«Ho 26 anni e vivo a Roma, ho studiato recitazione, ho un diploma come attrice e regista. La mia passione più grande è il teatro. Incontro i ragazzi nelle scuole. Ho subìto di tutto, fin dalla scuola elementare: mi hanno picchiato, hanno rubato le mie cose personali, hanno messo in rete le mie immagini. Alle scuole medie la situazione è diventata insostenibile».
Così raccontava, Flavia Rizza nel 2025 prendendo professionalmente sul serio il ruolo che le era stato affidato nel corso degli anni, via via sempre più ufficiale e strutturato dalla Polizia di Stato come testimonial vittima di bullismo, tanto da sviluppare proprio quella competenza-chiave per stimolare l’empatia del proprio pubblico di studenti e studentesse. Un po’ come nel caso del progetto “Bulli-Stop” (un teatro pedagogico sul cui scenario di staglia nitido il numero verde della Polizia di Stato), dove però gli attori impersonano una parte, ma non sono stati direttamente vittime di bullismo.
Ciò che sorprende, però, è il curriculum da vittima che inizia fin dalla scuola primaria e prosegue fino ai 18 anni, alle superiori con alcune varianti, come quella “cyber” su un tema fisso: in pratica un’esperienza da vittima di bullismo lunga 14 anni. A diciotto anni era già conosciutissima come testimonial di bullismo e alla fine del liceo delle Scienze Umane, un indirizzo spesso intrapreso da profili, fragili, problematici e desiderosi di conoscere meglio sé stessi, a Popolare Network, nel 2017, si leggeva «(…) ho 18 anni e sono al quinto anno del liceo delle scienze umane. Inizia così il racconto, la riflessione di Flavia Rizza (…), che è stata in passato vittima prima del bullismo, poi del cyberbullismo. Una ragazza che ha sofferto, ma che si è ribellata e ha vinto la sua battaglia. Ed è anche diventata un’importante testimonial».
In quell’articolo si citava anche una lettera inviata a “Skuola.net”, un sito web che da sempre non disdegna di fare l’occhiolino alle forze dell’ordine o alla Nissolino Corsi Srl, quella delle cosiddette “carriere in divisa“. Nel corso di questi anni gli interventi di Flavia nelle scuole hanno sempre avuto sullo sfondo la Polizia di Stato come spesso ci è capitato di raccontare in tante altre occasioni sempre a proposito di bullismo e cyberbullismo (Progetto “Scuole Sicure”).
Oggi Flavia Rizza, a 27 anni e questa lunga storia di violenza trova delle analogie nel libro “Il bullismo“, e gira per le scuole presentandolo insieme ad un altro comunicatore professionista testimone anche lui di storie personali di bullismo, sebbene trascinatesi per meno tempo, Giuseppe Sciarra. Flavia continua ad essere testimonial della Polizia di Stato girando per le scuole che la annunciano tramite circolari che invitano caldamente a prenotarsi perché questi incontri pare registrino sempre il tutto esaurito.
In questi giorni Flavia gira presentando, appunto, oltre al proprio “caso umano” anche questo libro scritto per i tipi dell’Asino d’Oro, che probabilmente darà un peso un po’ più scientifico ai suoi interventi. Gli studi di teatro e recitazione hanno sicuramente affinato le sue capacità comunicative entrando così strutturalmente nelle campagne di comunicazione del Ministero degli Interni che ovviamente, hanno tutto l’interesse a non porsi domande sul perché di presunte o reali forme, sembrerebbe sempre più dilaganti, di violenza.
Legalità, rispetto della legge, Polizia di Stato o Carabinieri come angeli-custodi: quante volte ci siamo sentiti dire, in risposta alle nostre critiche “e meno male che almeno loro ci sono!”. Noi, invece, ci sentiamo di dire che questi interventi dello Stato rispetto a fenomeni sociali indubbiamente seri e complessi, così come la cooptazione di “vittime professioniste”, rivelano un approccio “tutto chiacchiere e distintivo” citando un film che rappresenta, invece, un inno allo Stato di Diritto.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università
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