante, oggi più che mai, considerato che è lo Stato di Israele ad aver perso la sua memoria, affogata nel vittimismo che giustifica il genocidio in atto in Palestina.
La memoria in ostaggio
“Volevamo salvare la Palestina, ma è la Palestina che sta salvando noi“: questo non è uno slogan, ma una consapevolezza che si è fatta strada nel corso delle oceaniche e reiterate manifestazioni di protesta contro il genocidio – oscenamente sostenuto a livello militare, politico, economico, culturale e mediatico dal superbo “Occidente democratico” – che Israele sta perpetrando a Gaza e in Cisgiordania, con il dichiarato scopo di portare a termine la colonizzazione della Palestina dopo averla definitivamente “ripulita” dei suoi abitanti, da 80 anni perseguitati e oppressi.
Di questa diffusa consapevolezza sociale, soprattutto, il governo ha paura, per questo ricorre alla “blindatura” del discorso pubblico, alla censura, anche preventiva, al ricatto morale, alla minaccia, al silenziamento manu militari. Perfino in periferia. Perfino a Torre del Greco, dove ai membri del Coordinamento Pro Palestina è stato vietato, con prescrizione emanata e notificata dalla Questura di Napoli, di tenere un presidio (annunciato e regolarmente comunicato dieci giorni prima) il giorno 27 gennaio, dedicato a una Memoria che è stata presa in ostaggio dall’entità israeliana, maestra di insopportabile vittimismo contro ogni evidenza e malgrado le reiterate condanne dei tribunali internazionali.
È Israele, infatti, che ormai decide se e quando le cittadine e i cittadini italiani possono parlare nelle loro strade e scuole, e in che termini. Il provvedimento prescriveva lo spostamento coatto della data, il divieto di esibire contrassegni “territoriali” (la bandiera palestinese!) qualificati tout-court come simboli di odio razziale, e annunciava l’apertura di procedimenti penali e amministrativi a carico dei trasgressori, in caso di violazione.
Prima dell’interdizione scritta, gli ispettori avevano provato, con insistenti telefonate, a persuadere i membri del Coordinamento a spostare spontaneamente la data, adducendo il pretesto dell’ordine pubblico, assolutamente risibile in un territorio come Torre del Greco, dove non esistono comunità ebraiche, e richiamandosi paternalisticamente a offensive ragioni di “opportunità etica”.
Quest’argomento della “opportunità”, squisitamente politico, è stato sentito come gravemente lesivo della dignità personale da parte dei membri del Coordinamento, e della dignità professionale da parte di quanti tra loro insegnano. Il termine, infatti, intriso di moralismo, contiene l’accusa indiretta di negazionismo e tentato vilipendio della Shoah, come se la sola scelta della data del 27 costituisse di per sé un oltraggio alla memoria dell’olocausto ebraico e alla sua pretesa “unicità”.
È stato fatto, insomma, un abnorme e illegittimo processo alle intenzioni, e i numerosi condizionali presenti nel documento interdittivo lo dimostrano, così come l’uso della parola “conflitto” al posto di “genocidio” e della parola “sacralità” in relazione alla data del 27 dimostrano a chiare lettere la speciosità e faziosità dei ragionamenti che hanno indotto la Questura a calpestare e negare un diritto costituzionalmente tutelato. Del resto, siamo alla vigilia (10 febbraio) dell’approvazione di un disegno di legge aberrante, a firma dei deputati Scalfarotto e Romeo, che introduce l’equiparazione di antisemitismo e antisionismo e prevede l’odiosa delazione, specie nelle scuole e nelle università, ai danni di chi oserà criticare l’operato di Netanyahu, che equivarrà a “negare l’autodeterminazione del popolo ebraico”, secondo quanto prescritto dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), un organismo intergovernativo elevato a fonte di un diritto, che pretende di trasformare in tabù linguistici e concettuali pensieri e parole non allineati con il progetto genocidario del sionismo.
Sorvegliare e punire: questo l’orizzonte fascista e avvilente verso cui il paese si avvia, pur di partecipare alla spartizione delle spoglie di Gaza e compiacere gli USA in declino.
Il diritto, interno e internazionale, viene piegato alle pretese del crimine più grave. L’impatto storico ed emotivo della Memoria viene artatamente cristallizzato e circoscritto al passato remoto perché i sionisti al potere in Israele possano fare leva sulla pagina più atroce della storia ebraica per scriverne un’altra di pari mostruosità. Ilan Pappé ha profetizzato che l’abuso della Storia e le museruole imposte a chi denuncia la verità finiranno col ritorcersi contro il sionismo. Lo crediamo fermamente. Ma ora è tempo di resistere strenuamente ad ogni forma di repressione funzionale, perché si rischia di non avere più alcun diritto da rivendicare.
prof.ssa Marcella Raiola, membro del Coordinamento pro-Palestina di Torre del Greco
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