172° anniversario della Polizia di Stato a Roma: altra kermesse militarista con alunne e alunni

Che bisogno c’è di instillare i principi nazionalisti nei cuori dei bambini e delle bambine? Non sarebbe meglio assumere da questi la giusta distanza storica? 

La Polizia di Stato ha celebrato qualche giorno fa i suoi 172 anni di vita. A Roma è stato allestito un Villaggio della legalità inaugurato nella cornice di Piazza del Popolo alla presenza dei Presidenti della Camera e del Senato, del ministro dell’Interno e della massime autorità nazionali. In tribuna anche cento alunne e alunni della scuola primaria romana Istituto S. Maria Mazzarello, vestiti di verde, bianco e rosso e bandierine in mano da sventolare.

Il Villaggio aperto dal 12 al 14 aprile ha ospitato iniziative per ragazze e ragazzi, convegni sul tema della legalità, esposizione di veicoli storici e moderni, uno stand di analisi mediche, dimostrazioni operative e uno stand di Poste Italiane che per l’occasione ha realizzato un timbro e una cartolina. Uno stemma araldico ad opera dei maestri infioratori di Genzano è stato composto in piazza del Viminale e a piazza di Spagna; la galleria Alberto Sordi ha esposto la Lamborghini Gagliardo e tavole della graphic novel il Commissario Mascherpa. La cerimonia è stata trasmessa in TV su RAI 1 e sui canali social della Polizia di Stato. Contemporaneamente a Roma le questure di tutte le città italiane hanno celebrato questo importante anniversario con eventi sul territorio. Hashtag dell’evento, come ogni anno, è stato #essercisempre.

Come dichiarato esplicitamente nel sito istituzionale del nostro governo, la campagna di comunicazione del 172° si rivolgeva principalmente alle giovani generazioni, per promuovere l’attività della Polizia di Stato al fine di invitare ragazze e ragazzi a partecipare ai concorsi di prossima indizione. Il target secondario era rappresentato dal pubblico generalista, non meno importante, perché è il bacino di persone che circondano e supportano i singoli nelle scelte individuali. Se a questo aggiungiamo che il pubblico generalista conserva contenuti securitari e militari del passato, ecco che il target principale trova un terreno di coltura utile all’arruolamento.

In questo evento c’erano 100 alunni di una scuola primaria che hanno avuto il compito di chiudere la giornata di inaugurazione cantando l’inno nazionale. Per esibirsi si sono mossi dai loro posti correndo, posizionandosi in una unica lunga riga, con alle spalle gli ufficiali della polizia e difronte la tribuna delle personalità istituzionali. Un doppio siparietto della cronista ha puntellato l’esibizione, all’inizio e alla fine. Scherzando ha definito i bambini “tutte nuove leve della polizia”, era affiancata da una rappresentante del Corpo che prudente ha aggiunto “non lo sappiamo”. Quando i piccoli hanno finito di cantare e stavano tornando al loro posto, sempre la prima cronista ha scherzato “stanno rompendo le righe”.

L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non è una rete antisistema di utopist* che non sanno cosa dicono, né di allucinat* che intravedono il pericolo lì dove non esiste. L’Osservatorio sta riconoscendo i segni di una eccessiva militarizzazione della vita comune e, radicato nella realtà quotidiana della scuola, si sta preoccupando di mostrare come alcuni eventi istituzionali contravvengano ai principi dichiarati nella Costituzione italiana e ai diritti dell’infanzia. La sistematicità di questi eventi e l’autorità dei proponenti ci mette certo in difficoltà, ma resistiamo e continuiamo a incontraci e denunciare. Abbiamo a cuore i principi e gli spazi della istruzione pubblica di qualità, tristemente indebolita da politiche disumanizzanti, legislatura dopo legislatura. 

Maria Pastore – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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