Torino: prove di resistenza contro militarizzazione delle scuole e “Carriere in divisa” Assorienta

Alcun3 insegnanti di una scuola secondaria superiore di Torino ci scrivono per segnalare quanto avvenuto di recente nel loro istituto in tema di militarizzazione. Nonostante infatti il Collegio avesse a suo tempo sottoscritto un testo che criticava le linee guida di Valditara e sosteneva la necessità di un’educazione alla pace, l’ orientatore di istituto e i tutor sono comunque riusciti ad aggirare questa posizione e a organizzare un incontro dedicato alle “Carriere in divisa”.

Nel mese di novembre, scrivono i docenti e le docenti, hanno ricevuto da parte dei tutor una prima proposta “informale” (una sorta di sondaggio) relativa alla possibile partecipazione dei ragazzi e delle ragazze delle classi quinte all’incontro “Carriere in divisa” di Assorienta. Nel corso di uno scambio di email, in cui si sono dichiarat3 chiaramente e assolutamente contrari/e alla proposta, hanno richiesto che questo progetto venisse discusso in Collegio Docenti prima di essere presentato ai CdC, tuttavia in occasione del primo collegio il progetto non è stato presentato, lasciando pensare che il tutto si fosse esaurito con un nulla di fatto.

Nel mese di dicembre una nuova mail da parte dei tutor comunicava ai coordinatori delle classi quinte la stessa proposta già declinata. A questo punto alcun3 insegnanti contrari/e all’attività (chi per ragioni etiche, chi per ragioni politiche, chi per ragioni religiose), pur rilevando come nuovamente la sede non fosse quella opportuna, a fronte delle pressioni dovute alla necessità, da parte dei tutor, di definire un calendario, hanno proposto di votare (sempre informalmente, via mail, in quanto non erano previsti incontri collegiali a breve termine). Va da sé che molt3 collegh3 hanno preferito, come spesso accade, ignorare il problema; i tutor hanno premuto perché l’attività fosse realizzata, sottolineando come l’atteggiamento dei/delle contrari/e impedisse agli studenti e alle studentesse di avere accesso a un’importante occasione di orientamento, mentre i/le contrari/e hanno sottolineato, tra le altre cose, come la stessa nozione di orientamento non possa essere per sua natura neutra.

Purtroppo la maggioranza si è espressa a favore. Prima ancora di votare alcun3 dei/delle contrari/e hanno comunicato che, qualora avesse vinto il “sì”, non avrebbero ceduto la propria ora per questa attività. I tutor hanno risposto che gli orari erano già stati definiti rivelando, implicitamente, come il processo decisionale si fosse già comunque svolto ben prima di questo scambio.

Nonostante la vittoria della maggioranza dei favorevoli i tutor, con evidente fastidio per il dissenso espresso, hanno comunicato che gli studenti e le studentesse non avrebbero partecipato a questa opportunità a causa dell’ostruzionismo di alcun3 docenti, che avrebbero dovuto proporre attività alternative (cosa puntualmente fatta, con l’obiettivo di proporre attività più affini alla loro idea di scuola).

La questione sembrava risolta ma a gennaio, la docente orientatrice ha comunicato la calendarizzazione dell’incontro, sottolineando pretestuosamente come il problema fosse “semplicemente” la non disponibilità di una minoranza “attiva” di insegnanti a cedere le proprie ore banalizzando e non riconoscendo la questione politica e di coscienza posta.

Purtroppo, sottolineano i/le docenti, i numeri di quanti/e sono disposti/e a spendersi per la causa dell’antimilitarismo sono assolutamente risicati nella scuola (non tanto per convinzioni belliciste, quanto per una diffusa indifferenza al tema e il timore di esporsi davanti ai “superiori”) e impediscono di intraprendere qualunque iniziativa anche tra quelle proposte nel vademecum, ampiamente consultato, edito sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.

La situazione per chi si espone è ovviamente difficile, specificano inoltre nella segnalazione: i rapporti interpersonali e la serenità sul luogo di lavoro sono compromessi anche a causa dei rapporti problematici venutisi a creare.

Al momento, chiudono i/le insegnanti, non si può fare nulla se non inviare la presente segnalazione, auspicando che possa servire almeno a fare sentire meno solo/a chi in altri contesti vive situazioni analoghe.

La resistenza continua.

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