Torino, 4 novembre: nulla da festeggiare, contro le pratiche di oppressione

Il 4 novembre a Torino è stata una giornata disobbediente. Dopo il convegno della mattina, pubblicizzato e seguito anche nella nostra città, il presidio previsto alle 14.30 presso l’USR ha visto la presenza di circa 200 docenti, studenti e cittadine/i, che si sono alternati negli interventi di fronte a un cordone di polizia che proteggeva l’ingresso.

Si è parlato di guerra e di pace, di militarizzazione delle scuole e della società, di  censura e libertà di insegnamento, di colonialismo, del nesso tra le nostre condizioni di vita e di lavoro e le politiche di riarmo, esprimendo la più ferma contrarietà alla propaganda di guerra nelle scuole, alla corsa agli armamenti, alle guerre e al genocidio.

Si è parlato di repressione, soprattutto a seguito dell’episodio accaduto presso il liceo Einstein, dove studenti inermi hanno subito una carica della polizia in assetto antisommossa il 27 ottobre. Forse per la prima volta studenti, studentesse e docenti hanno dato vita a un momento di lotta davvero comune, che si è manifestato anche nel momento in cui una delegazione è salita a conferire con il direttore generale.

I docenti hanno espresso forte contrarietà ai progetti di educazione militare nelle scuole e chiesto ragioni della censura da parte del MIM del convegno del 4 ottobre, mentre gli studenti hanno sottolineato il silenzio delle istituzioni e la mancanza di risposte alle mobilitazioni di cui si sono resi protagonisti, che sono state invece più volte represse anche con la limitazione dell’agibilità politica nelle scuole.

Docenti, studenti e studentesse insieme hanno rappresentato il malessere, il disagio, che si vive nelle scuole, dove la metà delle/gli studenti manifesta sofferenze psicologiche, e i docenti subiscono l’autoritarismo di molte/i DS.

Il direttore generale ha replicato che la censura del MIM non rientra nelle sue competenze e che l’USR offre percorsi con le Forze Armate e con le Forze dell’ordine, ma che non ci sono obblighi: sono i docenti che operano le scelte formative nei Collegi docenti e nei consigli di classe. Agli studenti ha risposto di essere disponibile all’ascolto nella Consulta studentesca, di cui uno degli studenti presenti è componente.

Benché formali e burocratiche, queste risposte ci sono utili: è necessario che le/i docenti riprendano la propria “sovranità didattica”, pretendendo che i progetti militaristi siano esplicitati come tali e vengano presentati negli organi collegiali, dove si possono discutere e contrastare, e che le/gli studenti continuino a lottare affinché le loro istanze, che sono anche le nostre, scalfiscano il muro di gomma delle istituzioni aprendo loro spazi di autonomia e di protagonismo nel mondo della scuola.

L’obiettivo della società civile, e soprattutto della comunità educante, diversamente dalle società e dalle comunità militarizzate, è quello di far fiorire passioni di gioia, solidarietà e giustizia, e non passioni di odio e pratiche di oppressione per combattere nemici costruiti a tavolino dagli interessi di gruppi di potere.

Qui le foto e gli interventi video di Torino.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Torino

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