La riforma del professionali aumenta l’ingerenza dei privati e dell’indotto bellico nella scuola

Il primo agosto di quest’anno, in occasione della pubblicazione di un articolo su Il Manifesto riguardante la riforma degli istituti tecnici e dei professionali intitolato “Valditara, niente più scuola: studenti addestrati al lavoro”, mi è stato chiesto di commentare in particolare l’uso della parola “addestramento” nel contesto dell’istruzione pubblica.

La riforma 4+2, che aumenta di fatto l’ingerenza dei privati nelle scuole e che prevede anche un cospicuo aumento delle ore di PCTO, rivela ancor più chiaramente lo scopo – perseguito da vent’anni di riforme scellerate – di piegare la scuola pubblica alle esigenze del mercato. Essa aggiunge però – e ce lo dicono chiaramente le parole del Ministro – un taglio “militaresco” alla questione, poiché per far sì che studenti e studentesse vengano inseriti nel mondo del lavoro – precarizzato – e senza porsi alcuna domanda, c’è bisogno di “addestrarli” proprio come soldatini obbedienti.

Non è un uso di termini da interpretare solo simbolicamente però: parlando di aziende private, uno dei settori più fiorenti al momento è l’industria bellica, che guarda con grande interesse alla scuola. Non solo, noi come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, denunciamo con ancora più forza l’entrata a gamba tesa della cultura della guerra nelle scuole, rappresentata anche dalla presenza sempre più evidente dei militari sotto forma di “formatori” e “reclutatori” di forza lavoro.

Di seguito il link per un quadro sintetico sulla questione :

Alessandra Alberti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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