Lega Navale e Marina Militare: una joint-venture per il reclutamento dei giovani

In attesa della riapertura delle scuole a settembre, l’apparato propagandistico militare dello Stato, questa volta coadiuvato dalla Lega Navale Italiana, non perde occasione per coinvolgere ragazzi/e in iniziative, sempre all’insegna dell’acquisizione dei sani principi patriottici dell’ordine, della disciplina e (immancabile), della legalità.

Tra le tappe olimpiche di Parigi ’24 a Marsiglia, la Coppa America nelle acque catalane di Barcellona, sempre i militari hanno da poco lanciato il tour della “Vela latina per la Pace”, (vedi il nostro articolo sull’iniziativa patrocinata dalla Guardia di Finanza). Ora gli strateghi della comunicazione della Marina Militare hanno pensato di affinacare la nave-scuola militare per eccellenza, l’Amerigo Vespucci, impegnata nel costosissimo giro del mondo (vedi qui tutte le tappe per ora confermate), in un’altra iniziativa di comunicazione questa volta destinata, appunto, ai giovani tra i 16 e i 24 anni che saliranno a bordo della sorella minore, la nave Palinuro, anch’essa storica nave-scuola, ma dedicata ai sottoufficiali (vedi qui dal sito della Lega Navale in questo caso del Circeo tutte le tappe che coinvolgono ogni volta 7 giovani). Ricordiamo, peraltro, che questa fascia di età non è stata presa a caso, ma rappresenta proprio il range-chiave per l’arruolamento in uno dei percorsi formativi proposti ai futuri militari. 

La Lega Navale nasce storicamente su iniziativa di ex appartenenti alla regia marina italiana e conta tra i propri “autorevoli” presidenti del periodo “eroico” anche il fascistissimo Achille Starace, in carica per 11 anni dal 1929 a tutto il 1939. Non stupisce quindi che tra i principi-cardine vi siano, quindi, l’ordine e la disciplina, il rispetto delle regole declinato appunto con la parola passe-partout della “legalità”, ma quando si coinvolge, ormai da un anno, proprio questa fascia d’età in coincidenza con l’allarme lanciato nel corso di un’audizione parlmantare dal capo di Stato Maggiore della Marina, per una pericolosa carenza di personale, affermando che «l’imbarco costituisce un’occasione unica per i giovani di sperimentare la vita a bordo delle navi impiegate dalla Marina Militare per l’addestramento pratico degli allievi delle proprie Scuole di formazione e rientra nella convenzione tra Stato Maggiore Marina e Lega Navale Italiana», ci sembra che ci si arrampichi un po’ sugli specchi.

Un anno fa l’ammiraglio Credendino affermava, infatti che (…) «sottolineato il mutato scenario geopolitico, con la guerra non lontana, evidenziata la necessità di assicurare il ruolo strategico e di equilibrio della Marina nel Mediterraneo, è sempre più grave ed urgente superare la legge 244/2012 ( e il “fabbisogno minimo indispensabile) e guardare a un modello organico adeguato ai tempi, sia per il personale militare che per quello civile, dove 9.000 sono i numeri “adeguati”, mentre l’organico effettivo, oggi a 4.700, arriverà a essere nel 2028 a 3.500, nonostante le assunzioni previste». Andando poi a vedere i moduli da presentare alla Marina Militare, si palesa lo spirito militaresco di ciò che più un’esperienza formativa appare appunto un vero e proprio addestramento che potrebbe affascinare qualche genitore amante di un’educazione dalle maniere forti, tanto che il/la ragazzo/a, in questo caso maggiorenne, dichiara:

che accetterà ogni decisione del Comando, ivi compresa quella relativa allo sbarco immediato qualora giudicato non idoneo ovvero inadeguato all’imbarco per comportamento indisciplinato, antisociale (…)

di esonerare l’Amministrazione della Marina Militare da ogni responsabilità derivante da qualsiasi infortunio o incidente nel quale possa incorrere durante l’imbarco

– in tema di privacy: (…) di autorizzare la pubblicazione di eventuali riprese fotografiche e filmati fatti dal personale di bordo per fini istituzionali della Marina Militare ma, con assoluta mancanza di reciprocità, (…) di accettare la regolamentazione imposta relativamente all’utilizzo condizionato dei dispositivi cellulari, in particolar modo per l’effettuazione di riprese video-fotografiche, che potranno essere pubblicate sui profili social privati solo e soltanto dopo l’autorizzazione del Nucleo PICOM (Pubblica Informazione e Comunicazione) di Nave Vespucci

Tra le ultime disposizioni, si richiama un caposaldo del controllo sociale e della fedeltà civica ben collaudato nel periodo della “guerra contro il nemico invisibile” (…) di essere stato sottoposto al ciclo di base della vaccinazione Covid ’19 (almeno doppia dose).

