Nell’Istituto Tecnico Commerciale “G. Piovene” di Vicenza si è tenuto il primo degli incontri previsti dalla campagna permanente della Polizia di Stato “Questo non è amore”, al fine di sensibilizzare le studentesse e gli studenti contro la violenza di genere connessa al bullismo e al cyberbullismo.
In virtù dei protocolli siglati con il MIM viene dato spazio alla polizia nelle scuole per informare su questo tema…proprio alla polizia, che possiamo considerare l’ultima arrivata in tema di violenza di genere, anche perché il ruolo della polizia è quello di raccogliere la denuncia, ma poi deve intervenire la politica dal momento che non esistono dispositivi di legge appropriati per le situazioni di violenza domestica, neanche con pericolo imminente. Puoi denunciare ma poi? Torni nella stessa casa con il tuo aguzzino.
A ben vedere, però, è dal 2005 e con cadenza quadriennale che l’Italia è stata oggetto di critiche e raccomandazioni da parte del Comitato CEDAW per la persistenza di stereotipi sessisti nella società italiana, in particolare nella comunicazione da parte dei media e anche in ambito giudiziario.
L’educazione alla affettività non è la semplice buona educazione che ci hanno insegnato i nostri nonni. È un insieme di conoscenze ancora poco strutturato e che non può essere lasciato all’improvvisazione. Ci sarebbero associazioni culturali molto capaci che si occupano solo di questo, ogni giorno e le operatrici e le avvocate dei centri antiviolenza. Ci sarebbero gli antropologi culturali e i pedagogisti. Come sempre ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta su quali figure professionali invitare.
L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa a non avere ancora attivato a scuola dei corsi sull’affettività. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che un’educazione sessuale e affettiva di alta qualità può aiutare nella prevenzione delle violenze di genere fin dall’età adolescenziale.
La maggioranza di governo, invece, è concentrata sulle politiche di incremento demografico, la Lega in particolare intende fermare quella che definisce “propaganda ideologica” e sostiene che l’educazione all’affettività e alla sessualità debba essere gestita esclusivamente dalle famiglie almeno fino ai 14 anni, «Lasciamo che i bimbi di sette, otto anni, giochino a pallone senza essere inquinati da dibattiti che sono degli adulti. Certe battaglie arrivano dagli adulti» ha detto Salvini, dimostrando che non si tratta della sua materia. «Oggi siamo in una società in cui anche i bambini delle elementari sono sempre più a contatto con gli stimoli di natura sessuale. Entrano in contatto con contenuti espliciti anche senza ricercarli, anche con i video musicali. Basta avere un telefonino o un tablet» Maura Manca, psicologa clinica e psicoterapeuta.
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università chiediamo che il passo pesante dei militari non entri nelle scuole a fare lezione, su niente. Chiediamo che l’educazione all’affettività, alla legalità, all’ambiente vengano affidate a mani esperte e attente di professionisti comuni. Non permettiamo il confondersi dei piani: militare e civile non sono la stessa cosa.
No alle forze armate e di polizia negli spazi della formazione, no ai dirigenti scolastici che sognano le scuole-fortino.
Maria Pastore, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
