Ci giunge la segnalazione che presso l’Istituto comprensivo “A. Lorenzetti” di Rosia Sovicille in provincia di Siena si organizza un incontro avente ad oggetto le Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione Civica redatte dal Ministro Valditara. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si era già espresso in passato in merito alla questione dell’educazione civica (leggi qui e anche qui) evidenziandone l’impostazione in senso nazionalistico voluta dal governo. A ciò si aggiunga l’orientamento espresso da parte del ministro a proposito delle prossime indicazioni nazionali (leggi qui) dove «tra le letture, oltre ai classici, viene citata anche la Bibbia, per rafforzare la conoscenza delle radici» e indicata la centralità della civiltà occidentale.
Un’impostazione culturale e ideologica che si collega perfettamente alla svolta in senso autoritario imposta da questo governo alla scuola, non solo attraverso la militarizzazione degli spazi del sapere, ma anche per mezzo della criminalizzazione delle proteste studentesche e del disciplinamento del corpo insegnante in una dinamica di sorveglianza e repressione.
A nostro avviso è proprio la nozione di patria e di patriottismo a dover essere affrontata una volta per tutte, senza giri di parole o esercizi retorici, in una discussione ampia e approfondita che vada anche oltre l’articolo 52 della Costituzione (La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica).
È innegabile infatti che a 20 anni di distanza dall’istituzione dell’esercito professionale la nozione di patria abbia acquisito un ruolo centrale nelle discussioni politiche connotandosi via via sempre più in senso militaristico e securitario anche attraverso l’uso antistorico che viene fatto a reti unificate del periodo della Resistenza e del nazifascismo, con il rischio evidente di sprigionare dal passato dimenticato istinti regressivi, repressivi e nazionalistici.
Nel messaggio del 31 dicembre 2024 il presidente Mattarella si è soffermato sulle idee di patria e patriottismo con le seguenti parole: «Nella quotidiana esperienza di tanti nostri concittadini si manifesta un sentimento vivo, sempre attuale, dell’idea di Patria. Mi ha colpito, di recente, l’entusiasmo degli allievi della nostra Marina militare, su nave Trieste, all’avvio del loro servizio per l’Italia e per i suoi valori costituzionali. Come stanno facendo in questo momento tanti nostri militari in diversi teatri operativi. A essi rinnovo la riconoscenza della Repubblica. Patriottismo è quello dei medici dei pronto soccorso, che svolgono il loro servizio in condizioni difficili e talvolta rischiose. Quello dei nostri insegnanti che si dedicano con passione alla formazione dei giovani. Di chi fa impresa con responsabilità sociale e attenzione alla sicurezza. Di chi lavora con professionalità e coscienza. Di chi studia e si prepara alle responsabilità che avrà presto. Di chi si impegna nel volontariato. Degli anziani che assicurano sostegno alle loro famiglie. È patriottismo quello di chi, con origini in altri Paesi, ama l’Italia, ne fa propri i valori costituzionali e le leggi, ne vive appieno la quotidianità, e con il suo lavoro e con la sua sensibilità ne diventa parte e contribuisce ad arricchire la nostra comunità. È fondamentale creare percorsi di integrazione e di reciproca comprensione perché anche da questo dipende il futuro delle nostre società».
Belle parole, senza dubbio avanzate rispetto ai beceri dettami populisti oggi imperanti. E, tuttavia, per noi non convincenti nella misura in cui vengono tenute insieme figure totalmente diverse: da un lato operatori e operatrici sanitari/e mal pagati/e e con carichi di lavoro insopportabili, insegnanti sempre più sfruttati/e, studenti e studentesse destinati/e a un lavoro precario, operatori e operatrici del volontariato, dall’altra una giovane generazione che partecipa ad addestramenti indispensabili alle missioni militari di aggressione sotto l’egida NATO. Inoltre, in questa lettura, che rispettiamo senza condividerla, non troviamo traccia di quella nozione di sicurezza sociale che deve materializzarsi con la tutela assoluta di diritti costituzionali un tempo inalienabili e oggi sotto costante minaccia: casa, salute, lavoro e istruzione. Demolire attraverso provvedimenti governativi questi diritti significa fare carta straccia della stessa Costituzione.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si oppone fermamente al tentativo in atto di costruire future generazioni di giovani obbedienti e subalterni a un sistema economico e sociale sempre più iniquo e basato su un’economia di guerra e fa proprie le critiche espresse dal prof. Burghi, il quale alla nozione di patria sostituisce il patrimonio dei padri e delle madri costituenti fondato sui valori di eguaglianza, libertà e giustizia alla base della nostra Repubblica fondata sull’antifascismo (leggi qui): «La patria è il patrimonio dei padri e delle madri costituenti, vale a dire le istituzioni democratiche non separabili dai valori costituzionali: l’eguaglianza, la libertà, la pace, la giustizia, il diritto di asilo per lo straniero «che non ha garantite le libertà democratiche» . I patrioti non sono quelli che impediscono lo sbarco dei migranti, ma coloro che ogni giorno testimoniano il rifiuto della discriminazione . Cosi come patrioti non erano i fascisti che hanno svenduto la patria a Hitler e l’hanno profanata costringendo milioni di italiani ad offendere altre patrie, ma i membri dei GAP (che non erano i “gruppi di azione proletaria” come ebbe a dire, per dileggio, Berlusconi), ma i “gruppi di azione patriottica (appunto), che operavano nella Brigate Garibaldi dei patrioti comunisti italiani, protagonisti della Resistenza quale secondo Risorgimento. Ci consenta di formare i nostri studenti ispirandoci a chi di patria si intendeva: non a Julius Evola o Giorgio Almirante, ma a Giuseppe Mazzini che ha ripetuto per tutta la vita che la patria non è un suolo da difendere avidamente ma una «dimora di libertà e uguaglianza» aperta a tutti: «Non vi è patria dove l’eguaglianza dei diritti è violata dall’esistenza di caste, privilegi, ineguaglianze. In nome del vostro amore di patria, combattete senza tregua l’esistenza di ogni privilegio, di ogni diseguaglianza sul suolo che vi ha dato vita. (Dei doveri dell’uomo). Mazzini non contrapponeva la patria all’umanità, ma la considerava il mezzo più efficace per tutelare la dignità di ogni essere umano: «I primi vostri doveri, primi almeno per importanza, sono verso l’ Umanità. Siete uomini prima di essere cittadini o padri. […] In qualunque terra voi siate, dovunque un uomo combatte per il diritto, per il giusto, per il vero, ivi è un vostro fratello: dovunque un uomo soffre, tormentato dall’errore, dall’ingiustizia, dalla tirannide, ivi è un vostro fratello. Liberi e schiavi, siete tutti fratelli». (Dei doveri dell’uomo)
Vogliamo sperare che le nostre parole siano da stimolo per docenti, studenti e studentesse, genitori e genitrici perché insieme si possa costruire una contronarrazione efficace e contrastare l’idea di una scuola nozionistica basata su un sapere acritico e chiuso. Vogliamo una scuola che sia invece capace di offrire gli strumenti interpretativi per affrontare lo studio della storia e per evitare le possibili distorsioni che si celano dietro le nozioni di patria e di patriottismo come testimonia il nostro recente passato novecentesco. L’osservatorio contro la militarizzazione delle scuole delle università invita pertanto a manifestare in ogni occasione un punto di vista critico e alternativo alle linee guida del ministro Valditara e al disegno ideologico e culturale che le anima.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
