Lecce, bambini e giovani dinamici e la ginnastica militare nelle scuole

Siamo una società dinamica, anzi capace di accelerazioni spettacolari, di superamenti dei limiti umani e di una protervia senza confini nell’uso delle tecnologie. Il corpo, la sua armonia complessa ne fa le spese.

Non va accompagnato nella crescita come si annaffia e si cura un germoglio, ma spinto, incurvato, teso verso la prestazione eccellente; il corpo – soprattutto quello dei più giovani – diventa l’icona della bellezza patinata delle pubblicità, magrezza atletica, setosità della pelle, muscolatura ben disegnata.

Allora si deve iniziare presto ad allenare questi corpi poveri di anima, bisogna fin da subito far capire che non si sta parlando del gioco, dello sport come gioco, del movimento come essenziale aspetto del vivere e dello stare in relazione, ma del competere per essere soli al traguardo. Ogni coach (e già, così, in inglese d’obbligo), allenatore, preparatore, maestro di discipline, è soprattutto il mentore del corpo competitivo.

Allora, ecco l’ennesima segnalazione arrivata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sulla ginnastica in stile militare per uomini, donne, bambini: siamo con la Sezione Lecce dei gruppi che, dalla fine degli anni Settanta, curano la pratica sportivo-militare, in collaborazione con il CONI (clicca qui).

Non che i vecchi non debbano anche loro andare in palestra, anzi, sono proprio loro che devono dimostrare quanto è bello invecchiare sani e vigorosi perché tanto si è lavorato in palestra da bambini e da giovani.

La morte avrà i nostri occhi alla fine, ma non le apparterranno le nostre muscolature ancora tese. Ironia macabra e amara, lo so, ma sembra proprio che a vedere le pubblicità e gli inviti pressanti alla ginnastica, si tratti proprio di scongiurare la morte, di pensarla come un affare di altri.

Sì, anche questo lo sappiamo è tutt’altro che ironico, visto l’infuriare delle guerre. Ginnastica è un termine che era diventato desueto. Come sappiamo viene dalle parole ginnasio e ginnasta, il luogo dove praticare l’esercizio del corpo, e la persona che lo frequentava esponendosi nudo, come avveniva nella lotta e nei giochi greci.

Finita l’era dell’ISEF (Istituto Superiore di Educazione Fisica ) che preparava gli insegnanti di ginnastica per le scuole superiori, si cominciò a usare altri modi di designare il movimento: la psicomotricità, l’educazione motoria, le arti motorie, le varie specialità sportive che si ibridano fra loro e nuove ne inventano, per non parlare delle diverse branche delle medicina sportiva.

E perché serve oggi ripristinare la ginnastica accostandovi l’aggettivo militare? La risposta sta al cuore del nostro lavoro come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Siamo una società malata, risentita, costantemente allertata contro un ipotetico nemico, contro il barbaro alle porte della città, le cui mure sono sempre più alte, robuste, elettrificate.

Su questo vasto sentire collettivo che ci avvelena, prosperano i corpi militari che, ad ascoltare ministri, sottosegretari, ex generali prestati alla politica e politici del male minore, ci dovrebbero difendere.

Se il volantino che è arrivato a noi appare ricco di iniziative anche più gentili, meno orientate alla possanza muscolare che pure molte immagini nel sito espongono, il mantra della Sezione di Lecce è esplicito, la scuola è ginnica, si tratta di mettersi alla prova con attività ad alta intensità. La danza e la musica si possono del resto praticare in molti modi, non sono solo allietanti e festivi. Anche al Conservatorio oggi si deve essere performanti, è un costume acquisito la competizione, prima del piacere, della giocosità del gesto.

In tutte le attività in cui ci si occupa del corpo, proprio e altrui, sano, giovane, vecchio, malato «Quando la tensione non viene tenuta si trasforma in altro», scrive la filosofa Giusi Venuti, e il tenere qui allude al contenere e al ben indirizzare, senza forzature, anzi a risanare il trauma che spesso il vivere comporta e il corpo patisce.

«Il corpo sa prima che la mente articoli. È da questo sapere del corpo […] che una riconfigurazione diventa possibile» (G. Venuti Il vero si tocca. Del gesto che pensa Orthotes, Napoli 2026 p.109). Se un istruttore, un allenatore, un ginnasta non mette a tema il sapere del corpo nell’insieme cooperativo con gli altri corpi, può mostrare pratiche perfette ma dannose per sé, per gli altri.

Quando eravamo bambine e bambini, nelle periferie delle città e nelle campagne, solo i figli dei ricchi andavano in piscina, a giocare a tennis, in palestra si andava per curare la scoliosi e la lordosi giovanili, oppure se si intraprendeva una disciplina sportiva, la danza per le bambine, i maschi non erano ben visti alla sbarra di fronte al grande specchio e giocavano a calcio.

Ma per tutte e tutti il movimento vero era quello fuso con il gioco, la palla, la corda, la bicicletta erano i protagonisti nei cortili e nelle strade, nei pratoni spogli fra le case. Dinamici fino allo sfinimento e forse, nello squallore dei luoghi, più felici.

Fonti: https://osservatorionomilscuola.com/?s=puleo+ginnastica+militare; https://osservatorionomilscuola.com/2026/08/04/sport-militarizzazione-generazioni-giocano-guerra-ginnastica-dinamica-militare/; https://osservatorionomilscuola.com/2024/12/01/luoghi-comuni-e-meglio-se-lo-sport-lo-insegnano-istruttori-militari-la-ginnastica-dinamica-militare-italiana-gdmi/; https://osservatorionomilscuola.com/2025/09/21/monza-sport-city-day-2025-partita-pace-ginnastica-dinamica-militare-ambiguita/; https://osservatorionomilscuola.com/2023/07/14/ginnastica-dinamica-militare-gdm-la-militarizzazione-dello-sport-intervista-ad-antonio-mazzeo-su-radio-onda-durto/

Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università


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