Torino, 1 novembre 2024 – Ripudiamo l’uso del manganello come competenza trasversale nelle scuole. Come docenti della scuola pubblica consideriamo gravissimo l’episodio, avvenuto all’Expo Training 2024 di Milano, e divulgato dal quotidiano Domani, dove un gruppo di agenti delle forze dell’ordine sono stati visti e filmati da alcuni studenti di un liceo di Genova mentre insegnavano a loro coetanei e a ragazzi più piccoli a usare il manganello contro “i comunisti”, oltre ad essere stati sentiti pronunciare frasi sessiste sull’uso delle manette e “promuovere l’uso «gratificante» del taser”.
Siamo sempre stati contrari alla militarizzazione delle scuole, sia quella che vuole conquistare consenso alla divisa esaltandone il fascino sia quella che vuole esplicitamente reclutare giovani leve sia quella che invade ambiti propriamente educativi intervenendo contro il bullismo o contro la violenza di genere.
Ma all’Expo Training 2024 di Milano non si stava soltanto reclutando o catturando l’immaginario giovanile al fascino della divisa. Qui la divisa ha smesso di essere seduttiva per rivelare il suo vero volto: l’esibizione strafottente della violenza del manganello, con una arroganza derivante dalla sicurezza dell’impunità. Chi come noi per mestiere insegna la storia non può non avvertire l’ombra sinistra del tempo in cui l’intimidazione e la violenza hanno piegato il nostro paese a una dittatura fondata su crimini e prevaricazioni.
Siamo fieri che siano stati proprio delle/gli studenti sensibili e consapevoli a indignarsi e documentare questo gravissimo fatto che dimostra in modo lampante la nocività della presenza di forze armate e forze dell’ordine nelle scuole.
Chiediamo che il ministro competente sia immediatamente chiamato a rispondere in Parlamento e che sia aperta una inchiesta sull’accaduto.
La Scuola per la pace Torino e Piemonte


La conoscenza delle istituzioni è essenziale per la crescita e la formazione di studenti che rappresentano la Società del futuro. Una scuola sana pone le premesse di una Società sana. Le nostre Forze di sicurezza (armate o di polizia interna) non sono per nulla assimilabili ad una concezione autoritarista, fascista o comunque a somiglianza di quei regimi che controllano il potere avvalendosi dell’uso della forza. Un ordinamento che non dispone di un sistema autorizzato all’uso della Forza per il rispetto dello Stato di diritto è destinato all’anarchia e all’autodistruzione.
Se non insegniamo ai nostri figli il rispetto delle istituzioni, delle regole e di un’autorità che per legge è autorizzata all’uso della forza, quando necessario, li stiamo abbandonando nel mare dell’ignoranza, perdendo per sempre l’occasione di conoscere quei valori che animano l’operato di coloro che ogni giorno ASSICURANO LA LIBERTA’ IN OGNI SETTORE DELLA NOSTRA VITA SOCIALE e soprattutto AMANO E DESIDERANO LA PACE PIU’ DI QUALUNQUE ALTRO. Ma la libertà non può essere intesa come il fare “ciò” che si vuole, “quando” si vuole, “dove” si vuole e “come” si vuole perchè da questo modo di pensare all’azione di reati penali il passo è breve.
Ma ancora con l’idea, che francamente si pensava superata, dell’anarchia come disordine se non addirittura autodistruzione?
Purtroppo signor Tony come insegnante della scuola pubblica e come sociologo devo dirle che gli errori di valutazione nonché gli stereotipi e i luoghi comuni che lei ha inanellato uno dopo l’altro sono talmente tanti che ci vorrebbe un ciclo di almeno un anno scolastico per poterli in qualche modo archiviare e sostituirli con un pensiero realmente democratico e se vogliamo usare alcune categorie che lei stesso ha usato realmente di diritto. Purtroppo anche adottando le categorie liberali appunto dello stato di diritto possiamo dire che oggi non siamo in uno stato di diritto anzi i recenti scandali sui dossieraggi i continui abusi delle forze dell’ordine delle guardie penitenziarie e quindi del sistema penitenziario e le leggi compresa l’ultima sulla pubblica sicurezza in via di approvazione per non andare troppo indietro alle stragi di Stato e della NATO come Piazza Fontana e Piazza della loggia, ci fanno dire che di fatto siamo in una dittatura se vogliamo chiamarla in maniera originale all’italiana! Detto questo le ricordo che esistono i diritti e che la difesa della pace non devono passare per forza con l’uso delle armi anche perché siamo l’unica specie sulla faccia della terra capace dell’autodistruzione il che significa che non siamo geneticamente portatilizzati alla violenza ma questa è frutto di un certo tipo di cultura innanzitutto patriarcale” e basata sulla prevaricazione del più forte . Questo è ciò che dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi e cioè che non esistono i buoni e i cattivi ma esistono coloro che hanno interesse a dividerci in buoni e cattivi e a convincerci che la guerra è inevitabile mentre il lavoro per costruire la pace rappresenta una lunga tessitura di relazioni e di analisi dei segnali deboli che possono prevenire ma con un lavoro di lunghissimo periodo appunto i conflitti deleteri. Il conflitto non è una patologia della società anzi è ciò che la anima nella sua evoluzione nel miglioramento delle relazioni umane ma quando diventa autodistruttiva dell’uno e dell’altro e si trasforma in guerra ciò è giustificabile soltanto con gli interessi di pochi che vogliono distruggere tutto per fare soldi oltre che con le armi con il business della ricostruzione questo è provato dal fatto che su cento morti ammazzati in una guerra almeno ottanta sono civili il che significa che non sono gli eserciti che si affrontano ma è la distruzione di innocenti ed infrastrutture che mette in ginocchio dal punto di vista socio economico quella parte di territorio e di mondo che non consenta ad un’altra parte di esprimere il proprio imperialismo come vorrebbe. Si tratta di mettere in discussione con i ragazzi il modello attuale di economia e estrattivista basata su un profitto condannato a essere sempre in crescita spese dei salari degli investimenti in sanità e scuola insomma nel benessere collettivo a vantaggio di pochissimi che si arricchiscono sempre di più alle spalle appunto di quel 90% della popolazione che ne paga le conseguenze. Il rispetto del diritto delle leggi non c’entra nulla con gli eserciti le armi le munizioni e i morti ammazzati questo dobbiamo spiegare ai nostri ragazzi per essere costruttori di pace e non allenatore di animali capace di difendersi o di contrattaccare dopo un adeguato addestramento come per esempio quello dell’ambiente militare che non ha nulla a che fare con la formazione ma appunto con il cosiddetto addestramento.