Con l’avvicinarsi della Pasqua spuntano in ogni città le visite negli ospedali pediatrici di forze armate e corpi di polizia, donano uova di cioccolato così come a Natale giocattoli.
Basti nominare due casi: l’associazione sindacale USMIA all’ospedale pediatrico Santobono Pausilipon di Napoli, la polizia penitenziaria di Piacenza a favore della European Neuroblastoma Association, al reparto di Pediatria e alla strutture di Psichiatria Santa Rita, Tracce, Barattiera e Casa Laura.
Eventi di questo tipo avvengono su tutto il territorio nazionale, lo sappiamo. Sarebbe utile però interrogarsi sulle reali finalità di questa tradizione istituzionale, infatti le serate benefiche, i concerti, i regali simbolici, come le uova di cioccolata, servono a rafforzare la reputazione sociale non tanto di quelle persone che vestono una divisa, ma della loro funzione sociale.
Torniamo ai nostri ricordi del periodo covid-19 quando in molte parti del mondo, Italia inclusa, gli ospedali sopraffatti dall’afflusso di pazienti mostrarono la loro scarsità di mezzi. Mancavano dispositivi di protezione individuale, attrezzature mediche e, spesso, persino letti. In quel periodo nero tanti si illusero che i governi avrebbero immediatamente irrobustito la medicina di territorio e tutti gli ospedali. Invece?
Vennero consegnate le sorti del Paese ai corpi militari e al generale Figliuolo. L’Esercito intervenne per costruire hub vaccinali e trasportare forniture mediche, i Carabinieri si occuparono del rispetto delle misure di contenimento. La sindemia covid-19 veniva commentata come un evento bellico: «si parlava di trincea negli ospedali, di fronte del virus, di economia di guerra; ogni sera la protezione civile diramava un bollettino con il numero dei morti e dei contagiati che aspettavamo col fiato sospeso».
Eravamo partiti dalle uova di cioccolato siamo finiti a chi maneggia taser, pistole e manganelli. Così come in tutto il mondo, per una emergenza sanitaria come il covid-19 la soluzione ufficiale è stata affidata alle forze militari e di polizia. Surreale ma vero, è quello che è successo e, ci sembra doveroso sottolinearlo, con nessun miglioramento per la sanità.
Qualcuno potrà definire queste “rocambolesche acrobazie logiche e paradossali argomentazioni” e senz’altro troverà normali queste auto giocattolo e bambole soldato e che classi di scuole materne e elementari passino una mattinata nella caserma più vicina alla loro città, e partecipino al rito dell’alzabandiera, o a concorsi a tema militare.
Noi operatori e operatrici della scuola, docenti, studenti e genitori attivi nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università speriamo che anche i più scettici navigando sul nostro sito possano comprendere quello che denunciamo. La fase storica che stiamo vivendo è intrisa di ideologia guerrafondaia e purtroppo gli spazi dell’infanzia non vengono messi in salvo, anzi costituiscono un tassello importante nel programma di militarizzazione delle coscienze.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
