Anni e anni di autonomia scolastica, cui si è dato il via in chiave iper-liberista e concorrenziale a partire dalla fine del secolo scorso, ci hanno abituati ogni anno, a cavallo tra Natale e l’inizio dell’anno solare successivo, a forme di proselitismo e “campagna-acquisti” da parte dei vari istituti scolastici nei passaggi chiave dei vari cicli distruzione: verso la scelta della scuola dell’infanzia da questa a quella primaria per passare poi alle superiori di primo e secondo grado.
Una deroga a questa attività orientativa, peraltro, dettaglio importante, rivolta non all’interno del proprio Istituto, ma, addirittura, verso l’esterno, è rappresentata dall’incentivo a rivolgersi alle varie accademie militari, (la Nunziatella e la Teulié dell’Esercito a Napoli e Milano, la Douhet per l’Aeronautica a Firenze e per la Marina la Morosini, a Venezia) che offrono il triennio classico e scientifico a coloro che tra i 15 e i 16 anni, concludono, appunto il primo biennio.
In realtà, fermarsi a quell’età, in una società definibile, alla Jeremy Rifkin “della conoscenza”, in un quadro mondiale post-industriale avanzato senza chiedersi delle cause e delle motivazioni profonde dell’abbandono di un percorso dopo i primi due anni dovrebbe, destare preoccupazione oltre che rivelare, in chi invece promuove la fuoriuscita verso “percorsi di guerra”, una qualche contraddizione. I fondi del PNRR, infatti, quando non sono stati spesi per il sovrabbondante digitale in tutte le sue declinazioni, o per ristrutturare seriamente alcune (pochissime) scuole, sono andati proprio al “contrasto del fenomeno dell’abbandono e alla riduzione dei divari territoriali”.
Abbandonare un percorso che sulla carta dovrebbe condurre al pensiero critico, alla conoscenza dei paradigmi possibili con cui guardare alla realtà sociale ed economica per migliorarla, per il raggiungimento di un benessere che sia per tutti e non privilegio per pochi per intraprendere un percorso che valorizza l’uso della forza per dirimere le controversie, l’intervento a posteriori su fenomeni deflagranti e conflittuali che hanno invece un’origine antica e complessa, l’abdicazione nei confronti di un pensiero che appunto mette in conto la complessità dei fatti sociali piuttosto che l’esigenza di individuare un nemico, il bianco rispetto al nero, la difesa con le armi dei propri interessi, sono tutti sintomo di un abbandono della schola come luogo di crescita ed emancipazione e non come luogo del disciplinamento gerarchico e passivo.
Tralasciando quegli istituti che hanno lasciato libera iniziativa fantasiosa a singoli docenti che si sono sbizzarriti nel proporre corsi accattivanti nel loro titolo e il più delle volte disertati a causa di orari improponibili o per la loro intrinseca inutilità, tutte le energie dovrebbero proprio essere indirizzate a fidelizzare i propri studenti ma soprattutto a proporre loro un futuro di pace, di promotori di inclusione e di tutela dei beni comuni, cittadini del mondo, aperto a tutti e tutte.
Per tradizione, inoltre, chi conclude il triennio è predestinato a intraprendere anche l’accademia che può essere, ad esempio, quella di Modena per l’Esercito, da dove poi escono i “migliori” (secondo chiaramente i parametri militari, ma certamente non quelli della tradizione pedagogica della scuola democratica dei vari Don Milani, Montessori, ecc.) i futuri quadri dirigenti che andranno alla scuola ufficiali Carabinieri di Roma uscendone poi con l’equivalente di una laurea, generalmente in economia o in giurisprudenza. Queste 4 accademie fanno attività cosiddetta di orientamento, in tutti gli istituti secondari d’Italia. Queste hanno ricevuto, su impulso del Ministero della Difesa, per il tramite dei vari USR, delle circolari che invitano la dirigenza e a cascata i/le responsabili dell’orientamento, a leggere le varie brochure pubblicitarie.
Molti istituti poi si affidano ai professionisti delle cosiddette carriere in divisa come ad esempio un’associazione che presentandosi a prima vista neutrale, AssoOrienta, (sebbene nell’hompage ci accoglie una giovanissima marinaia) di fatto veicola il lavoro specializzato della nota scuola di formazione Nissolino che infatti ha la propria sede legale allo stesso indirizzo che però cambia nelle presentazioni interne agli istituti scolatici, da via Olivieri a via Tuscolana sempre a Roma: in poche parole un’associazione di enti privati o meglio di “marchi” specializzati nella preparazione ai concorsi nelle forze dell’ordine e militari che fanno capo alla stessa proprietà. AssOrienta si presenta sempre come associazione italiana di orientatori ed entra nelle scuole promuovendo anche altri percorsi ma di fatto, la parte del leone, la fanno le cosiddette “carriere in divisa”, in cui si sono specializzati già dai tempi del suo fondatore Pierangelo Nissolino, sottotenente della G.d.F. indirizzando indirettamente gli aspiranti poliziotti o militari ai corsi preparatori ai vari concorsi, della Nissolino. Questo è quanto ha fatto, ad esempio, tra le tante, la scuola di Badia Polesine “Luigi Einaudi” la quale, contattata da noi all’ufficio della DS, ha affermato che tali “attività si svolgono rigorosamente solo su richiesta degli studenti e con incontri on-line”.
