Cozza tarantina, concorsi, borse di studio ed encomi militari

Cosa lega la cozza tarantina e il suo relativo Festival nazionale itinerante, le forze dell’ordine e il premio Omaggio alle Forze dell'”Ordineospitato nel 2024 dall’Università di Taranto e quest’anno dall’Università di Bari e il Campionato internazionale di cucina flambé e vari concorsi per gli allievi degli istituti alberghieri pugliesi, o in passato le borse di studio per i figli degli appartenenti alle forze di polizia?

La Marketing & Communication Strategies Group di Cosimo Lardiello animatore di un marchio sotto il cui ombrello vengono organizzate tutte queste iniziative, il Centro di Cultura Renoir con sede a Taranto il cui nome altisonante non è ben chiaro a chi faccia riferimento, mancando il nome di battesimo, cioè se al noto pittore o ad uno chef a 5 stelle.

Di certo il nome fa la sua bella “impressione” stando alle relazioni mediatiche di alto livello che vanno dalle Tv regionali compresa Rai TG3 Puglia, alle reti nazionali dove conquista, alle volte, anche un posto al sole al TG2 all’interno della rubrica EAT PARADE. L’olimpo è stato raggiunto in occasione del G7 con la Puglia, Borgo Egnazia,  protagonisti comprese le  cozze tarantine e le ricette a tema fisso intorno al mitile le cui peculiarità culinarie ed economiche, sono state decantate ed approfondite nello special del mensile patinato Mag1861 della prestigiosa agenzia AGI (Agenzia Giornalistica Italia) oggi al 100% di proprietà dell’ENI SpA

A Taranto, oltre all’ILVA, opera dal dopoguerra una delle più grandi raffinerie d’Italia, contribuendo negli anni, in tandem con le acciaierie, ad uno dei più alti tassi in Italia di tumori e malformazioni genetiche per chilometro quadrato. Ne consegue che un mollusco bivalve che si nutre per i suoi 18 mesi di vita prima di finire sui piatti filtrando l’acqua nei pressi di queste fonti inquinanti, (vedi qui alcune indagini) per essere venduto e poi mangiato necessita di grandi sponsor e di creare intorno a lui una cultura del consenso che parte anche dai/dalle ragazzi/e degli alberghieri.

La cozza tarantina, inoltre, così come la buona cucina pugliese, i ristoranti stellati, il turismo più o meno elegante che vi ruota intorno necessitano di tranquillità e dunque dell’apporto indispensabile delle forze dell’ordine che saltuariamente intercettano anche qualche rivenditore abusivo di cozze tarantine inquinate, intenti a spedirle in qualche altra località di mare dove sventola la bandiera blu e non quella gialla col cane a sei zampe. Altre volte, invece, vengono intercettate partite di giovani mitili provenienti dalla Grecia per immessi illegalmente, per terminare l’ultima fase della loro crescita facendo il pieno di diossina e PCB, nelle miticolture appunto tarantine per essere poi rivendute come cozze DOP a ristoranti e mercati locali.

Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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