Da Pozzallo alla Brianza: minimo comune denominatore bandiere e sudari per normalizzare la guerra

Le segnalazioni qui commentate sono diverse per argomento e per provenienza territoriale. Eppure, esiste fra questi invii all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università un denominatore comune. Non è nemmeno minimo – per stare nella metafora aritmetica – essendo costituito dalla occorrenza di parole, di locuzioni e di concetti che ruotano intorno alla guerra come ragione per la risoluzione delle controversie.

La guerra deve essere letta, e metabolizzata nella nostra coscienza politica, come motore della valorizzazione del capitale, in una fase di crisi strutturale, una delle tante previste da Marx. Crisi che si risolve – ma non è in realtà veramente mai solubile/solvibile – con la violenza dei riposizionamenti delle supremazie mercantili, con il sequestro di suoli e terre, con l’estrazione di risorse naturali e di capitale umano.

In Italia si palesa con una riconversione di un’industria già nata a più velocità nel secolo scorso, oggi morente con il suo lascito di lavoro perduto, precarizzato, velenoso. Per darci conforto e qualche elemento di speranza, parto dal Sud, un meridione che non cessa di essere “questione meridionale”, interrogativo costante sul divario economico e sulla spinta all’arruolamento militare come risposta lavorativa.

In una scuola di Pozzallo, in provincia di Ragusa il 2 e 3 ottobre, un insegnante dell’istituto di secondaria superiore “Giorgio La Pira” parla di pace, e trae spunto dall’intitolazione della scuola, omaggio al costituente democristiano che fu sindaco di Firenze, nato proprio a Pozzallo. Uno studente prende parola e dice che la pace dovrebbe fare “più rumore della guerra”.

Il pacifismo, spesso accusato di ingenuità e perfino di codardia, non è laconico e, allora come far sentire la sua voce contro ogni, tutte, le guerre? Come manifestare il proprio diniego, rifiuto, diserzione quando è il caso – e pare che lo sarà con il ritorno della leva obbligatoria – alla devastazione, alla desolazione civile e ai rancori destinati a restare? Lo sguardo della classe viene rivolto alla più odiosa delle guerre, che non è nemmeno tale visto che non ci sono stati contendenti, ma uno solo – e i suoi alleati – che invade e fa razzia di un territorio, in Palestina. Genocidio a tutti gli effetti, pratica in cui soprattutto i bambini sono le vittime, attraverso i loro patimenti e la morte si piega un intero popolo. Così gli studenti comperano lenzuola bianche, come quelle che avvolgono i piccoli cadaveri, ci scrivono sopra un nome per una tumulazione simbolica e arrivano con le loro pezze, che ondeggiano come bandiere senza pennoni e senza patria, fino a Piazza Politeama a Palermo. (clicca qui). Una serie di foto arrivano da Cosenza, Calabria.

Purtoppo le altre tre segnalazioni suonano una musica diversa. Alla scuola superiore di Aeronautica Locatelli di Bergamo il futuro degli alunni e delle alunne è musicato sul rombo degli aviogetti di guerra, per mandato istituzionale dell’istituto. Del fascino del volo ho già parlato su queste pagine altre volte.

Inutile dunque ribadire la forza simbolica che riveste solcare i cieli, anche quando si fanno ricognizioni e simulazioni difensive o si sganciano bombe. In un lungo scambio epistolare fra il filosofo Günther Anders e il pilota che sganciò la bomba a Hiroshima, il giovane aviere scrive della sua vita perseguitata dalle Erinni – dee minori del castigo – e dell’inutile ricerca di un luogo dove riposare la sua anima rotta. (G. Anders, L’ultima vittima di Hiroshima Mimesis, Milano 2016) Ma è una storia del secolo scorso.

Oggi si può manovrare un drone e lasciar fare all’algoritmo che governa la macchina, come in un racconto di Asimov; accettare gli effetti collaterali in termini di vittime civili fa parte delle regole di ingaggio. Ai voli a cui si preparano gli allievi del “Locatelli” partecipa anche l’Ente Nazionale Aviazione Civile (ENAC) perché ormai la difesa, non solo la guerra, è ibrida.

Nella logica innovativa dell’intermodalità, non rientra solo il traffico di merci, ma anche lo scambio di competenze tecnologiche sostenibili (altra parola magica: sostenibilità) fra civile e militare (clicca qui).

Altri voli, altra ebrezza per l’altezza, in Toscana, a Pistoia. All’istituto professionale “De Franceschi-Pacinotti” una circolare interna invita-obbliga in virtù dei protocolli firmati dal Ministero dell’istruzione e del Merito con quello della Difesa e con i vari corpi della forze armate – alla festa della Folgore, prevista in ottobre. La Dirigente non può contenere il suo entusiasmo e annota : «Durante la cerimonia gli studenti avranno l’opportunità di assistere all’aviolancio (sic!) del Tricolore nei cieli di Pistoia». Inoltre – aggiunge – sarà possibile visionare al Villaggio Folgore “i nostri strumenti”e ogni tecnologia a “nostra disposizione”. Il doppio aggettivo possessivo è un buon strumento retorico, forse allude alle abilità tecniche acquisite, o in via di acquisizione a scuola, e la prospettiva occupazionale nella Folgore (clicca qui).

Risalgo al Nord, a Monza in Brianza, nella Lombardia con ambizioni secessioniste, volgarmente dedicate a tenersi la propria roba. Senza troppo forzare la lettura dell’economia nazionale basata sull’auto, si può dire che anche l’autodromo di Monza fa parte del circuito di Motor Valley di cui ho già parlato a proposito di istituti professionali per giovani maranza, schiuma abbandonata dopo gli allori dell’automotive e delle piste per bolidi (clicca qui). Ma il giornalino on line locale Il cittadino ci parla invece di eccellenze, di studenti meritevoli.

