Mehr Friedensförderung und Gewaltprävention statt einer Militarisierung unseres Bildungssystems
Herr Bildungsminister Martin Polaschek, Frau Verteidigungsministerin Klaudia Tanner,
Sie haben eine Debatte angestoßen, dass Soldat:innen der Miliz, aus der Militärmusik sowie dem Heeressport als Lehrkräfte angeworben werden sollen. Abseits dieses Vorstoßes sollen auch militärische Inhalte im Schulunterricht einen breiteren Raum einnehmen und Offiziere wurden in die Schulbuchkommission berufen.
Der Versöhnungsbund befürwortet die Absicht, dass den Schulen ausreichend Lehrkräfte zur Verfügung stehen und dass in Bildungseinrichtungen mehr über Frieden, Sicherheit und Konfliktbearbeitung gesprochen wird. Der Versöhnungsbund lehnt die von Ihnen jüngst vorgeschlagenen Maßnahmen gegen den Personalmangel im Bildungssystem ab. Wir wenden uns dabei nicht gegen Personen der Miliz mit all ihren Ausbildungen, sondern gegen die systematische Versicherheitlichung und Militarisierung der öffentlichen Debatte im Allgemeinen und des Bildungssystems im Besonderen.
Wir befürworten ein ausgewogenes und durch unabhängige Expert*innen ausgestaltetes friedenspädagogisches Auftreten. Dieses schließt Fragen der klassischen Verteidigungspolitik ein. Ein breiter Ansatz umfasst Methoden gewaltfreier Konfliktbearbeitung, Ursachen von Kriegen und Konflikten, die Praxis gewaltfreier Aktionen sowie die komplexen Zusammenhänge von Klimaerhitzung und Kriegen.
Im Rahmen des Lehrprinzips Politische Bildung bleiben Grundwerte wie Frieden oder die Skizze einer gerechten Friedensordnung nicht selten unkonkret oder werden aus Zeit- und Ressourcenmangel zu wenig berücksichtigt. Das derzeitige Bestücken des Schulsystems mit militärischen Aspekten und Personal erinnert uns an die 1980er-Jahre.
Nicht nur im Schulbereich, sondern auch an den Universitäten gewinnt Militärisches in Forschung und Lehre an Einfluss. In Form von Zivilklauseln üben auch dort Lehrende und Studierende Kritik, Rüstungsforschung zu unterstützen oder für die Rechtfertigung von Waffengewalt und Kriegen einzutreten.
Ein Blick auf die letzten Jahre zeigt, dass viele Lebensbereiche zeitweilig „versicherheitlicht“ wurden. Herausforderungen wurden und werden unter dem Aspekt der Sicherheitsbedrohung betrachtet und mit entsprechenden Instrumenten bearbeitet: Armee im Flecktarn gegen Corona, Armee gegen Bedrohung von diplomatischen Vertretungen, Armee gegen Kriminelle im Internet oder Armeefahrzeuge transportieren Häftlinge. Wer ist in einer Demokratie für welche Aufgaben zuständig? Sichtbarkeit und ein allgemeiner Effekt der Gewöhnung an das Bewaffnete im übertragenen wie wörtlichen Sinn sind beabsichtigt.
Der Versöhnungsbund fragt Sie:
1.Wer trägt auch in der Schule Sorge, dass Herausforderungen nicht künftig immer mehr durch eine Sicherheitsbrille betrachtet werden und die Debatte über Konfliktbearbeitung weiter verengt wird? Frei nach dem Motto: “Wer als Werkzeug nur einen Hammer hat, sieht in jedem Problem einen Nagel”.
Wir treten dafür ein, dass Kindern die gewaltfreie Bearbeitung von Konflikten als primäre Perspektive angeboten wird.
2.Wie können Militärs Schulbücher bezüglich Neutralität objektiv auf Richtigkeit prüfen, wenn manche uniformierte Kollegen hinter vorgehaltener Hand die Neutralität als Haltung der Kriegsverweigerung längst als “Neutralitätsrisiko” bezeichnen?
3.Wer achtet darauf, dass unabhängige friedenspädagogische und friedenswissenschaftliche Expertisen stärker finanziert werden und zum Einsatz kommen?
