El Alamein a Pistoia: la Folgore e la nuova retorica di guerra

Il 23 ottobre cerimonia solenne allo stadio di Pistoia dei Parà della Brigata Folgore per l’84° Anniversario della battaglia di El Alamein, in piena Seconda Guerra Mondiale, quella scatenata da Hitler e Mussolini con tanto di campagne imperiali in terra d’Africa.

Presenti pure il Comando Forze Speciali dell’Esercito, il 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti “Tuscania” e la 46° Brigata Aerea di Pisa, l’evento ha rispolverato miti, leggende, narrazioni e “valori” dell’ideologia bellico-fascista del Ventennio.

Riportiamo alcuni degli sproloqui pronunciati a conflusione della parata dei parà dalla sottosegretaria alla Difesa, sen. Isabella Rauti (già MSI, oggi Fratelli d’Italia) e del gen. Carmine Masiello, Capo di Stato maggiore dell’Esercito.

“Ricordando e commemorando, riagganciamo una fune di vincolo con il passato, con quei Soldati che tra le dune di El Alamein resistettero all’offensiva corazzata britannica del Generale Montgomery con il caldo estremo di giorno, il freddo feroce della notte, spesso senz’acqua, affamati e mal equipaggiati”, ha dichiarato la Rauti.. “Quell’audacia – riconosciuta dallo stesso nemico – non è rimasta nel deserto: vive oggi e sempre in tutti gli Uomini e Donne della Brigata Folgore, una unità militare ed una comunità umana con senso di appartenenza. I valori degli Eroi di El Alamein sono un’eredità ideale metastorica che attraversa il tempo: memoria che vive nel vostro servizio quotidiano, in Patria e all’estero. Il paracadutista “lotta per la civiltà”, come recita il verso di “Bagnando il basco” che restituisce l’essenza più autentica della Specialità: coraggio di affrontare le prove più difficili, fedeltà ai valori, senso del dovere, determinazione.”

Da parte sua il gen. Masiello ha ricordato che “nella notte del 23 ottobre 1942, i Soldati di El Alamein scrissero uno dei capitoli più duri, ma anche più fulgidi, della storia dell’Esercito, divenuto fondamento sacro della tradizione militare dei paracadutisti italiani. Si trattava di ragazzi accorsi dai quattro angoli d’Italia. Ragazzi di ogni estrazione sociale e di ogni dialetto, uniti da una sola Bandiera, che si batterono l’uno accanto all’altro, facendo prevalere il Noi sull’Io, con una coesione che nessun carro riuscì a schiacciare.

È un’eredità morale che ciascuno di noi custodisce e tramanda e che oggi, in un periodo in cui la guerra è tornata a far parlare di sé, risuona con la stessa forza vibrante di allora”.

“Paracadutisti! Noi siamo gli eredi di quella storia e i custodi della sua memoria”, ha concluso Masiello. “La Folgore, come l’intero Esercito, appartiene all’Italia e ai suoi cittadini, uniti nei valori della Costituzione che tutti noi abbiamo deciso di proteggere. L’ardimento, la disciplina, l’onore e l’amor di Patria siano sempre la vostra guida, faro del vostro agire in tutti gli scenari e le occasioni in cui sarete chiamati a difendere la pace e la sicurezza internazionale”.

Appare del tutto evidente che il Vannaccismo non è una patologia che affetta un solo alto ufficiale, ma è una sindrome parafascista e guerrafondaia ben radicata nei reparti d’élite delel forze armate, proprio quelle che con l’ultimo decreto Meloni andranno a far la guerra ai minorenni disobbedienti nella città di Milano.

Per la cronaca utile riportare il testo dell’inno dei Parà tanto decantato dalla sottosegretaria alla Difesa, Isabella Rauti.

Bagnando il basco in una pozza di sangue
si fece il simbolo di tutti noi parà,
il sacrificio dei nostri caduti
fu sempre lotta a viltà e disonore,
il vento di morte, il freddo terror
quando ci sfidan è allor che splende in cuor
il nostro coraggio e il nostro valore,
noi siam parà in lotta per la civiltà.
All’apparire del tuo fiore in volo
il ciel si oscura e si inizia a lottar
siam volontari siam le truppe scelte
noi siam votati a sapere di morire.
Allor sappiam che andremo a morir
tra indifferenza e senza un pianto per noi
non conosciamo paura o timor,
ma morirem con rabbia in cuore per l’onore.
Il vento di morte, il freddo terror
quando ci sfidan è allor che splende in cuor
il nostro coraggio e il nostro valore,
noi siam parà in lotta per la civiltà.

Antonio Mazzeo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università


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