Si tratta del concorso a premi organizzato dall’Associazione Vittime del Dovere che ha visto la partecipazione di 2000 alunni di scuole di ogni ordine e grado, con tanto di premiazione del miglior lavoro, elaborato scritto o artistico, avvenuta al Teatro 7 della città. Se in passato si è vista la presenza del Presidente della Repubblica, in sua assenza stavolta non mancano papaveri della politica locale, dei ministeri, gli ufficiali e i graduati di tutti i corpi.

Diamo uno sguardo al tipo di consegna data agli alunni e ai premiati (circa una ventina, almeno 5/6 scuole primarie e secondarie di primo grado: dunque bambine e bambini). Il senso del dovere manifestato nell’esercizio dei propri compiti non fa distinzione del tipo di divisa e del compito medesimo. I caduti sono stati tutti coraggiosi e sono un esempio di virtù per i più piccoli, i più giovani che su questo dovevano esercitare la propria creatività ammirata.

Cittadinanza, legalità, obbedienza al dovere “interforze” per Esercito, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Guardie Carcerarie, Marina, Aeronautica, Polizia Urbana. Come abbiamo più volte segnalato, i Carabinieri si curano delle violenze di genere e delle dipendenze, la polizia locale e di Stato arresta i malviventi, la Guarda di Finanza vigila sui reati finanziari e sul lavoro in nero, i carcerieri si prendono cura della riabilitazione del reo, i Vigili del fuoco tentano di spegnerlo, i corpi militari si preparano alla difesa totale e alla guerra. Non è proprio quello che dice il bando e che riferisce il giornale locale, ma non sono così lontana dal vero. Essendo una festa non manca la fanfara, militare ovviamente ( clicca qui).

Mentre, proprio attraverso queste iniziative rivolte ai bambini e ai giovani, si diffonde come un veleno capace di sopire la mente e instupidire il ragionamento l’ideologia della guerra e della difesa armata e civile. Crescono le manifestazioni di protesta, a tutti i livelli con diversi e diffusi gradi di partecipazione (clicca qui e qui). Ne abbiamo scritto e molte sono le analisi sociologiche, politiche (clicca qui).

Se a Milano il clima nelle strade è rovente, qualcuno dice – con la prudenza tipica dell’adulto stupito quando non spaventato – si tratta di capire non per giustificare ma per dare senso alla violenza. Io credo che analizzare e capire ci porta anche a dar giustizia a giovani e legittimità alle lotte. Un’età giovane che vive il dramma delle famiglie strangolate dal caro-vita, obbligate alla burocrazia farraginosa e ostile per accedere a sussidi, a beneficenze concesse da un governo che non vuole governare il buco dell’evasione fiscale, del privilegio sfacciato e lamenta solo e sempre le economie del disavanzo macroeconomico.

Ragazze e ragazzi appena adolescenti, vestiti con gli abiti delle bancarelle di periferia che imitano i grandi marchi, vanno in centro-città come se attraversassero un confine segnato dai capolinea dei mezzi pubblici. A Torino il tram numero 3 parte dal Quartiere Vallette, oggetto una pseudo riqualificazione nel Novanta che non ne ha mutato la fisionomia marginale, e arriva al prestigioso salotto sabaudo, a ridosso della collina. Con in tasca due, tre euro i ragazzi vedono le vetrine che espongono pantaloni e giacche dal costo di due, tre salari dei genitori. Allora l’effrazione non è per prendere quel capo di vestiario, ma è il gesto rabbioso contro il simbolo di un vergognoso insulto alla loro condizione (clicca qui).

E Il Sud? Si ricordava il 22 ottobre scorso in un incontro del Coordinamento Contro Ogni Forma di Autonomia Differenziata che anche al Sud si moltiplicano le proteste, non solo a Taranto, o nelle città più grandi, mentre il Governo minaccia repressione e promette brioches, come la Regina che perse il collo. (clicca qui e qui ). Nella dimenticata Calabria i piccoli trasportatori, proprietari dei mezzi che utilizzano per le consegne, sono strozzati dall’aumento del carburante e dal languire del mercato interno. Il fondo di coesione del PNRR prevede che il 40% delle risorse a disposizione vada al Sud, ma non trova attuazione.

Eppure qualcosa si muove e strepita. Da Cosenza ci segnalano una serie di foto – raccolte dal canale Cosenza Channel – di una grande mobilitazione in cui si vedono numerosi adolescenti e giovani levare cartelli contro il caro-vita e il furto di futuro. Purtroppo, come di consueto accade sulle pagine social, dove commentare è diventato un modo per esprimere giudizi sommari (tanto c’è pur sempre l’anonimato che protegge), alcune e alcuni sentenziano che i ragazzi non sanno cosa significa caro-vita.

Lo sanno, come ho scritto più su, lo capiscono quando in casa il clima è pesante, quando si fatica ad arrivare a fine mese, quando ci si accorge che mancano i servizi essenziali, trasporti, cure mediche, asili nido. Sullo stesso canale di informazione il giovanissimo sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, eletto nella lista Coalizione Civica, manda a dire al Governo che le proteste degli agricoltori, così come quelle dei trasportatori, non sono infiltrate dalla’ndrangheta e si dichiara pronto a costituirsi insieme ai lavoratori. ( clicca qui e qui)

L’ideologia della guerra, nel torpore delle coscienze, serve anche a coprire come un sudario la povertà degli italiani. E la spesa del Ministero della Difesa aumenta.

Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università


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