Per concludere, appunto, col sempre giovane cavallo di battaglia della “legalità” la Lega Navale coinvolge in tutta Italia giovani e adulti nel progetto “Mare di Legalità” in accordo col Ministero della Difesa e con quello di Grazia e Giustizia, che le ha affidato alcune imbarcazioni a vela che solo in parte, come affermato più volte su tute le pagine web delle varie leghe sparse in Italia, sono state “sottratte alla criminalità organizzata”. Da un po’ di anni, purtroppo, si assiste sulle coste di Grecia e soprattutto Turchia, al furto di imbarcazioni lasciate ormeggiate nei porti da armatori residenti in ogni parte del mondo. Queste barche, essendo appunto a vela, sono molto sicure, ma vengono sventrate al loro interno per fare posto, a volte in soli 13 o 15 metri, ad almeno 70-80 persone che stipate in condizioni ai limiti della sopravvivenza, spesso si schiantano nel waypoint selezionato dallo scafista di turno che il più delle volte scappa poco prima, col tender o con il motoscafo dei complici, pronti a riportarlo indietro. Nella quasi totalità dei casi, le barche a vela abbandonate nei porti Roccella Ionica, Crotone, S.Maria di Leuca, ecc. reduci da questi tragici viaggi della speranza e poste poi sotto sequestro dalla magistratura, appartengono ad ignari proprietari. Le cosiddette “barche della legalità” sotto l’egida della Lega Navale e la supervisione dello Stato attraverso la Marina Militare e il Ministero di Grazia e Giustizia, sono poi coinvolte in varie iniziative dove vengono amalgamati nell’unico crogiuolo del progetto “Mare di legalità”, concetti quali “inclusione sociale”, “rispetto delle regole”, “disciplina”, “tutela ambientale” ecc. ecc. coinvolgendo di volta in volta associazioni di genitori con figli disabili, enti che si occupano a vario titolo di salute, come ad esempio il sotto-progetto “Vela & Salute” in occasione del quale il presidente della Lega Navale, ha recentemente affermato che tale progetto «(…) unisce alla cultura marittima e alla prevenzione sanitaria i valori e le azioni in favore dell’inclusione sociale e della promozione della legalità. Il nostro obiettivo con il programma Mare di Legalità – prosegue il Presidente Marzano – è portare all’attenzione dei cittadini, in particolare dei giovani, e delle istituzioni, l’importanza di educare alla legalità e al rispetto delle regole, coinvolgendo tutti, nessuno escluso, in iniziative di interesse generale nell’ambito della diffusione della cultura e delle tradizioni marittime, della promozione sociale, dello sport senza barriere e della salvaguardia ambientale»; e siccome, lo Stato impone all’affidatario di questi velieri, dal valore teorico (prima della trasformazione in “traghetti”) che va dai 100 ai 400 mila euro che vengano usati esclusivamente per iniziative benefiche-sociali, può capitare che qualche evento venga un po’ artificiosamente inglobato sotto questo cappello come ad esempio il 7 e 8 settembre 2024, presso il Club Velico Castiglione della Pescaia dove avrà luogo il II° Campionato Nazionale degli Ordini degli Ingegneri d’Italia per la Classe Hansa 303. Qui si svolgerà anche il convegno «Il Mare è di tutti: gli Ingegneri per l’inclusione e la legalità” per un momento di riflessione sui temi dell’accessibilità, l’inclusione, la legalità e lo sport» (…) Nel sito si legge poi che «(…) la Lega Navale Italiana mette a disposizione della cittadinanza, degli accompagnatori, dei regatanti e dei giurati, durante le giornate di gara, due “barche della Legalità”, Teta, affidata alla Lega Navale di Lerici e Spyros, affidata alla Lega Navale di Fiumicino, che, nell’ambito della campagna della LNI “Mare di Legalità”, saranno ormeggiate nelle acque antistanti il porto. Teta e Spyros, barche a vela sequestrate alla criminalità organizzata che le impiegava nel traffico di migranti e di stupefacenti, sono state intitolate, rispettivamente, al magistrato Francesco Coco e al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e porteranno nei diversi approdi le storie e i valori di questi importanti servitori dello Stato».

Insomma si mettono insieme gli ingegneri, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il dramma dei migranti, lo sport, i giovani, i disabili, i malati di cuore, ecc.ecc., il tutto con il supporto della Marina Militare, delle varie armi coinvolte di volta in volta non sempre con coerenza e con l’insostituibile rete logistica della Lega Navale, che dispone di ormeggi per i propri soci sparsi ovunque in Italia.

Per concludere, al fine di non sembrare contrari ad iniziative benefiche, per l’inclusione sociale, ecc.ecc. che mettono insieme i giovani, lo sport velico, nel quadro del rispetto del mare e di tutti coloro che lo attraversano indipendentemente dal colore della pelle, occorre ricordare ancora una volta che lo sport “per tutti”, la salute, l’istruzione, sono alle prese con una fase di definanziamento più che decennale contrariamente alle spese crescenti per opere pubbliche inutili, armi e conversioni privatistiche della sanità. Per togliere ogni dubbio sulle reali finalità che si prefiggono gli apparati militari in tutte queste operazioni, alcune propagandistiche in senso stretto, altre culturalmente più sofisticate, non sarà passato inosservato che mentre la compagnia aerea Lufthansa sta annullando i voli per Beirut e diversi paesi del Pacifico sconsigliano alle proprie compagnie navali mercantili di risalire il Mar Rosso, l’Amerigo Vespucci, ha in progetto di toccare (vedi qui il tour al 24 agosto 2024) non solo il porto di Doha, base di partenza di diverse operazioni militari attualmente in corso ad opera degli USA in chiave anti-iraniana, gli Emirati Arabi, Aqaba, in Giordania, a pochi metri dal confine con Eilat in Israele, Muscat in Oman, Jeddah nell’Arabia Saudita impegnata contro lo Yemen per finire poi a Durazzo in Albania che ad oggi, pensando alle barche a vela rubate dai trafficanti di esseri umani, fa venire in mente i lager off-shore per migranti finanziati d’Italia col lasciapassare dell’UE.

Il tour velico della Marina Militare, insomma, sembra tutt’altro che un’impresa sportiva o semplicemente di marketing pro made in Italy, ma piuttosto una provocazione in un teatro di guerra, una sfida dell’Occidente ricco lanciato ai paesi non-allineati di un mondo multipolare che si appresta a non usare più il dollaro per le proprie transazioni commerciali.

Stefano Bertoldi – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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