Da tempo, sul rapporto tra Costituzione italiana e guerra è in corso una disputa. Appellandosi all’articolo 111, molti studiosi interpretano la Carta nella chiave di un radicale pacifismo. Non mancano, però, coloro che ridimensionano questa lettura, richiamandosi agli articoli 782 e 873.
Tuttavia, fondate o meno che siano le precisazioni di questi ultimi, in punta di diritto risulta comunque impossibile giustificare le innumerevoli attività belliche in cui è coinvolto il Belpaese, così come la sua generale postura nell’odierna politica internazionale.
Un atteggiamento accompagnato da un’assillante propaganda, tesa a trasformare le politiche di riarmo in una necessità naturale. In un contesto siffatto, viene svuotato lo stesso richiamo costituzionale al ripudio della «guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» che rischia di ridursi ad ammonimento etico e moraleggiante, senza peso alcuno sulle decisioni assunte.
Ogni giorno al puzzle della guerra viene aggiunta una nuova tessera: se gli interventi militari presentati come missioni di altra natura sono ormai una tradizione, più recente è la spinta a varare di continuo provvedimenti legislativi di natura bellicista. Per non dire delle tante dichiarazioni che alludono a nuovi investimenti sul terreno bellico.
Emblematica e pericolosa appare una recentissima iniziativa del Ministro della difesa Guido Crosetto, tra l’altro presentata come mezzo per risvegliare l’Europa. Egli ha scritto all’Alto Rappresentante UE, Kaja Kallas, chiedendo un rafforzamento della missione ASPIDES (“Scudi”, in lingua greca), avviata dall’Unione europea nel febbraio 2024 e presentata come risposta agli attacchi degli Houthi contro le navi che passano nel Mar Rosso.
Per esser più specifici, nel sito del Ministero della Difesa la suddetta operazione viene agganciata all’obiettivo di «contribuire alla salvaguardia della libera navigazione e alla protezione del naviglio mercantile in transito in un’area di Operazioni che include Mar Rosso, Golfo di Aden e Golfo Persico, con compiti eminentemente difensivi, estesi alla difesa del naviglio mercantile nella sola area Sud Mar Rosso e Golfo di Aden Occidentale».4 In tale ottica, viene «pertanto previsto e autorizzato il ricorso all’uso della forza (…) oltre che per l’autodifesa anche per la difesa del naviglio mercantile di interesse UE e nazionale nell’area ad alta minaccia prospiciente lo Yemen nel Mar Rosso meridionale e il Golfo di Aden occidentale, in coerenza con la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare e in stretto coordinamento con le altre iniziative multi-laterali presenti nella regione».5 Invece, «Nella restante porzione dell’area possono essere esercitati compiti non esecutivi (dunque non è autorizzato il ricorso all’uso della forza…)».6
In teoria, ai Paesi partecipanti è affidato il compito di accompagnare le navi e di proteggerle, agendo sempre sulla base dei cosiddetti criteri di necessità e proporzionalità. Si dà però il caso che proprio nello Yemen imperversi da anni una guerra civile, alimentata da attori esterni come l’Arabia Saudita. In tale conflitto, l’UE non è neutrale ma piuttosto schierata con Riad. Ossia, con una spregiudicata potenza economica e militare, sempre più animata dall’intento di dettare legge nella Regione. Presentandosi, inoltre, ai paesi occidentali come garante dei loro interessi in un’area strategica. Sarebbe utile ricordare ai lettori, e agli interessati commentatori delle notizie internazionali, i tanti civili yemeniti uccisi nel corso degli anni dai bombardamenti sauditi.
In questi giorni Guido Crosetto ha ripetuto spesso la posizione dell’Italia vantandosi, inoltre, di aver dato una scossa all’UE circa la missione ASPIDES. Peccato che di queste vicende non si sia discusso in Parlamento: da tempo, infatti, alla Camera e al Senato non arrivano ordini del giorno sulla politica estera. Molti parlamentari nostrani sembrano essersi abituati a processi decisionali che, soprattutto in relazione alle questioni estere, escludono ogni loro pronunciamento.
