Il 1° settembre, alla festa in Rosso di Rifondazione, si è tenuto l’incontro sulla tematica “Contro l’economia di guerra e la militarizzazione della società”, con gli interventi di:
– Rossana De Simone della redazione Peace Link e delegata sindacale CUB (VIDEO);
– Serena Tusini dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università(VIDEO).
L’incontro, alla presenza di un pubblico numeroso e interessato, è iniziato con la parola a Rossana De Simone, di cui alcuni spunti della relazione:
«Viviamo una fase di transizione che vede la crisi del vecchio ordine mondiale con gli USA che hanno perso l’egemonia mondiale ed hanno un forte debito estero, e quella economica/finanziaria che riflette la competizione con gli Stati detentori del debito (Cina innanzitutto). Un periodo in cui la guerra non è più un fatto eccezionale ma un fatto strutturale. Nel 2023, un anno dopo l’inizio della guerra russo-ucraina, la spesa militare mondiale è arrivata a 2443 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti hanno coperto il 37% della spesa mondiale, mentre i paesi NATO con i 1.341 miliardi di dollari salgono al 55%. Di questi il 28% è rappresentato dai paesi europei. Nella frenesia della corsa al riarmo generalizzata, l’Italia ha deciso di spendere circa 30 miliardi pari all’1,5% del pil nel 2024 per arrivare ai 40 che le farebbero raggiungere il fatidico 2%. La guerra russo-ucraina, che vede tutto l’occidente schierato a favore dell’Ucraina mostrando apertamente l’utilizzo di due pesi e due misure nei confronti di Gaza, non vede per ora sbocchi come quello fortemente voluto dai 44 paesi giunti per firmare accordi a Bretton Wood. In questo spazio di tempo il governo italiano ha deciso di seguire quello israeliano come modello di gestione del potere pubblico avendo in comune gli stessi valori: identità etnica e culturale, tradizione religiosa e Stato forte e ben armato. In particolare il ministro Guido Crosetto ambisce a diffondere quella “militarizzazione della cultura” di derivazione, appunto, israeliana. Il che significa che i simboli militari debbano essere incorporati nella sfera pubblica, nelle icone e nel linguaggio. L’acquisizione di tale centralità viene supportata da quel patriottismo, tanto sbandierato, secondo cui tutti i campi, dall’istruzione all’industria, dalla scienza alla tecnologia, devono essere reclutati per soddisfare i bisogni della patria. Chi si mostra ostile e apertamente conflittuale verso questa politica securitaria, finirà per essere criminalizzato e represso pesantemente».
Per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è intervenuta Serena Tusini che, dopo aver illustrato il fenomeno della presenza dei militari nella scuola italiana, ha insistito sulle trasformazioni in atto che impongono una modalità diversa di fare la guerra e presentarla alle opinioni pubbliche occidentali. Mentre le guerre asimmetriche del passato venivano tenute lontane dai nostri mezzi di comunicazione e richiedevano dei militari altamente specializzati, oggi la guerra simmetrica come si dispiega in Ucraina si avvicina ad essere una guerra totale che deve essere tenuta sempre presente perché le popolazioni devono sopportare i sacrifici economici che essa comporta. Parimenti i soldati richiesti non sono più i pochi top gun, ma è necessario aumentarne in modo significativo il numero. Da qui il bisogno che hanno i governi di tutta Europa di ritornare a forme di leva di massa e di conseguenza al reclutamento. Da qui, infine, l’intervento massiccio sulle scuole dove la cultura della guerra lavora sia sull’immaginario sia sull’arruolamento. Serena Tusini ha invitato gli/le attivisti/e presenti ad impegnarsi per costruire insieme all’Osservatorio un corso di aggiornamento per il personale scolastico in cui approfondire le tematiche affrontate e iniziare ad intervenire concretamente nelle scuole.
In chiusura dell’incontro il conduttore Fiorenzo Fasoli di Rifondazione nel ringraziare le due relatrici per i contributi portati che hanno permesso ai presenti di discutere in maniera chiara e puntuale i temi proposti, sottolinea che «la questione della guerra diventa ogni giorno più drammatica e centrale. Da tempo assistiamo a un accentuarsi della tensione e degli scontri armati tanto che il baratro della guerra totale si avvicina pericolosamente. Come è emerso nel corso della serata, la guerra “guerreggiata” ha bisogno del sostanziale supporto di una vera e propria economia di guerra, ma anche di un consenso sociale largo, senza dei quali risulterebbe insostenibile economicamente, ma anche inaccettabile ed insopportabile da parte dei ceti sociali che, alla fine, ne dovranno pagare il prezzo».
Miria Pericolosi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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