Strategie di militarizzazione della scuola. Monitorare e opporsi alla logica bellicista

Da quando è stato ufficialmente presentato attraverso una conferenza stampa a Montecitorio nel marzo scorso, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha continuato a portare avanti un’attività di denuncia della sempre più massiccia presenza delle forze armate nelle scuole, una vera e propria invasione di campo che non può essere più accettata e che pensiamo debba essere messa al centro di un dibattito pubblico sul ruolo della scuola, specialmente in un contesto internazionale nel quale spicca la tragedia vissuta dal popolo palestinese. 

Le modalità di intervento delle forze armate nelle scuole sono declinate secondo le modalità più svariate, a testimonianza del fatto che ogni possibilità permessa dai vari protocolli firmati dal MIM con il Ministero della Difesa e il Ministero del Lavoro deve essere sfruttata ai fini di una propaganda cui la scuola italiana deve cominciare ad opporsi con la massima fermezza. 

Un ambito che vede con sempre maggior frequenza la collaborazione tra istituzioni scolastiche e le forze dei Carabinieri è quello relativo al contrasto al bullismo e cyberbullismo come avvenuto nel mese di ottobre in una scuola della provincia di Pisa (leggi qui ). Ciò che risulta incomprensibile in questa commistione tra la scuola e una forza armata è la progressiva sostituzione del corpo docenti con i Carabinieri nel ruolo di esperti nonostante la scuola sia dotata da anni dei propri strumenti per far fronte a questa problematica. Noi crediamo che le istituzioni scolastiche non abbiano alcun bisogno di supporti esterni in divisa e vediamo il rischio concreto che il dibattito su come affrontare un disagio giovanile reale e importante scivoli sempre più verso questioni di mero ordine pubblico, senza entrare nel merito delle cause dei problemi e su come prevenire invece che punire.

Le istituzioni scolastiche possono farsi carico del problema e assumere in piena autonomia l’analisi delle ragioni del diffondersi dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo e, se necessario, rivolgersi ad esperti esterni per allargare e potenziare l’offerta formativa, trovando ampio riscontro nella società civile e nelle numerose associazioni che si occupano di questi fenomeni con tutt’altro tipo di approcci. Non è attraverso lo spettro dei codici di comportamento e disciplinari in percorsi di natura legale e repressiva che la scuola può contribuire alla crescita umana e culturale delle giovani generazioni. 

In altri casi, la commistione tra forze armate e studenti avviene in occasione degli ormai tanto diffusi open days. È il caso dell’Istituto “Luigi Einaudi” di Pistoia di cui, come possiamo leggere sul sito stesso della scuola, nel mese di ottobre diversi studenti «sono stati ospiti del 183° reggimento paracadutisti “Nembo” all’interno della Caserma Giovanni Marini per un open day dedicato agli studenti dell’indirizzo socio-sanitario». Sempre sul sito leggiamo che l’attività è stata coordinata con l’Ufficio Scolastico Provinciale «con l’idea di mostrare ai ragazzi la possibilità di tradurre in pratica le materie oggetto di studio e che possono trovare applicazione all’interno di un’organizzazione quale l’Esercito Italiano» e che «i giovani studenti hanno osservato anche le capacità tattiche esprimibili dalla Forza Armata tramite una dimostrazione che ha messo in evidenza la figura del soccorritore militare, caratterizzato da un’adeguata formazione presso la Scuola di Sanità dell’Esercito, quindi professionalmente preparato per intervenire in caso di necessità» (leggi qui). Si tratta in buona sostanza di «una iniziativa importante che ha permesso ai nostri ragazzi di apprendere nuove informazioni relative alle tecniche di soccorso in scenari limite» (leggi qui) che si inserisce in un rapporto tra l’istituto e le forze armate comunque consolidato nel tempo (leggi qui). A nostro avviso tutto ciò è indice di una propaganda ai fini dell’arruolamento cui la scuola non deve in alcun modo prestare il fianco. 

Tra le altre ghiotte occasioni offerte alle forze armate, un posto particolare spetta alle celebrazioni del 4 novembre su cui l’Osservatorio ha costruito una giornata di mobilitazione importante. Tra i tanti episodi, riportiamo dalla stampa (clicca qui) quanto avvenuto a Voghera, dove la mattinata delle celebrazioni che ha coinvolto diverse scuole è terminata in piazza Duomo dove gli studenti «in un’atmosfera solenne scandita dagli interventi della autorità civili e militari, hanno assistito all’alzabandiera, all’Onore ai caduti e alla deposizione della corona di alloro presso la lapide ai caduti della Grande Guerra e del Risorgimento, per poi partecipare al corteo diretto al monumento di Via Ricotti». Infine, come riporta l’articolo di stampa, «a conclusione della mattinata, alle 11.15, la Santa Messa in Duomo, officiata da Mons. Marco Daniele e scandita dai canti del coro della Scuola primaria Leonardo Da Vinci». Quello che abbiamo voluto segnalare è uno dei tanti episodi di cui fatichiamo davvero a capire il senso e l’utilità. Ribadiamo che le riflessioni sui grandi massacri del XX secolo e sulla necessità di una didattica della pace poco hanno a che vedere con la retorica nazionalista del 4 novembre. 

Davvero singolare il caso dell’Istituto Alberghiero di Gela dove, come si apprende dalla stampa «parte il progetto linguistico interculturale “Talk with native speakers”. Verranno ospitati venti volontari della base Usa di Sigonella che si confronteranno con gli alunni del biennio e triennio sul tema: “Thanksgiving day” che si celebra negli Stati Uniti» come «primo dei tanti progetti che l’Istituto Alberghiero di Gela diretto dal Prof. Franco Ferrara, mette in campo per divulgare la formazione Enogastronomica Interculturale, dando la possibilità agli alunni non solo di poter dialogare in lingua Inglese, durante l’esercitazione pratica operativa di laboratorio, ma di vivere in prima persona l’esperienza culinaria estera». Non è chiaro davvero come mai per offrire l’occasione di un’esercitazione pratica e l’opportunità di dialogare in lingua inglese a studenti e studentesse della scuola si sia resa necessaria la presenza e la collaborazione delle forze armate di Sigonella. Nell’idea dell’Osservatorio, al contrario, le occasioni sempre più frequenti di una contiguità tra scuola ed eserciti non necessaria ed anzi da respingere senza esitazione sono quanto di più lontano dagli obiettivi che la scuola deve perseguire. 

Perché queste pratiche non abbiano più luogo all’interno delle nostre istituzioni scolastiche è però necessario un lavoro di informazione capillare capace di aprire spazi di dibattito e confronto articolati. Come Osservatorio abbiamo messo a punto un utile Vademecum (clicca qui) contro la militarizzazione delle scuole, uno strumento pratico destinato a famiglie, insegnanti, studentesse e studenti nell’idea che solo una costante condivisione di idee e strategie possa dare una svolta decisiva verso una scuola come luogo di pace. 

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – Pisa 

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