La sfilata anti-militarista del professore-sandwich in una scuola della provincia di Roma


La diserzione è un’arma potente in mano agli antimilitaristi e pacifisti, sia in guerra, sia in tempo di ”pace”, perché toglie linfa vitale a chi vuole dare fiato alle trombe, si eccita al rullo dei tamburi o alle sonorità trascinanti delle cornamuse: la recente giornata di orientamento presso un istituto superiore del litorale romano, in cui i militari dell’Esercito della Scuola di artiglieria di Bracciano avrebbero dovuto presentare la propria offerta professionale e formativa con le stellette, ”gratuita” e garantita a vita, è andata deserta.

Si tratta di un risultato positivo equamente attribuibile agli studenti e alle studentesse, protagoniste/i di questo potente messaggio di pace, ma anche al docente che pazientemente, nelle sue dodici classi, ha affrontato fin dall’inizio delle sue attività in classe, il tema dell’inutilità dello strumento bellico come metodologia di risoluzione delle controversie internazionali.

Per ribadire il concetto, non essendo certo fino all’ultimo se i militari avrebbero imbrattato di fango con i propri anfibi i pavimenti della sua scuola, nei due giorni precedenti, ha anche sfilato silenziosamente lungo i corridoi dell’istituto come ”professore-sandwich” portando questo semplice ma incisivo messaggio: ‘‘non farti fregare dall’offerta di una laurea gratis o di un lavoro garantito a vita! Perché? Perché anche dietro un PC, in un ufficio o un laboratorio, sarai sempre un militare! E quindi? E quindi darai un contributo alla guerra. NO ai militari a scuola!”.

Si tratta di un messaggio direttamente ispirato alla Costituzione italiana che ricade anche sul sistema educativo affinché sia improntato alla divulgazione di pratiche di pace e alla risoluzione dei conflitti tramite il dialogo.

Vanno quindi trasferite ai ragazzi e alle ragazze quelle conoscenze e quegli strumenti interpretativi che riescono in qualche modo a prevenire le guerre e riconoscerne i segnali deboli premonitori. ”D’altra parte – afferma il docente intervistato dalla redazione dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – l’opera di divulgazione di questo messaggio va portata avanti pazientemente soprattutto tra i colleghi e le colleghe, tra i/le quali, escludendo i/le pochi/e guerrafondai/e convinti/e, le opinioni oscillano da un luogo comune all’altro, dalla pace che necessita delle guerra per essere mantenuta, ai conflitti che purtroppo sono sempre esistiti e fanno parte della natura dell’uomo, per finire col disincanto più totale di chi non vieve come me nel mondo dei sogni!”.

In alcuni casi ha poi aggiunto, ”il tema della pace, quale argomento appannaggio di pochi idealisti restii ad abbandonare le proprie illusioni, viene associato, tramite collegamenti logici azzardati, a quello del rispetto delle regole, dei doveri, delle norme che devono essere divulgate quale stile di vita virtuosa…lasciando intendere che anche a scuola, il tema dei diritti deve lasciare il campo ai doveri, troppo trascurati dai giovani di oggi”.

Anche a scuola, quindi, serpeggia qui e là un desiderio di ”legge e ordine”, che alle volte può essere plateale, nei casi in cui occorre sanzionare qualche caso di devianza giovanile, ad esempio tramite lavori socialmente utili che comportino anche una minima dose di sana e pedagogica umiliazione, di ispirazione valditariana, oppure opportunisticamente silenziosa.

In questo clima, riscontrabile in diverse scuole italiane sempre più governate da presidi-sceriffo attorniati/e dai/lle fedelissimi/e del cerchio magico assoldati/e spesso con le mance del PNRR per inutili tutorati o corsi contro la dispersione, è difficile parlare in chiave critica della cosiddetta opera di prevenzione sia delle forze dell’ordine, ma anche dei militari stigmatizzando le loro cosiddette missioni di pace, come quelle in Afghanistan, Irak, Libia, Siria, ecc. Spesso, infatti, proprio quando i militari propongono di affrontare temi complessi, le loro (comprensibili) semplificazioni sono sempre bene accette. Tutto sommato la loro narrazione è in linea col clima generalizzato che vive il paese e oltretutto non richiede troppi sforzi rispetto ai livelli di attenzione che necessitano, essendo ormai da anni in caduta libera: il fascino dell’avventura  che si intreccia con le rappresentazioni dei videogames, il modello proposto da anni da diverse serie TV e reality di impronta militaresca o poliziesca, rendono il contenuto veicolato facilmente assimilibaile e consente al docente di delegare qualche ora di ”orientamento”.

A questo punto, pur non desistendo dal proseguire il dibattito interno tra colleghi e colleghe, il caso in questione, sottolinea come sia importante anche la dissidenza silenziosa e non violenta, anche all’interno dei corridoi con modalità, come il professore-sandwich che, pur suscitando ilarità, coinvolge giocosamente i giovani che, vivendo spesso in un clima quasi da “penitenziario”, rimangono colpiti, si avvicinano e fanno domande, si incuriosiscono e quel giorno forse torneranno a casa con delle domande e non solo con delle risposte. Se poi dovesse aprirsi anche un dibattito in famiglia, il cerchio si chiude. 

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