Alla nostra obiezione che rilevava il fatto, un po’ “anomalo” di un orientamento rivolto non alla scelta del triennio interno alla scuola ma verso l’esterno e tra l’altro verso scuole di guerra, con tutti i rischi connessi ad un lavoro che non può essere messo sullo stesso piano di altre attività perché comporta, per definizione, una percentuale di rischio di morte ben più alta, c’è stato risposto che l’opzione “accademia militare” viene illustrata solo su richiesta de3 ragazz3; inoltre, “così come alcuni studenti chiedono informazioni, ad esempio, sul percorso di medicina noi semplicemente diamo informazioni anche sulle carriere militari”.
Partendo da questa similitudine infelice, la nostra seconda obiezione che si basava sul fatto, dirimente, che il medico, in base al giuramento di Ippocrate è teso alla salvaguardia della vita, senza distinzione tra “amico” o “nemico”, “onesto” o “delinquente” che sia, al contrario del militare, in guerra di difesa o di offesa che sia, ha rappresentato un peso probabilmente troppo elevato per poter reggere ulteriormente la conversazione telefonica. Insomma, il Ministero della Difesa invia un input ai vari USR i quali a loro volta “invitano” i vari istituti sul territorio a divulgare l’”opzione militare” che poi di fatto viene presentata dagli specialisti (privati) del settore, appunto, la Nissolino (& Co.). Di fatto questa scuola si presenta come un’anticamera della caserma in senso lato, una vera e propria scuola di guerra, dove i/le ragazz3 indossata la divisa firmata Nissolino, entrano nel vivo delle attività adrenaliniche dell’addestramento militare attraverso, per esempio, i “Bootcamp” .
La dirigente Sabatano del liceo Cavour di Roma, artefice recentemente di un ennesimo atto di repressione nei confronti degli studenti durante i giorni di occupazione, con tanto di Digos presente all’interno dell’Istituto, invece, si è spinta molto più in là. Dopo varie telefonate e diverse mail, anche certificate, senza risposta alcuna e dove si chiedevano maggiori dettagli su queste attività di orientamento rivolte di fatto contro se stessi, all’ennesima telefonata, con la cornetta inavvertitamente lasciata sul tavolo dal bidello, ha affermato testualmente, ” ma che vuole? ma chi è? Che lo chiedesse alla Nunziatella! Digli che non ci siamo e di richiamare la settimana prossima!”.
Con l’accademia Nunziatella siamo stati ancora più perseveranti, ma anche qui senza successo perché dopo varie mail, anche queste certificate, diverse telefonate per parlare direttamente con il responsabile didattico colonnello Lepore o con il comandante della scuola colonnello Valent, il suo staff ci ha risposto in modo molto fantasioso e parimenti diplomatico, “Le faremo sapere al più presto, anzi mi dia pure il cellulare, perché non appena il comandante avrà ricevuto le regole d’ingaggio dallo Stato Maggiore dell’Esercito potremmo darle una risposta esaustiva“. Considerato che il capo di Stato Maggiore dell’Esercito in persona ha di recente affermato, con una certa solennità che dobbiamo “prepararci alla guerra”, questa attività di avviamento alla carriera militare rivolta a dei sedicenni che vengono, da quanto si legge sul sito dell’Esercito, avviati ai sani principi della lealtà e del rispetto e ad una intensa attività fisica, (vedi “avventura”), ai principi etici (quali?), ecc. ecc. ci chiediamo perché così tanta reticenza a parlarne a carte scoperte.
D’altra parte, nell’anno scolastico 2024-25 i posti messi a concorso sono stati solo 140 rispetto ad una platea sempre troppo più ampia, fino a 100 volte tanto o anche più, per cui ci si chiede come mai così tanto sforzo, addirittura sul piano nazionale e non, per esempio, solo a livello locale o tutt’al più regionale: ebbene un’ipotesi plausibile è che questo marchingegno complesso di marketing militare serva anche a veicolare un’opzione militaresca, a fertilizzare il territorio rendendolo avvezzo all’opzione militare, a indicare una strada che solo i più “fortunati” riusciranno a intraprendere, guadagnandosi un futuro di prestigio, avventuroso e ben pagato per tutta la vita…finché questa non viene tolta in guerra: ma di questo, gli “orientatori” con le stellette evitano accuratamente di parlarne.
Il capolavoro del marketing militare di queste quattro accademie si compie poi con una azione di genderwashing molto disinvolta sebbene contraddetta dalla realtà dei numeri: ammesse soltanto quindici anni fa con uno sparuto gruppo di 13 allieve le donne previste in quest’anno scolastico sono solo 15 unità su 140. Qui risulterebbe inutile ogni commento ma certamente, se il concetto di parità di genere si basa su un approccio “cavernicolo” cioè sul fatto di fare, o poter fare, le stesse attività dell’uomo, compresa quella di uccidere con un’arma in mano, siamo molto distanti dal raggiungimento dell’obiettivo!
P.S. Le mail inviate nelle due scuole qui sopra citate riportava il seguente testo: “Perché si è scelto di proporre una tale opzione, tra le tante possibili, proprio in un passaggio delicato, dalbiennio al triennio, dove si concentrano molti degli abbandoni ? la scuola della Repubblica non dovrebbe essere scuola “di pace” ? al di là delle velleitarie distinzioni tra difesa e offesa, o l’ossimoro della “difesa della pace con le armi”? chi avrebbe suggerito una tale scelta? oppure fa parte della “tradizione” orientativa dell’USR Lazio che però potrebbe anche cambiare visti i venti di guerra che ci circondano…di questo ed altro vorrei parlarle. Grazie.”
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle univeristà

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