Peccato, ancora, che le soddisfatte dichiarazioni del Ministro della Difesa siano arrivate alla fine di un giorno nel quale un aereo da guerra italiano è stato colpito dagli Houthi. Ovvero, da quei ribelli yemeniti di fede sciita che l’Arabia Saudita individua come un nemico esistenziale.
Ora, non è da molto che abbiamo appreso della presenza di un distaccamento militare italiano in Arabia Saudita. Tanto per cambiare, di ciò il Parlamento non ha mai discusso. Ma stanziare contingenti militari in un paese in guerra significa schierarsi apertamente, anzi prendere parte al conflitto. Che ciò susciti una reazione militare della parte avversa non dovrebbe sorprendere. In questo scenario, è ancora possibile accettare la classica litania circa il nostro pacifico paese, impegnato in missioni di pace ma aggredito deliberatamente?
Il problema principale, però, è forse un altro. Mentre è in corso questa escalation che aggiunge, come si scriveva all’inizio, delle tessere al mosaico della guerra permanente, alcune realtà italiane contro la guerra e la militarizzazione sembrano sottovalutare la situazione. Limitandosi, nel migliore dei casi, a dichiarazioni retoriche e vaghe sulla Costituzione o auspicando una presa di posizione del silente Mattarella, in questi giorni visto peraltro in compagnia di Crosetto in un’occasione tutt’altro che amena: l’esercitazione “Aegis 26” dell’esercito italiano.
Ma non è più tempo di essere generici. Anche perché Crosetto ha chiesto cose concrete a Kaja Kallas: nuovi mezzi, uomini e contributi alla missione europea nel Mar Rosso.
Passività del movimento pacifista
Era l’inizio di agosto, ossia meno di due mesi fa, quando il portale “Analisi Difesa” riferiva di centinaia di soldati italiani presenti nel territorio dell’Arabia Saudita. Tale dislocamento, tutt’altro che casuale, avrebbe dovuto almeno insospettire, visto che non comprendeva solo soldati ma anche aerei da guerra e altri armamenti.
Di fronte a certe notizie, la passività di settori tradizionalmente pacifisti stupisce. Volendo, assai più di quella mostrata per il mancato coinvolgimento di Camera e Senato (d’altronde, in tempi di recrudescenza bellica, la democrazia borghese può diventare un lusso insostenibile, da accantonare in favore di processi decisionali rapidi e accentrati). E anche quando si denunci il coinvolgimento italiano nei conflitti spesso si glissa sull’economia di guerra, che riscrive le regole vigenti restringendo gli spazi di democrazia, libertà e agibilità sociale e che impone una ristrutturazione economica che coinvolge direttamente le infrastrutture logistiche e produttive della nazione.
In ogni caso, mentre qui si sonnecchia, l’Italia sostiene lo sforzo saudita di salvaguardare e rafforzare il proprio potere in un’area segnata da gravi tensioni. E scende in campo anche perché, questa volta, Trump non intende spostare truppe e armi nell’area. Propaganda a parte, ha verosimilmente tratto una lezione dalla guerra all’Iran, ovvero che i costi possono risultare assai più elevati dei presunti benefici imperiali.
Sempre più alla ricerca di un posto al sole, il piccolo imperialismo italiano gioca irresponsabilmente alla guerra. In alcuni frangenti, e in particolare quando preme sull’Unione Europea, sembra addirittura sostituirsi all’alleato statunitense. Un’imitazione di non eccelso livello, che potrebbe tradursi in ulteriori disastri.
E. Gentili, F. Giusti, S. Macera, Osservatorio contro la militarizzazione di scuole e università
1 «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».
2 «Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari».
3 Tale articolo, riguardante le funzioni del Presidente della Repubblica, nel comma 9 specifica che questi «Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere».
4 Operazione Aspides, in https://www.marina.difesa.it/cosa-facciamo/per-la-difesa-sicurezza/operazioni-in-corso/Pagine/operazione_aspides.aspx.
5 Ibidem.
6 Ibidem.
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