Nel pomeriggio di ieri, 1° giugno, a Busto Arsizio come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo partecipato alla manifestazione indetta dagli studenti e dalle studentesse delle scuole superiori di Busto, Gallarate e di altri Istituti della provincia di Varese. Un corteo con la presenza di oltre 500 persone e con molti giovani, indetta per esprimere la solidarietà al popolo palestinese, contro tutte le guerre e contro la militarizzazione delle scuole e della società.
Tantissimi gli slogan e gli interventi che denunciavano il genocidio dei palestinesi con gli ultimi bombardamenti su Rafah e le stragi di oltre 15.000 bambini. Interventi anche sulla complicità dell’Italia con Israele, infatti oltre a tutte le armi inviate da sempre dall’Italia al regime sionista per opprimere i palestinesi, nell’ultimo trimestre (ottobre-dicembre) del 2023, l’Italia ha inviato “armi e munizioni” a Israele per il valore di 2,1 milioni di euro e 14,8 milioni di euro in “aeromobili”. Ciò vuol dire che i civili di Gaza sono morti per armi prodotte e inviate dall’Italia. Il commercio militare tra israele e l’Italia è tuttora in corso.
Le aziende di maggior spicco in questo crimine sono Fiocchi Munizioni, a Lecco, e Alenia Aermacchi del gruppo Leonardo; quest’ultima ha sede a Venegono Superiore in provincia di Varese. Si è evidenziato anche il ruolo dell’Eni, a cui Israele ha concesso un’area marina che appartiene alla Palestina al largo della striscia di Gaza per estrarre riserve di gas. Ovviamente negli interventi si è posta più volte l’attenzione sulla militarizzazione del sapere, sia nelle scuole che nelle università.
Accade, infatti, che l’Istituto “Giovanni Falcone” di Gallarate manda gli studenti e le studentesse a svolgere i PCTO presso la base NATO di Solbiate Olona; l’Università Statale di Milano ogni anno invia studenti, studentesse e docenti a bordo delle navi della Marina Militare nell’ambito dell’esercitazione Mare Aperto; il Politecnico di Milano collabora con aziende come Leonardo ed Eni. Insomma, accade che nell’ambito dell’istruzione si tenta di inculcare una normalizzazione delle guerre e scuole e università sono individuate come «settori strategici per la diffusione della cultura della difesa», ideologia improntata a preparare la popolazione a guerre per difendere gli interessi economici di poche aziende, ad esempio dell’industria bellica e energetica, a discapito di intere popolazioni.
Sia sul testo di indizione del corteo che negli interventi, ci si è espressi contro ogni relazione con lo Stato terrorista e genocida di Israele e con l’apparato militare di qualunque genere.
Un corteo con pluralità di voci unite nei seguenti obiettivi:
🔻 NO ALLA MILITARIZZAZIONE DI SCUOLE E UNIVERSITÀ
🔻 BOICOTTAGGIO ACCADEMICO DELLO STATO DI ISRAELE
🔻 STOP ALLE COLLABORAZIONI DI SCUOLE E UNIVERSITÀ CON AZIENDE CHE TRAGGONO PROFITTO ATTRAVERSO LA GUERRA
🔻 STOP ALLA CRIMINALIZZAZIONE DEL DISSENSO POPOLARE
Alcuni scatti della manifestazione a Busto Arsizio.