4.Wie können angesichts der aktuellen und berechtigen Fragen zum Krieg in der Ukraine Elemente gewaltfreier Konfliktlösung auf individueller, staatlicher und internationaler Ebene stärker verankert werden? Details zur Initiative finden Sie hier
Traduzione
Più azioni di costruzione della pace e maggiore prevenzione della violenza piuttosto che la militarizzazione del nostro sistema educativo.
Signor Ministro dell’Istruzione Martin Polaschek Signora ministra della Difesa Klaudia Tanner, avete avviato un dibattito sulla possibilità di reclutare come insegnanti soldat* della milizia, delle bande musicali e delle squadre sportive dell’esercito.
Oltre a questo, sostenete che i temi militari devono avere più spazio nelle lezioni scolastiche; inoltre, gli ufficiali sono stati chiamati a far parte delle commissioni sui libri di testo.
La Internationaler Versöhnungsbund IFOR Austria sostiene invece che le scuole abbiano già a disposizione un numero sufficiente di insegnanti e che nelle istituzioni educative si debba parlare di più di pace, sicurezza e gestione dei conflitti. L’IFOR respinge le vostre recenti misure volte a risolvere la carenza di personale nel sistema educativo. Non ci opponiamo al personale dell’esercito con la sua formazione specifica, ma alla sistematica diffusione di una cultura sicuritaria e alla militarizzazione del dibattito pubblico in generale e del sistema educativo in particolare.
Rivendichiamo un approccio equilibrato all’educazione alla pace, elaborato da espert* indipendenti. Ciò include questioni di politica di difesa classica. Un approccio ampio include infatti metodi di gestione non violenta dei conflitti, cause di guerre e conflitti, la pratica di azioni non violente e le complesse connessioni tra il riscaldamento globale e le guerre.
Nell’ambito del principio didattico dell’educazione politica, i valori fondamentali come la pace o lo schema di un giusto ordine di pace rimangono spesso vaghi o ricevono troppo poca attenzione a causa di mancanza di tempo e risorse. L’attuale inserimento sistematico di contenuti e personale militari all’interno del sistema scolastico ci ricordano gli anni ’80.
I contenuti militari stanno acquistando influenza non solo in ambito scolastico, ma anche nella ricerca universitaria. Rivendicando una Zivilklausel (impegno etico a fare ricerca solo per fini civili), insegnanti e studenti criticano anche il sostegno alla ricerca sugli armamenti o la giustificazione della violenza armata e delle guerre.
Uno sguardo agli ultimi anni mostra che molti settori della vita sono stati via via “sicurizzati”. Le nuove sfide sono e sono state lette come minacce alla sicurezza e affrontate con strumenti conseguenti: l’esercito in mimetica contro il Covid, l’esercito contro le minacce del rappresentanze diplomatiche, l’esercito contro i criminali digitali, veicoli dell’esercito che trasportano prigionieri. A chi spettano quali compiti in una democrazia? Il fine è chiaramente dare visibilità all’esercito e ottenere una generale assuefazione alla militarizzazione, sia in senso figurato che letterale.
La Internationaler Versöhnungsbund IFOR Austria vi chiede: 1. Chi si assumerà anche a scuola, la responsabilità di far sì che le sfide in futuro non vengano lette sempre e soltanto sotto la lente della sicurezza e che il dibattito sulla gestione dei conflitti non venga ulteriormente limitato? Pensiamo al proverbio, “Se l’unico strumento che hai è un martello, vedi un chiodo in ogni problema.”
Da parte nostra, sosteniamo che ai bambini venga offerta come prospettiva primaria la risoluzione non violenta dei conflitti.
2. Come possono i militari controllare in modo obiettivo la correttezza dei libri scolastici in merito al tema neutralità quando gli stessi colleghi in divisa hanno ritenuto a lungo la neutralità, cioè l’atteggiamento di rifiuto della guerra, un “rischio di neutralità”?
3. Chi ci assicura che le competenze indipendenti nell’ambito dell’educazione alla pace e della ricerca sulla pace verranno davvero finanziate e utilizzate?
4. Alla luce delle domande attuali e più che giustificate sulla guerra in Ucraina, come si possono ancorare più saldamente gli elementi della risoluzione non violenta dei conflitti a livello individuale, statale e internazionale?
