Cremona, segnalazioni su condizionamento culturale e militarizzazione delle scuole

Che le forze armate approfittino di ogni spazio lasciato vuoto dalle scuole per proseguire con una campagna di condizionamento culturale ormai pervasiva lo dimostrano alcuni episodi nei mesi scorsi a Cremona.

Il primo riguarda l’Istituto “Stradivari”, Polo delle Arti, sulla cui pagina Facebook (clicca qui) è stato condiviso un post della Fondazione Tender to Nave Italia, in cui si spiega come il 18 marzo si sia svolta la giornata di preparazione della Campagna Nave Italia 2024 – Cambio di Rotta, con la partecipazione di vari enti.

Nave Italia è un brigantino di proprietà dal 2007 della Fondazione Tender to Nave Italia, una Onlus costituita dalla Marina Militare Italiana e dallo Yacht Club Italiano e il cui equipaggio è composto esclusivamente da personale militare. Si tratta di «una nave iscritta nei ruoli del naviglio militare italiano e gestita in compartecipazione tra i due soci della fondazione – Marina Militare e Yacht Club» (clicca qui). Tra i Partner Promotori della Fondazione le aziende Siad Spa, Rolex Italia e Fincantieri.

L’Istituto “Stradivari” è da anni tra le scuole che aderiscono a Nave Italia con progetti in cui docenti, studenti e studentesse con disabilità o con bisogni educativi speciali si imbarcano per qualche giorno per una “esperienza di inclusione” (clicca qui e anche qui). Inoltre il progetto Nave Italia è inserito nel PTOF 2022-25 dell’Istituto Stradivari con le finalità di «sviluppare una politica attiva per il successo formativo», per «prevenire e contrastare la dispersione scolastica […]; realizzare un percorso coerente con gli specifici bisogni degli alunni individuati […]; valorizzare la vocazione inclusiva della scuola attraverso la realizzazione di un percorso che prevede la partecipazione di studenti con bisogni educativi speciali e disabili. Per gli studenti direttamente beneficiari il progetto si pone i seguenti obiettivi: sviluppo delle competenze relazionali; sviluppo delle competenze operative; sviluppo delle competenze orientative; sviluppo delle competenze espressive specifiche; sviluppo delle competenze trasversali».

A fronte di tutte queste finalità, ci si chiede perché, per raggiungere gli obiettivi sopra elencati, la scuola debba cercare come ente formatore una realtà costituita da Marina Militare e Yacht Club, che non hanno certo nel loro DNA finalità socio-educative e la presa in carico del disagio psicosociale. Per quale motivo, inoltre, delegare le funzioni educative che le sono proprie prestando così il fianco all’operazione in atto da anni di colonizzazione dei suoi spazi e sbrindellamento della sua funzione pubblica? Se proprio necessarie, le risorse esterne alla scuola si potrebbero di sicuro individuare in realtà civili con una solida vocazione educativa con cui collaborare. Certo la suggestione di un veliero antico può risultare attrattiva, ma la coerenza tra mezzi e fini dovrebbe essere un valore superiore rispetto all’esoticità della proposta, diversamente la scuola diventa occasione per l’ennesima operazione di mistificazione a fini militari e di propaganda di un corpo armato: ci sembra evidente infatti che le proposte di Fondazione Tender to Nave Italia corrispondano a un’azione di brand-washing e social-washing che maschera le reali funzioni di forza armata della Marina Militare con una vernice caritatevole e umanitaria-assistenziale.

Infine, aderire alla mission di Tender to Nave Italia significa anche sdoganare, in modo sottile e subdolo, la militarizzazione dell’immaginario, della cultura e dell’educazione se è vero che nel Bilancio sociale Nave Italia 2018 (clicca qui) a pag. 24 si legge che il metodo di Nave Italia è basato «su pochi e concreti principi» che «sono capisaldi della vita militare», facendo familiarizzare docenti, studenti, studentesse e istituti scolastici con i codici della cultura militare, la gerarchia e il verticismo e avvicinando le scuole sempre di più, in tempi di «terza guerra mondiale a pezzi» già in atto, ad una mentalità bellicista.

Un secondo caso riguarda il  convegno #CodiceRosso-Non sei sola (clicca qui) organizzato a febbraio dal delegato del Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale, con il patrocinio di Comune di Cremona, Provincia e Regione Lombardia e in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Territoriale. Scopo dell’evento, al quale sono stati invitati studenti e studentesse di otto Istituti superiori, è quello di «sensibilizzare sempre di più l’avvicinamento alle forze dell’ordine», perché «deve esserci più fiducia, i giovani devono vedere la divisa come una risorsa e un aiuto».

Fa specie che la Polizia Locale si preoccupi della fiducia dei giovani verso la divisa, quando i media per diversi giorni ci hanno mostrato le manganellate inflitte agli studenti (della stessa età dei partecipanti a questo convegno), che tanto hanno preoccupato perfino il Presidente della Repubblica. Non si capisce inoltre perché l’Ufficio Scolastico e le scuole partecipanti, per parlare ai giovani della violenza di genere, si uniformino ad una visione securitaria, tanto di moda in questi tempi di guerra, quando invece dovrebbero riaffermare il proprio ruolo formativo attraverso un processo educativo e culturale che ponga al centro l’educazione all’affettività e alla responsabilità, al riconoscimento delle emozioni e al rispetto.

Un ultimo caso risale al 7 febbraio. Sulla cronaca locale (clicca qui) si può leggere: «Nell’ambito della cultura alla legalità promossa come ogni anno dal Comando generale dell’Arma dei Carabinieri per le Scuole italiane al fine di promuovere la legalità il rispetto delle regole e dei diritti delle persone di qualsiasi ordine sociale e culturale si è tenuto venerdi 2 febbraio alla scuola media Campi un incontro con studenti delle terze classi sul tema: La pericolosità dei fuochi d’artificio pirotecnici, effetti di un uso errato di tali esplosioni».

Ci chiediamo come possa un’informazione sulla pericolosità dei fuochi d’artificio rientrare in un percorso di formazione alla legalità e denunciamo come, attraverso questi percorsi, la scuola deleghi alle Forze dell’Ordine spazi che di diritto spettano al corpo docente e alla comunità educativa della scuola. Perché non sviluppare ad esempio l’educazione allo studio e alla comprensione di che cosa possa o non possa essere la legge, affidando questo agli insegnanti di classe?

Crediamo che a scuola si possano promuovere i principi del rispetto delle persone e delle differenze solo se si costruiscono giorno per giorno relazioni improntate alla fiducia dentro un processo educativo e culturale che sviluppa l’empatia, la comunicazione e il dialogo costruttivo.

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