Leonardo acquisisce la costola militare di Iveco

Il 4 settembre scorso si è svolto a Bolzano un incontro fra le dirigenze di Iveco Defence Vehicles, Astra, Leonardo e le organizzazioni sindacali confederali. Iveco, difatti, ha completato la cessione della propria costola militare – che include i marchi IDV e Astra – a Leonardo, per un valore complessivo di 1,7 miliardi di euro. L’obiettivo dell’operazione societaria è dichiaratamente quello di creare un campione aziendale di scala europea per la produzione di veicoli terrestri militari, superando la frammentazione proprietaria esistita sino a oggi. Com’era prevedibile, a corollario della vendita si staglia un ricco premio per gli azionisti, che si vedranno attribuire circa 5,8 € per azione posseduta.1

Finora il business di Leonardo sui veicoli terrestri era relativamente marginale, ma crescerà sicuramente nei prossimi anni. Questo innanzitutto perché, se da un lato Iveco ha garantito la continuità delle forniture industriali, dall’altro la sua costola militare era risultata in costante crescita nell’ultimo quinquennio.

La presenza di uno stabilimento come quello di Piacenza, deputato non solo alla produzione di veicoli militari, ma anche civili (ad esempio quelli per l’estrazione mineraria), potrà inoltre consentire a Leonardo di proiettarsi più agevolmente sul mercato delle tecnologie dual-use. Una scelta quantomai appropriata – per quanto non condivisibile politicamente – da parte del gigante della produzione bellica, considerati anche i molteplici tratti di somiglianza esistenti fra l’industria automotive e quella militare, sia a livello di tecnologie e impianti produttivi che di organizzazione aziendale del lavoro.

E proprio in relazione al lavoro dipendente i sindacati hanno rivendicato la salvaguardia dei livelli occupazionali e in primo luogo la stabilizzazione dei lavoratori interinali, nonché la somministrazione di corsi di formazione ad hoc a tutta la forza-lavoro2. A Leonardo si chiede infine l’applicazione integrale del CCNL metalmeccanico e la definizione del Premio di Risultato.

Secondo l’Associazione Quadri e Capi Fiat l’integrazione di IDV e Astra in Leonardo «può oggi sviluppare ulteriori sinergie tra piattaforme terrestri, elettronica, sistemi di protezione e nuove tecnologie»3: il sistema produttivo di Leonardo è difatti talmente più esteso di quello di Iveco da permettere una consistente implementazione dell’offerta di mercato, chiaramente in senso bellico.

In conclusione, la mossa di Leonardo si configura come l’ennesimo tentativo di egemonizzare il mercato bellico europeo e di foraggiare la diffusione delle tecnologie dual-use nella società civile. Le garanzie che l’azienda è in grado di fornire in termini occupazionali e contrattuali – comunque da verificare nel corso dei prossimi mesi – non potranno, però, garantire la sicurezza alla forza-lavoro dipendente, impiegata in stabilimenti che nei prossimi anni diverranno sempre più obiettivi militari da parte di potenze capitalistiche ostili.

Oltre all’evidente militarizzazione dei territori e dei luoghi di lavoro, infine, non sfugga alla nostra attenzione l’atteggiamento fin troppo arrendevole dei sindacati firmatari di contratto davanti all’ampliarsi della industria di guerra, dopo anni nei quali avrebbero potuto avanzare rivendicazioni per il passaggio di produzioni dal militare al civile. Pensare di salvaguardare l’occupazione e i salari con la mera subalternità all’economia di guerra è non solo un grave errore ma anche una valutazione fuori da ogni logica, che preclude al sindacato la possibilità di aprire una contrattazione sulle tecnologie di ultima generazione e sul loro utilizzo in ambito produttivo.

In prospettiva, quindi, non vediamo soltanto il rischio che il sindacato accolga la militarizzazione come un’opportunità (quando invece i dati4 ci dicono che ad esempio, a parità di risorse, gli investimenti nella protezione ambientale rispetto a quelli effettuati nel settore militare genererebbero all’incirca il triplo dei posti di lavoro) ma anche che accetti la progressiva diffusione delle tecnologie duali, vista alla stregua di processi naturali che migliorino la produzione.

E. Gentili, F. Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università


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