Cinque Paesi UE e il Regno Unito si sono riuniti a Varsavia per rinnovare il sostegno all’Ucraina e discutere del futuro della NATO e di come si collocherà la stessa UE negli scenari di guerra. La Polonia ha accresciuto le spese militari, nel 2024, di quasi il 5% del PIL e ospita una nuova base militare NATO vicino al confine Russo. Nell’incontro è stato dibattuto del debito comune per la difesa europea.
La Francia ha da tempo rapporti commerciali ed industriali con numerose aziende europee e di altre aree del globo per questo chiede a viva voce di allargare ad imprese extra UE i finanziamenti del piano di difesa europeo EDIP. Nell’arco di pochi anni, tra il 2019-2023, la Francia è diventata il secondo Paese esportatore delle principali armi dopo gli Stati Uniti, vendendo armi a 64 Stati e in particolare all’India che insieme al Medio Oriente e all’Oceania rappresenta il tradizionale sbocco dell’export di armi francese.
E quando parliamo di Francia il pensiero va subito a Mbda, il principale consorzio europeo costruttore di missili e tecnologie per la difesa, che tra il 2023 e il 2028 spenderà 2,4 miliardi di euro in impianti di produzione. Dentro Mbda troviamo anche l’italiana Leonardo S.p.A. proprietaria del 25% delle quote societarie.
Stando ai dati forniti dall’Agenzia europea per la difesa, i paesi UE hanno vistosamente e progressivamente accresciuto la loro spesa per la difesa, solo nel 2022 la spesa totale è stata pari a 240 miliardi di EUR (+ 12,1% rispetto al 2021): “Nel 2023, sulla base del Fondo europeo per la difesa, il Consiglio ha adottato un regolamento che istituisce uno strumento per il rafforzamento dell’industria europea della difesa mediante appalti comuni (EDIRPA) e un regolamento sul sostegno alla produzione di munizioni (ASAP)”.
L’industria europea della difesa ha insistentemente richiesto un apposito regolamento comunitario sui chip e sulle materie prime critiche proprio perché la Ue assicuri alle imprese di armi le forniture necessarie a realizzare sistemi di arma tecnologicamente avanzati.
Ma per capire i nuovi sviluppi bisogna fare un salto indietro nel tempo per comprendere gli obiettivi individuati dalla UE al fine di acquisire una strategia industriale e militare avanzata, non è casuale che si parli di investimenti comunitari e di attive collaborazioni tra Stati membri per individuare partner strategici che poi sono le principali aziende produttrici di armi e di tecnologie duali e al contempo
- migliorare la capacità di risposta dell’industria europea della difesa in qualsiasi circostanza e orizzonte temporale;
- Integrare una cultura della prontezza alla difesa, anche in tutte le politiche dell’UE.
Non desta meraviglia allora che a Varsavia abbiano dibattuto non solo su come costruire rapporti più stretti con USA e NATO, ma cercato una collaborazione con la stessa Gran Bretagna parlando insieme degli Eurobond per finanziare la difesa comune.
Ma di cosa stiamo parlando?
Titoli attraverso i quali tutti gli Stati dell’UE diventano responsabili del debito contratto in maniera congiunta in modo da garantire, in caso di insolvenza di un singolo Stato, la possibilità di scaricare sugli altri paesi UE il pagamento del debito stesso. La UE si fa quindi carico di raccogliere dei capitali da destinare ai Paesi in maggiore difficoltà, se nel passato lo strumento finanziario era destinato a infrastrutture e a misure di sostegno per imprese e famiglie oggi viene invece pensato appositamente per ambito militare e magari con la garanzia della Banca Europea degli Investimenti (BEI)
In sintesi, se fino ad oggi si parlava di spesa militare per ciascun paese NATO pari al 2% del PIL, in prospettiva futura potremmo andare ben oltre a queste cifre già superate abbondantemente da alcuni paesi dell’Est europeo. Il summit polacco in sostanza ha delineato crescenti e nuove minaccia alla sicurezza nazionale ed internazionale tacendo sul rifornimento di missili inglesi e statunitensi all’Ucraina per colpire il territorio russo, la attenzione è invece stata focalizzata sul lancio del missile supersonico prodotto da Mosca.
E sempre a Varsavia è stato inserito nell’ordine del giorno dei lavori il finanziamento della industria di armi europea attraverso strumenti finanziari per emettere titoli di debito comune sui mercati internazionali, ricavare insomma dal debito le risorse necessarie a nuovi investimenti in campo militare.
Siamo davanti a un fatto nuovo e di inaudita gravità, basti pensare che l’indebitamento era visto fino ad oggi un male assoluto secondo i dettami delle politiche di austerità, in un batter d’occhio invece l’indebitamento diventa la soluzione per trovare nuovi fondi da indirizzare a beneficio delle imprese di guerra e in barba ai principi renani di rigorismo fiscale. E se il governo italiano si dichiarasse favorevole, come crediamo, agli eurobond a scopo militare sarebbe il caso di ricordare le dichiarazioni di “autorevoli” esponenti della Lega che anni fa assumevano posizioni opposte, di aperta critica alle emissioni di titoli comunitari che avrebbero rappresentato una minaccia per la tenuta del paese.
Al di là del raggiungimento dell’obiettivo, indebitamento comunitario a scopo di guerra, la ambiziosa speranza della UE è quella di escludere le spese militari dai vincoli di bilancio scorporando le voci destinate a armi e tecnologie avanzate dal calcolo del deficit. E così facendo gli Stati Ue potranno aumentare i propri bilanci per la difesa senza incorrere nelle procedure di infrazione ma si indebiteranno sempre più per sostenere le spese di guerra, gli investimenti in campo industrial militare aggiungendo a queste colossali cifre le risorse nazionali, quelle sottratte alle spese sociali e alla cura del territorio.
Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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