«L’Esercito tra i banchi di scuola»: succede all’Istituto “A. Sacco” di Sant’Arsenio (SA)

È giunta all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università una segnalazione a dir poco raccapricciante, che conferma il teorema che cerchiamo di dimostrare, vale a dire l’aggressiva politica di normalizzazione della guerra fatta a colpi di visite in caserma e ingresso «dell’esercito tra i banchi di scuola».

Quello che abbiamo messo in virgolettato e che compare anche nel nostro titolo, infatti, è il lancio dell’iniziativa riportata sul sito istituzionale dell’Istituto Omnicomprensivo “Antonio Sacco” di Sant’Arsenio in provincia di Salerno. E ciò che più desta preoccupazione è che a scrivere l’articolo per la scuola è un docente, un professore, un collega come tanti/e di noi attivist/e dell’Osservatorio, il quale davanti alle foto dei ragazzi e delle ragazzi con un carro armato sullo sfondo scrive: «Solo così gli oggetti, le pietre, i carri da combattimento hanno cessato di essere cose buone da usare per diventare cose buone da pensare e attraverso cui ripensare a quanto gli italiani e, non solo, hanno vissuto» (clicca qui per leggere l’articolo sul sito della scuola di Sant’Arsenio).

Nonostante gli sforzi che abbiamo profuso nel mettere a fuoco la questione dal punto di vista storico e antropologico, ma anche dal punto di vista logico e semantico, ci risulta assolutamente incomprensibile capire come e quando – fatti salvi gli oggetti e le pietre, che pure potrebbero avere scopi nobili – i carri armati da combattimento siano stati “cosa buone da usare” per poi diventare “cose buone da pensare“.

L’iniziativa alla quale l’Istituto “Antonio Sacco” di Sant’Arsenio ha partecipato è legata alla visita al 4° Reggimento Carri di Persano, «in occasione della celebrazione della Festa di Corpo», scrive il collega sul sito della scuola, omettendo il fatto che, in realtà, si trattava della celebrazione «dell’ottantaquattresimo anniversario della battaglia di Tobruk», come si evince, invece, dal comunicato stampa apparso sul sito dell’esercito (clicca qui). 

Ecco che, come l’Osservatorio denuncia da tempo, la commistione tra scuole e caserme, il loro scambio reciproco anche in titoli ad effetto, che dovrebbero far rabbrividire chi lavora all’interno delle istituzioni educative e formative, è funzionale a legittimare, secondo un canovaccio ormai diffusissimo in tutta Italia, una lettura eroica della guerra attraverso la rievocazione anche di battaglie improbabili della Prima e della Seconda guerra mondiale (qui la rievocazione della battaglia di Culqualber).

In particolare, scendendo nei particolari storici, gli studenti e le studentesse dell’Istituto “Sacco” di Sant’Arsenio hanno assistito alla rievocazione di una battaglia svoltasi tra il 21 e il 23 gennaio 1941, da inquadrare all’interno di quello che viene anche riportato come Assedio di Tobruk. In quella circostanza l’esercito dello Stato fascista tentava di mantenere le proprie posizioni coloniali in Libia, successivamente affiancato dalle forze dell’Asse e da Erwin Rommel, il quale venne inviato a Tripoli il 19 febbraio con quelli che vennero chiamati Deutsches Afrika Korps.

A perdere la vita furono circa 780 soldati, ma vi furono anche circa 2000 feriti e 22.000 prigionieri. E tutto ciò, bisogna raccontare ai ragazzi e alle ragazze, per una guerra che, in fondo, era una guerra di occupazione, una guerra coloniale perpetrata ai danni delle popolazioni nordafricane, sulla cui pelle si giocò la prova di forza tra le forze militari nazifasciste dell’Asse e quelle degli Alleati.

E proprio nel rispetto dei caduti di quella inutile strage di uomini al servizio di una folle impresa fascista; proprio nel rispetto delle povere vittime di un sistema di reclutamento obbligatorio che è foriero solo di morte e distruzione, non di “cose belle da usare e da pensare“, il nostro invito ai colleghi e alle colleghe è quello di pensare per i nostri alunni e le nostre alunne a progetti di pace, di nonviolenza, di disobbedienza civile nei confronti di tutto il complesso militar-industriale, impedendo commistioni tra scuole e caserme.

Del resto, l’obiettivo per cui l’Esercito entra nelle scuole è fin troppo chiaro anche nei loro comunicati, giacché le attività per l’Istituto “Antonio Sacco” di Sant’Arsenio erano «volte a presentare le diverse attività addestrative dell’Esercito e a condividere informazioni su possibilità e modalità di reclutamento» (leggi qui), reclutamento di cui dovremmo anche smettere di essere meri strumenti per continuare a fare il folle gioco della guerra.

Qui le foto apparse sul sito della scuola.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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